Per il Toro un modello-Palermo? No grazie!

Per il Toro un modello-Palermo? No grazie!

Domenica all’ora di pranzo il Toro si gioca contro il Palermo il primo “set point” per portare a casa la partita salvezza. E’ vero che mancano ancora dodici giornate al termine del campionato e che tutto può succedere però i dieci punti di vantaggio sulla coppia Siena-Pescara e gli undici sui rosanero che occupano mestamente l’ultimo…

Domenica all’ora di pranzo il Toro si gioca contro il Palermo il primo “set point” per portare a casa la partita salvezza. E’ vero che mancano ancora dodici giornate al termine del campionato e che tutto può succedere però i dieci punti di vantaggio sulla coppia Siena-Pescara e gli undici sui rosanero che occupano mestamente l’ultimo posto in classifica sono un margine che se gestito bene può portare ad una salvezza relativamente tranquilla. Alla luce di tutto questo è naturale, quindi, che una vittoria sul Palermo rappresenterebbe una pietra portante dell’architrave salvezza per noi e probabilmente una pietra tombale per le speranze della squadra da poco tornata sotto la guida di Gasperini.

Immagino che non solo a me faccia specie trovare il Palermo del vulcanico presidente Zamparini in fondo alla classifica considerando che da quando l’imprenditore veneto ne ha preso le redini e lo ha portato in serie A i tifosi rosanero hanno vissuto un decennio d’oro vedendo la loro squadra posizionarsi quasi stabilmente nella parte sinistra della classifica. Un periodo felice che nonostante il tourbillon di allenatori, giocatori e direttori sportivi assunti e cacciati (a volte ri-assunti e di nuovo ri-cacciati!) da Zamparini, alla luce dei risultati, ha sempre dato ragione allo stesso presidente ed alle sue scelte spesso al limite dell’incredibile. Sempre, fino all’attuale (ma in parte già nella precedente) disgraziata stagione dove sembra che il giocattolo Palermo si sia definitivamente rotto e, a meno di un miracolo sportivo possibile ma poco probabile, la squadra torni nel limbo della serie B dal quale era riemersa dieci anni fa trionfalmente grazie ai gol di uno scatenato Luca Toni.

Siccome l’erba del vicino è sempre la più verde (ed in effetti a volte lo è proprio…) non dobbiamo vergognarci a confessare che qualche volta leggendo del Palermo (ma anche del Genoa e dell’Udinese) e confrontando quella situazione con quelle vissute dal Toro nello stesso periodo, un pensiero d’invidia ci è balenato in testa e ci ha fatto esclamare sospirando: “Avessimo noi un presidente come Zamparini…”.

A me è successo, lo ammetto, ma è stato un pensiero che ho subito accantonato per una serie di ragioni figlie soprattutto della forte identità granata che da sempre vorrei fosse alla base di chi ha l’onore e l’onere di guidare il Torino. Innanzitutto l’impatto di un presidente come Zamparini su una tifoseria “conservatrice” (in senso buono del termine) come quella granata sarebbe lo stesso di un elefante in un negozio di cristalli. Il buon Zampa stravolgerebbe col suo modo poco diplomatico di fare il mondo granata, fregandosene del parere dei tifosi o delle critiche della stampa: un bene secondo alcuni, un male secondo molti dei quali, per esempio, non amerebbero vedere uno juventino sulla nostra panchina (mera ipotesi, giusto per far capire di cosa sarebbe capace quel presidente). In secondo luogo, il “modello Palermo” basato sul cambiamento sistematico dei tre quarti della rosa, la cessione dei giocatori migliori e l’arrivo di altrettanti giocatori (sebbene di qualità) al loro posto, non credo incontrerebbe più di tanto il favore di noi tifosi granata che invece apprezziamo maggiormente uno zoccolo duro di giocatori, possibilmente attaccati alla maglia e non un porto di mare con gente che continuamente va e viene a prescindere dal rendimento. In terzo luogo Zamparini ha sempre lanciato i giovani ma quasi nessuno di quelli era del suo settore giovanile, attuando quindi una politica meramente “mercatale” col motto del “acquisto a poco e rivendo a molto”: a me piacerebbe invece che i giovani fossero cresciuti “in casa” e poi se, imprescindibilemnte necessario per il bilancio, al massimo venduti per il bene del Toro e non delle tasche del suo presidente. Infine Zamparini ha avuto per le mani campioni veri (Pastore e Cavani giusto per citarne un paio) oltre a moltissimi grandi giocatori, ma non ha mai saputo costruire una vera squadra vincente ed infatti non è mai andato oltre al quinto posto in campionato o ad una finale di Coppa Italia. Sarà per la sua proverbiale impazienza o per la sua istintività a doppio taglio, utile per le intuizioni vincenti, ma un suicidio quando si imponevano decisioni ragionate, ma un presidente come Zamparini a mio parere non sarebbe adatto ad una piazza ricca di storia e desiderosa di poter finalmente contare su qualche certezza in più dopo anni di grande depressione com’è la nostra.

Intendiamoci, non è che Cairo purtroppo abbia tutte le doti che mancano a Zamparini e che farebbero del presidente rosanero il migliore in circolazione, ma sembra almeno aver capito nell’ultimo biennio qual è la strada da seguire per ridare dignità al Torino. Certo che se Cairo avesse anche solo la metà del fiuto e della spregiudicatezza che ha avuto Zamparini nell’investire soldi veri su calciatori di reale talento, probabilmente oggi il Toro sarebbe da tempo dove è stato fino agli anni Ottanta. Al “modello Palermo”, quindi, dico no grazie, ma ad un Cairo “zamparinizzato” un pensierino tutto sommato lo farei volentieri!

 

Alessandro Costantino

Twitter: AleCostantino74

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