Toro, segnali contrastanti: dentro e fuori dal campo ancora tanto in ballo

Toro, segnali contrastanti: dentro e fuori dal campo ancora tanto in ballo

Non sono tra i delusi per il pareggio a reti inviolate di domenica contro il Palermo: i rosanero hanno un organico che non rispecchia la loro classifica, sono reduci da un fresco cambio di allenatore e, in generale, pagano una di quelle annate storte…
Non sono tra i delusi per il pareggio a reti inviolate di domenica contro il Palermo: i rosanero hanno un organico che non rispecchia la loro classifica, sono reduci da un fresco cambio di allenatore e, in generale, pagano una di quelle annate storte di cui noi granata sappiamo qualcosa, quelle che nascono male e finiscono peggio… Penso che il punto di domenica sia un punto importante, non di quelli che ti cambiano l’annata, ma di quelli che consolidano il lavoro, anche psicologico, che Ventura sta facendo da quasi due anni a questa parte. In altri tempi una partita così l’avremmo anche persa, sulla falsariga di ciò che successe col Cagliari all’andata. Invece, come a Genova quando incontrammo i rossoblu disperati e bisognosi di punti, anche col Palermo siamo riusciti a controllare l’avversario, bloccarne la foga sconclusionata e di fatto annullarne ogni velleità. Certo, se ascoltassi i moti del cuore, un po’ di nervoso per l’atteggiamento troppo rinunciatario della squadra nel secondo tempo farei fatica a celarlo, così come un po’ di fastidio non potrebbe non nascere al pensiero che, in una posizione psicologica di forza, i ragazzi non siano riusciti a trovare quel minimo di cinismo che gli avrebbe permesso di far propria l’intera posta del match. Evidentemente il “cantiere Toro” è ancora nel bel mezzo dei lavori e per quest’anno ci si dovrà accontentare di una salvezza tranquilla, ma non scontata, né conquistata in carrozza.

A me sta bene così. Se c’è una cosa che dobbiamo imparare è che i progressi vanno conquistati passo a passo, consolidati e metabolizzati in modo da essere usati per altri passi in avanti. Troppo spesso in un recente passato abbiamo sperato che una rivoluzione potesse cambiare radicalmente la situazione del Toro, ma così non è stato: tanti fuochi di paglia che alle prime nuove difficoltà si sono spenti troppo prematuramente. Da due anni la strada intrapresa è un’altra: piccoli, ma costanti, progressi. E mi sembra, francamente, la cosa giusta oltre che ampiamente controcorrente in un calcio moderno che brucia tutto e tutti sull’altare del dio risultato.

 

Sul fronte Filadelfia, invece, mi spiace ancora una volta constatare che si sta procedendo esattamente all’opposto. Quasi nessun passo in avanti dove invece, sì che servirebbero balzi e accelerazioni importanti. E’ avvilente vedere come, pur avendo il validissimo Beccaria nel Cda della Fondazione Filadelfia, i suoi continui appelli e le sue ripetute denunce del mal funzionamento della macchina che dovrebbe riportare il nostro glorioso stadio in vita cadano quasi sempre nel vuoto e nel disinteresse generale per una questione che si trascina ormai da tempo immemorabile. Ed è inspiegabile come la stessa società Torino FC non si dia maggiormente da fare nel dare impulso ad un’opera che dovrebbe essere considerata strategica se non fondamentale per il proprio futuro. Si parla in questi giorni dell’arrivo in società di Lo Monaco come amministratore delegato, possibile “sostituto” di Cairo a breve impegnato anima e corpo nel rilancio di La7: oltre che per la sua indiscutibile competenza sul mercato, mi viene da pensare che una figura come quella dell’ad siciliano sarebbe molto utile al Torino se impegnata anche a prestare una maggiore attenzione alle strategie fuori dal campo. Un “mastino” come Lo Monaco (che a Catania con Pulvirenti ha costruito una cittadella sportiva all’avanguardia in Europa) sguinzagliato sulla questione stadi, cioè come interlocutore della pubblica amministrazione nella vicenda Filadelfia e nel potenziale affare Olimpico, sono sicuro che garantirebbe più presenza e più peso alla società nell’accelerare gli iter per portare a termine a proprio vantaggio i due progetti.

 

In questo senso mi aspetto da Cairo dei segnali concreti sul suo impegno verso il Torino Fc: non le solite parole di facciata, ma azioni o fatti che diano l’inequivocabile messaggio che la sua avventura nel terzo polo televisivo non danneggerà in alcun modo il Toro e i suoi tifosi. Il che non significa che debba necessariamente essere preso Lo Monaco, ci mancherebbe. Però oggi più che mai sembra inevitabile per l’imprenditore alessandrino fare con il Toro quello che non è mai riuscito a fare e che sembra proprio non essere nelle sue corde: delegare ad altri (possibilmente competenti). Se sul piano sportivo si fida del duo Ventura-Petrachi, allora dia più poteri al dg Comi per le questioni extrasportive e a Bava per la crescita del vivaio. Se invece non ritiene all’altezza la sua attuale squadra di dirigenti, la rinforzi con una figura esterna come può essere quella di Lo Monaco che ha competenza sia per le cose di campo che per quelle societarie. Se davvero Cairo vuole ottenere il massimo per il Toro dal potenziale effetto benefico che una televisione alle spalle può dare alla squadra, allora è il momento di scelte lungimiranti: di quei piccoli passi che, come la squadra col pareggio di domenica, magari non portino al “tutto e subito”, ma siano il viatico al raggiungimento di importanti traguardi futuri.

 

Alessandro Costantino

Twitter: AleCostantino74

(foto Dreosti)

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