Questo è il Toro, prendere o lasciare

Questo è il Toro, prendere o lasciare

Il Granata della Porta Accanto/ La sconfitta di Carpi non deve far arrabbiare: è un semplice effetto collaterale del Toro fatto a immagine e somiglianza del suo tecnico

5 commenti

Un paio di settimane fa scrissi che questo Toro mi ricordava Dottor Jekyll e Mister Hyde per la discontinuità con cui affrontava dapprima spezzoni delle singole partite (Frosinone, Fiorentina, Verona), poi direttamente intere partite (Samp e Chievo). Lì per lì pensai di aver esagerato, che forse erano i miei occhi di tifoso a ingigantire una situazione di alti e bassi abbastanza normale ad inizio stagione, quando ancora si cerca di registrare al meglio i meccanismi di squadra e non è così raro peccare di continuità nelle prestazioni. Dopo Palermo e Carpi, però, il dubbio che forse la mia prima analisi non fosse così peregrina vi confesso che ha fatto capolino nella mia mente. La bella gara vista con i rosanero di Iachini, macchiata solo dalla doppia espulsione, ha subito avuto come contraltare l’abulico spettacolo di Modena: neanche Stevenson avrebbe avuto dubbi sul tentativo di emulazione del suo capolavoro letterario!

Come la maggior parte dei tifosi granata sabato sera ero deluso ed imbestialito per la mancata occasione, più unica che rara, di poter essere primo in classifica anche solo per una notte: una cosa insignificante ai fini pratici, ma di grandissimo valore morale per una piazza che non vede l’ora di tornare a sentirsi grande non solo per il proprio passato ma anche, e soprattutto, per il luminoso presente che sta vivendo. Quella prestazione anonima, senza cuore, mi aveva fatto venire il sangue amaro. Almeno ci avessimo provato, anche una sconfitta sarebbe stata più digeribile…

Ripensandoci a mente fredda, però, non ho potuto fare a meno di notare che mi sbagliavo di grosso, sia ad arrabbiarmi, sia a valutare in questo modo quella partita.  Il Torino non è una squadra schizofrenica come pensavo, il Torino, questo Torino, è proprio così, nel senso che è strutturalmente nato per fare (bene) una cosa e se da una parte questo è il suo pregio dall’altra a volte, come a Carpi, si trasforma nel suo peggior difetto. Mi spiego meglio.

Carpi FC v Torino FC - Serie A il granata della porta accanto
Ventura incita i suoi in Carpi-Torino

Il lavoro che ha fatto Ventura sin dal primo giorno in cui si è accomodato (per modo di dire…) sulla panchina granata è stato quello di dare certezze non solo a chi scendeva in campo ogni settimana, ma anche alla società e a tifosi provati da quindici anni di sfacelo. Il suo, e penso che nessuno intellettualmente onesto potrà mai negarlo, è stato un compito certosino volto a ricostruire piano piano, tra alti e bassi, l’autostima di un ambiente ormai preda dei più cupi pensieri e senza molte speranze per un futuro migliore. Il problema, se vogliamo chiamarlo così, è che la filosofia di gioco venturiana, poco si sposa con quegli storici ed ideali valori che da sempre caratterizzano il dna del Toro: aggressività, tremendismo, foga agonistica, cariche a testa bassa. Il credo del mister genovese si basa su concetti molto più “aulici”: le famose conoscenze, la pazienza, la maniacale gestione del pallone, la ripetitività dei movimenti fino ad aprire uno spiraglio nelle difese avversarie. Per i primi due anni, complici anche partite come quella di Castellamare di Stabia o quella contro il Genoa che sancì la salvezza nella prima serie A, ammetto di aver fatto fatica ad entrare in sintonia con ciò che ci propinava il nostro “guru”, ma alla lunga ho fatto un passo indietro ed ho capito che la strada che stava seguendo, seppur lontana dal mio modo di intendere il calcio ed il Toro, era quella giusta per riemergere dalle sabbie mobili in cui eravamo impantanati da anni. Se Ventura avesse proposto altra emotività ad un ambiente che proprio di eccessiva emotività pativa da tanto, non avrebbe raggiunto i risultati di questi quattro anni. L’ho capito e mi sono affidato, come tanti di noi, a lui. Non che non sbagli mai, tutt’altro, e non che non sia lecito criticarlo, ci mancherebbe, ma la sconfitta di Carpi, che in un primo momento avevo “letto” con i codici pre-venturiani con cui valutavo le prestazioni che ho citato sopra (Juve Stabia, Genoa) totalmente inapplicabili a questo Toro, dev’essere vista come un semplice incidente di percorso nella strada lenta ma costante della crescita di lungo periodo.

E’ ottuso e foriero di continui equivoci non voler riconoscere che questo Toro è ormai immagine e somiglianza del suo tecnico, piaccia o non piaccia. Il che non è una cosa negativa, sia chiaro, ma è semplicemente il modo in cui va valutato per ciò che fa in campo. Questo Toro non può essere accostato a quello che abbiamo in mente, quello che a Carpi nonostante le assenze avrebbe caricato a testa bassa, avrebbe messo furore agonistico e magari sarebbe stato beffato lo stesso, ma almeno avrebbe giocato la partita provandoci. Questo Toro è diverso, non è né meglio (o forse sì…), né peggio di quell’altro. Ma è lo stesso che ha vinto il derby dopo vent’anni e che ci ha regalato la notte di Bilbao. Ventura fa il suo gioco sia che affronti la Luese, sia che scenda in campo col Real Madrid. Come non si può chiedere a Ventura di essere Mondonico o Giagnoni, così non si può chiedere al Toro di essere ciò che non è. Questo Toro non è Dottor Jekyll e Mister Hyde. E’ semplicemente il Toro. Prendere o lasciare.

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  1. Luigi-TR - 2 anni fa

    il Toro non è questo…quello che è il Toro ce lo dirà la classifica a fine campionato…continuiamo a sostenere la squadra e a non fare le bandierine a seconda dei risultati…Sempre Forzo TORO !!

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  2. Bazza - 2 anni fa

    L’analisi dell’articolo è corretta. Aggiungo che rispetto all’anno scorso il duo Ventura-Petracchi ha completato la squadra nei ruoli carenti del centrocampo. Ha infoltito la rosa dei ricambi per l’attacco. Ora, complici gli infortuni, stanno testando la validità dei ricambi in difesa e centrocampo e penso, se non daranno riscontri positivi, interverranno sul mercato nel 2016. Per diventare una grande il Toro deve avere, come tutte le altre, una panchina lunga. In pratica per ogni ruolo deve esserci il secondo giocatore sempre interscambiabile con il titolare.

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  3. wtoro - 2 anni fa

    Mi dispiace ma io non ho trovato giustificazioni per il gioco del TORO contro il Carpi. La manovra è sempre stata noiosa e rinunciataria e non credo che possa essere assimilata a partite precedenti, nemmeno a quella con il Chievo. Ritengo,inoltre che, se questo è l’atteggiamento e la mentalità di gioco, saremo costretti a lottare con le ultime in classifica.Il ns. tecnico deve al più presto porre rimedio alle gare rinunciatarie. Ogni partita va affrontata con voglia di vincere e comunque con lo spirito che contraddistingue i tifosi del TORO.

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  4. ToroFuturo - 2 anni fa

    La sconfitta col Carpi è stata fastidiosa, ma il risultato non deve condizionare troppo i giudizi. In fin dei conti avremmo potuto perdere con la Sampdoria che ha preso un palo sullo 0-0 e vincere col Carpi il cui primo goal è stato un topico esempio di buona sorte: la fortuna a volte gira bene, altre male.
    L’importante è non scomporsi e continuare sulla propria strada. I successi dipendono da tanti fattori: organizzazione, coesione, intelligenza, tecnica, condizione atletica, personalità, esperienza. Il Toro deve continuare a lavorare pazientemente e scrupolosamente su ciascuno di tali fattori per migliorare anno dopo anno e tornare ad essere stabilmente una squadra importante in Italia e presente in Europa.

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    1. robert - 2 anni fa

      La sconfitta col Carpi non è stata fastidiosa ma vergognosa.Come vergognoso è il modulo che Ventura si ostina applicare contro tutte le squadre , sia forti che deboli.Questo è un ottimo allenatore per la serie B per far maturare giovani calciatori.Vorrei ricordargli che per ogni serratura ci vuole la chiave giusta ……

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