Torino, e se non fosse una questione di numeri?

Torino, e se non fosse una questione di numeri?

Il Granata della Porta Accanto / Abbonamenti, stipendi e fatturato dicono che il Toro é da parte destra della classifica ma, per fortuna, in campo non vanno i numeri

12 commenti
Daniele Baselli

 É di qualche giorno fa l’uscita su queste pagine di un interessante raffronto fra i monti salariali delle squadre della serie A, così come, sempre negli stessi giorni, sono stati pubblicati i dati (parziali) delle tessere di abbonamento staccate dagli stessi club di A. Due statistiche, diverse tra loro, ma dalle quali egualmente si possono trarre significativi spunti di riflessione sul nostro movimento calcistico e sul ruolo del Toro all’interno dello stesso.

Innanzitutto la prima considerazione da fare é che il Torino si attesta in entrambe le “classifiche”, se così vogliamo chiamarle, in posizioni di retrovia (quattordicesimo) come stipendi lordi pagati, quindi in controtendenza rispetto ai risultati sportivi delle ultime due stagioni, ma in linea con questi per quel che riguarda il numero di tifosi abbonati (nono). Detta così può voler dire tutto e niente perché non necessariamente livello salariale e affluenza di pubblico sono proporzionali ai successi sportivi, però può essere stimolante fare alcune considerazioni su questi dati.

Analizzando in generale gli stipendi delle squadre di A salta subito all’occhio che le prime sette squadre per emolumenti pagati, cioè nell’ordine Juve, Roma, Milan, Inter, Napoli, Lazio e Fiorentina pagano i propri tesserati dalle due alle cinque volte di più rispetto al blocco di squadre nelle quali si trova il Toro cioè quelle che vanno dall’ottavo al sedicesimo posto (Samp, Bologna, Sassuolo, Genoa, Atalanta, Udinese, Torino, Palermo e Verona). Ma se tra i 21 milioni del Verona e i 28 della Samp ne ballano “solo” 7, tra la stessa Samp e la Fiorentina, che la precede, ce ne sono quasi 20! Senza, quindi, addentrarsi ulteriormente in questi raffronti, è facile capire come il nostro calcio sia enormemente sperequato tra una piccola élite e il resto del movimento. E anche all’interno di questa stessa élite vi è un abisso nelle risorse a disposizione tra la sesta, la Lazio, che paga circa 52 milioni lordi di stipendi, e la Juve prima con i suoi inarrivabili 124. A vedere chi ha vinto gli ultimi quattro scudetti dopo aver letto queste cifre verrebbe da pensare “Eh beh, grazie…”, ma è anche vero che i 100 milioni del Milan, da due anni a questa parte, finiscono dietro i 24 del Toro per cui non è solo quanto paghi i giocatori il succo del discorso bensì se riesci a farli rendere per quanto li paghi.

Gli stipendi dei calciatori sono da sempre un tipico argomento “da bar” per l’improponibile e vergognosamente assurdo divario con gli stipendi della gente comune. Più che la giustificata prosopopea populista e qualunquista sull’assurdità di certe retribuzioni, in questa sede vorrei far notare come le aziende calcistiche vivano un’anomalia che poche altre presentano: gran parte dei propri dipendenti (direttori, allenatori e giocatori) percepisce una busta paga  “da dirigente” e questo fa sì che la componente retributiva pesi enormemente nella gestione della società. Finché esistevano i presidenti magnati non c’era problema ma oggi, vista l’impossibilità di un salary cap all’americana (perché anche le entrate dovrebbero essere più equamente suddivise all’interno della Lega), l’unica soluzione non può che essere una maggiore flessibilità dei contratti (con ad esempio clausole automatiche di decurtazione emolumenti in caso di retrocessione) e un diverso mix tra la parte fissa e la parte variabile della retribuzione stessa (più peso ai bonus personali e collettivi, meno alla parte fissa). Se reggerà il blocco delle rose a 25 elementi, in futuro potrebbe esserci meno mobilità di calciatori tra le squadre per la difficoltà di ricollocare certi contratti troppo onerosi, ma anche l’eventualità che i giocatori stessi pur di giocare accettino gli stipendi più bassi delle squadre di “seconda fascia” rendendole più competitive. Ovvio che senza lo strumento indispensabile del fair play finanziario certe squadre potrebbero avere una rosa di venticinque Messi, ma questa è un’altra storia.

Tornando al Toro il fatto che il monte salariale resti molto prudente é da un lato motivo di orgoglio per una gestione oculata dei costi, ma dall’altro forse un limite alla crescita dei risultati sportivi. Ribadendo che non c’è nesso certo tra livello salariale e risultati sportivi, è però ragionevole ipotizzare che per poter stabilmente lottare per l’Europa la base collettiva salariale dovrebbe attestarsi tra i 28 milioni della Samp e i 46 della Fiorentina. Diciamo che con una quarantina di milioni complessivi lordi si potrebbero ingaggiare in più (o trattenere, in alternativa…) quei 4-5 giocatori di qualità superiore capaci di alzare decisamente il livello tecnico della squadra. Se si superasse la soglia “psicologica” del milione di euro si potrebbero, a mero titolo di esempio, avere calciatori come Parolo, Insigne o Gabbiadini che guadagnano poco più di quella cifra. Per ora la filosofia del trio Cairo-Ventura-Petrachi sta dando grandi risultati sia sul piano economico, sia di crescita su quello sportivo. Il fatto che nonostante i numeri collochino il Torino nel mucchione delle squadre di centro classifica, ma che le prime due giornate e, soprattutto, l’atmosfera di grande aspettativa attorno a Glk e compagni dicano che il Torino potrebbe lottare per altri obbiettivi, ci fa capire che in campo non vanno i numeri e il Toro di quest’anno darà filo da torcere al gruppo delle “spendaccione”.

Se poi gli abbonamenti non lieviteranno (ma alla fine quello che davvero conta è la media spettatori a partita e la percentuale di riempimento dello stadio) e i fatturati resteranno quelli che sono non ci si potrà che affidare alla capacità dello staff tecnico di trasformare giocatori medi in mezzi campioni. Con l’augurio che non sia solo per venderli, ma anche per provare a trattenerli e cercare di creare un gruppo davvero competitivo. Perché se mai arrivasse una qualificazione in Champions allora il circolo virtuoso più fatturati-più monte salariale-più spettatori si potrebbe davvero mettere in moto. E allora sì che ne vedremmo delle belle!

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  1. Papa Urbano I - 2 anni fa

    …ma se invece di pensare ai conti di bilancio andassimo allo stadio ? …facciamo una media-spattatori da 12-esimo posto…che diritto abbiamo noi di chiedere a CAIRO + del 12-esimo posto ? …vediamo di fare almeno una media-spattatori da parte sinistra…altrimenti non abbiamo certo il diritto di chiedere a CAIRO di stare dalla parte sx…

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    1. RDS- toromaremmano - 2 anni fa

      Ma i soldi li metti te o Cairo?

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    2. RDS- toromaremmano - 2 anni fa

      Sono gli introiti TV che influiscono sul bilancio non gli abbonamenti, lo vuoi capire testone , ma che sei rimasto 30 anni indietro?

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  2. prawda - 2 anni fa

    Faccio una premessa, dei conti delle squadre di calcio ai tifosi non e’ mai importato niente, oggi forse perche’ l’aspetto economico ha raggiunto livelli quasi irragionevoli, i bilanci societari sono entrati di diritto fra gli argomenti maggiormente trattati.
    Paragonare il dato che il Torino paga meno di ingaggi, ma fa meno spettatori potrebbe sembrare logico ma, a mio giudizio, non lo e’.
    Non e’ un paragone corretto per la differente incidenza che hanno sul bilancio; la spesa per ingaggi e’ la voce principale tra i costi, mentre non si puo’ dire la stessa cosa per quanto riguarda gli incassi al botteghino che non rappresentano assolutamente una delle principali voci nei ricavi.
    Se si volevano confrontare due poste di bilancio, era corretto paragonare il costo degli stipendi con le entrate da diritti televisivi, prima voce dei ricavi, ed in questo caso il Torino e’ nella parte sinistra di una ipotetica classifica, visto che e’ l’ottavo della serie a.
    Quello che in questo articolo trovo anche poco ragionevole e’ la conclusione: si va in Champions e tutto si mette a posto da solo magicamente. Mi pare molto ingenuo e poco logico, perche’ l’andare in Champions presuppone delle maggiori entrate che non hanno carattere di ripetitivita’ a meno di non confermare sempre quel risulato e basta guardare al passato per rendersi conto come non sia assolutamente scontato.
    Sarebbe una soddisfazione incredibile per qualsiasi tifoso ma di per se’ non sposterebbe gli equilibri di bilancio piu’ di tanto, cosa che puo’ avvenire solo se i ricavi aumentano in modo stabile e non una tantum; ipotizzare anche solo una partecipazione costante per lo meno all’europa league per esempio, mi pare oggettivamente di non semplice realizzazione.
    Si puo’ invece pensare ad altre soluzioni, che non siano unicamente legate all’ottenimento di un rislutato sportivo, per aumentare i ricavi, come potrebbe essere lo stadio di proprieta’.
    Presuppone un investimento non indifferente, aspetto molto delicato per usare un eufemismo, ma se gestito nel modo corretto, puo’ portare a far vivere il Torino tutta la settimana, ad aumentare in modo notevole tutte le entrate come quelle pubblicitarie e da marketing in generale e merchandising in particolare, con una promozione ed utilizzo del brand Torino oggi praticamente nulla. L’aumento dei ricavi consentirebbe di aumentare alcune voci di spesa, come gli ingaggi, senza pregiudicare il risulato finale di bilancio e senza essere legati al raggiungimento di un obiettivo minimo.
    Questo perche’ non va dimenticato che se al bilancio 2014 si tolgono le voci in entrata ed uscita della campagna acquisti/cessioni dall’utile si passa alla perdita.

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    1. Fabius - 2 anni fa

      Giuste considerazioni
      Lo stadio da solo non basta, quello che rende è il centro commerciale annesso e gli sponsor che fanno la fila per avere il proprio nome

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      1. prawda - 2 anni fa

        Ovvio che quando si parla di stadio si intende anche tutto quello che puo’ e deve ruotare intorno per rendere l’investimento remunerativo.
        Con la cessione della superficie commerciale a Conad, i gobbi sono immediatamente rientrati di quanto avevano pagato il Delle Alpi per esempio.

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  3. Papa Urbano I - 2 anni fa

    …lasciate stare gli abbonamenti che sono falsati dai no tessera…quella che conta è la media spettatori…e il TORO è 2 anni che arriva 12-esimo…dietro a delle retrocesse…quindi la prima cosa da fare è arrivare almeno dalla parte sinistra…altrimenti non potremmo certo chiedere a CAIRO la parte sinistra…se noi nn riusciamo neanche a riempire uno stadio per il subbuteo…ma la vera domanda è…noi tifosi ce la meritiamo la parte sinistra ? …vedremo quest anno…ma in questi 2 anni CAIRO a noi tifosi ci ha dato 5 e 3 a 0…

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    1. Daniele abbiamo perso l'anima - 2 anni fa

      Pagliaccio!

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    2. RDS- toromaremmano - 2 anni fa

      Clown!

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  4. Daniele abbiamo perso l'anima - 2 anni fa

    Purtroppo è ovvio che per crescere e competere tra le grandi servirebbe un aumento del tetto salariale. Quest’anno la società ha lavorato bene acquistando giovani e tenendo quasi tutti i nostri big, ma l’anno prossimo se Belotti Zappacosta e Baselli dovessero esplodere e Maksi e Peres confermarsi ci sarebbe un’asta per accaparrarseli e davanti a un ingaggio più alto se ne andrebbero uno dopo l’altro. Salvo proposte davvero irrinunciabili bisognerebbe trattenerli adeguando i contratti. Una cessione all’anno e non oltre, aumentare il tetto ingaggi e reinvestire sui giovani: questa sarebbe la strada migliore da percorrere per poter sognare un Toro europeo.
    Mi sembra invece ancora una utopia cullare sogni da champions. Ne parliamo tra un paio di mesi.
    Intanto andiamo a confermarci a Verona e tifiamo Chievo!
    9 punti a zero varrebbe già mezza Champions !

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  5. torino73 - 2 anni fa

    Al momento meglio di Cairo non c’è nessuno……avanti così !!!!

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  6. ziocane66 - 2 anni fa

    i numeri danno solo in testa : spero che il chievo batta la juve Fine!

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