Toro, la ‘maledizione’ del terzino sinistro

Toro, la ‘maledizione’ del terzino sinistro

Se mai il giovane terzino sinistro della Primavera, Barreca, aggregato da Ventura con la prima squadra e promettente prospetto per il futuro, leggerà quest’articolo, è autorizzato a compiere ogni gesto scaramantico che gli passi per la testa.
Mi sento infatti di sostenere…
di Alessandro Costantino
Se mai il giovane terzino sinistro della Primavera, Barreca, aggregato da Ventura con la prima squadra e promettente prospetto per il futuro, leggerà quest’articolo, è autorizzato a compiere ogni gesto scaramantico che gli passi per la testa.
Mi sento infatti di sostenere con una certa dose di sicumera che il ruolo di terzino sinistro sia stato quello più tormentato nel corso degli ultimi trent’anni di storia granata. Diciamoci la verità: la cosa molto probabilmente tocca più o meno diffusamente quasi tutte le squadre, anche quelle di alto livello, per la semplice ragione che, essendo numericamente meno diffusi i mancini naturali, è difficile trovare elementi talentuosi in quel ruolo. E se un mancino ha parecchio talento di solito viene fatto giocare molto più avanti e non certo terzino!
Senza scomodare mostri sacri di un recente passato come Maldini o Roberto Carlos, che hanno trasformato il ruolo del terzino nella sua versione più moderna, mi limiterò a fare qualche considerazione sugli interpreti che hanno vestito la maglia granata. Negli anni ’80 nel Torino sbocciò un grande talento come Francini che infatti venne prontamente ceduto al Napoli di Maradona (curiosamente insieme al terzino destro di allora, Corradini) con cui si tolse parecchie soddisfazioni. Il vivaio, allora molto attivo, sfornò un prodotto tipicamente granata come Ezio Rossi: tanta grinta, un po’ meno tecnica, nel complesso un buon elemento. Sul finire della decade lo sfortunato Catena fu il punto più basso prima dell’arrivo di colui che resta un mito e un termine di paragone ancor’oggi per molti tifosi granata: Roberto “Rambo” Policano. Dotato di un tiro al fulmicotone e di una cattiveria agonistica decisamente da Toro (chiedere a Petterson dell’Ajax che ancora oggi quando cambia il tempo sente una fitta al braccio e si ricorda di lui…), Policano fu un vero valore aggiunto nel Toro di Borsano, ma non ebbe tempo di mettere radici qua a Torino che le vicissitudini dell’allora patron lo costrinsero ad essere ceduto e a cambiare aria. Con Calleri, distruttore del Filadelfia, giunse un giovane terzino sinistro dal futuro radioso, Gianluca Pessotto. Tutti a sfregarsi le mani per aver finalmente trovato chi poteva ricoprire il ruolo per i successivi dieci anni e, zac, il buon Calleri lo vende direttamente alla Juve! Oltre al danno la beffa…
Negli anni successivi arrivano una serie di bidoni a partire da Milanese, etichettato un pò troppo frettolosamente come il nuovo Policano, e molti altri di cui per fortuna non ricordo neppure il nome. Si incomincia l’altalena tra A e B e dopo l’onesto mestierante Sassarini, arriva una vecchia gloria della nazionale inglese. Tecnicamente Tony Dorigo è un marziano nel Toro di Souness-Reja: gli anni pesano, la corsa è meno fluida dei tempi in cui era titolare nell’Inghilterra di Italia ’90, ma Dorigo nell’intera stagione non sbaglia un pallone. Sfortunatamente sbaglia un rigore (in realtà tirato benissimo con palla da una parte, purtroppo sul palo interno, e portiere dall’altra), quello decisivo del famoso spareggio di Reggio Emilia, che condanna il Toro a rimanere in B. Se non è maledizione questa…
All’inizio del nuovo millennio il vivaio sforna un buon terzino sinistro, quel Luca Mezzano, soprannominato affettuosamente in piemontese il Cit, che faceva indistintamente anche il centrale di difesa: appena esplode, lo compra l’Inter, ma un brutto infortunio ne blocca l’ascesa definitiva. Castellini non fa breccia nella tifoseria e viene pesantemente contestato (a ragione mi permetto di aggiungere) ed è il preludio ad una delle più grandi delusioni della storia del Toro. Dopo aver fatto tutta la trafila delle giovanili un biondo, grintoso e talentuoso terzino sinistro si guadagna il posto in prima squadra ed è protagonista della promozione nell’estate del fallimento di Cimminelli. I tifosi vedono in lui il capitano del futuro, il faro della nuova era granata, ma il ragazzo, che non nominerò apposta, in quel maledetto agosto si svincola e si accasa per “motivi famigliari” alla Juve. Nell’incredibile abbondanza di quell’anno di terzini sinistri, il Toro perde, sempre a causa del fallimento, anche Andrea Mantovani che in carriera comunque verrà sfruttato maggiormente da centrale difensivo. Arriva Cairo, transita la meteora Music, fedelissimo di De Biasi, poi il dinosauro Pancaro, Ogbonna gioca un po’ terzino, un po’ centrale, e quando rientra definitivamente in maglia granata si stazione al centro della difesa. Lanna è un onesto giocatore ma i tifosi ben presto lo prendono di mira e vorrebbero che fosse ceduto. Il destino sembra voler aiutare il Toro quando dal Cittadella in C1 arriva un giovanissimo terzino: con Rubin, che incarna le doti di grinta e abnegazione che tanto piacciono a noi tifosi, è amore a prima vista. Il ragazzo cresce esponenzialmente, debutta in Under 21, ma proprio in nazionale si rompe. E’ atteso con ansia, torna, ma, incredibilmente, con il Toro retrocesso, invece di giurare amore eterno e buttarsi a capofitto nella risalita, si sente da serie A e si promette sposo al Palermo. L’incantesimo con la piazza si rompe e Rubin non vestirà più la maglia granata, nonostante sia rimasto in comproprietà fino a quest’estate.
Il resto è storia recentissima. Il ruolo non trova un suo “padrone” e anche i tentativi sul mercato sembrano destinati a non produrre nulla di concreto, segnati dal doppio gran rifiuto del milanista Mesbah. La scorsa estate si arriva al paradosso: ci sono ben tre terzini sinistri (Masiello, Agostini e Caceres) con il giovane brasiliano Barbosa che fa sfracelli in precampionato in quella posizione. Barbosa finisce mestamente per tornare in Primavera, Agostini e Caceres non giocano neanche un minuto e Masiello è sempre nell’occhio del ciclone di critici e tifosi per le sue non impeccabili performances tanto che il miglior terzino sinistro in squadra risulta essere D’Ambrosio quando viene impiegato su quella fascia. E’ proprio D’Ambrosio la soluzione che i tifosi gradirebbero per l’out sinistro, ma, neanche farlo apposta, il suo rinnovo di contratto diventa un caso e a tutt’oggi la sua permanenza in granata è in serio dubbio. Petrachi si muove sul mercato e trova in Gohulam il prospetto ideale: è dura la trattativa col Saint-Etienne, ma quando si giunge all’accordo con il club francese, l’entourage del giocatore fa marcia indietro e chiede più soldi. Di certo un comportamento che non fa una bella pubblicità al giocatore se anche dovesse alla fine essere aggregato alla rosa del Torino.
La “maledizione” del terzino sinistro sembra, quindi, non voler avere fine. Ma da inguaribile granata romantico mi piacerebbe che fosse proprio un giovane come Barreca, cresciuto nel vivaio, a sfatare quella che in fondo è solo una stupida storia di questo matto calcio.
 
Alessandro Costantino
Twitter: AleCostantino74
 
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