Toro, un ultimo sforzo perché il derby vale più dell’Europa

Toro, un ultimo sforzo perché il derby vale più dell’Europa

Il Granata della Porta Accanto/ Spesso la squadra è andata al di là dei propri limiti: vent’anni di attesa richiedono che accada ancora una volta…


Nella “settimana santa” di attesa del derby ho commesso il madornale errore di guardare la partita di Champions della Juve. Il mio rammarico però non è stato tanto nel vedere…

Il Granata della Porta Accanto/ Spesso la squadra è andata al di là dei propri limiti: vent’anni di attesa richiedono che accada ancora una volta…


Nella “settimana santa” di attesa del derby ho commesso il madornale errore di guardare la partita di Champions della Juve. Il mio rammarico però non è stato tanto nel vedere i bianconeri passare il turno nonostante le mie “gufate”, nè constatare che nessuno di loro ha lasciato il campo con un affaticamento muscolare o una botta ad una caviglia o a un ginocchio, quanto nell’aver desolantemente notato che, neppure in una partita in cui sono stati completamente dominati per novanta minuti, hanno fatto fatica a fare tre passaggi di seguito e non hanno quasi mai superato la metà campo, hanno subito un tiro in porta. Certo c’era un rigore solare per i monegaschi (addirittura il fallo era doppio!) e Chiellini avrebbe dovuto essere spedito dall’arbitro a farsi la doccia un’oretta prima dei suoi compagni, ma queste sono le “solite” cose a cui ci si appella normalmente dopo aver giocato contro la Juve. Se quindi consideriamo che domenica uno “sfortunato errore in buona fede” di Tagliavento a favore dei bianconeri non sarebbe nemmeno quotato dai bookmakers (se si potesse scommettere su questo genere di cose) tanto è probabile, capirete il mio sconforto mercoledì sera traslando ciò che stavo vedendo in ottica derby…
Ogni partita fa storia a sè, direbbe qualcuno. Verissimo. Eppure la partita Monaco-Juve mi ha fatto pensare a Toro-Zenit, un assedio sbloccato solo al 90′ (sebbene nel derby un gol al 90′ sarebbe una manna perchè ridurrebbe al minimo il rischio rimonte). In questa stagione la squadra di Ventura ha saputo andare tante volte oltre i propri limiti perchè è innegabile che questa squadra dei limiti li abbia. Quante volte ci siamo soffermati a pensare cosa sarebbe successo se al posto di Amauri fosse arrivato da subito Maxi Lopez o se avessimo avuto un centrocampo ricco di valide alternative a Gazzi e all’El Kaddouri degli ultimi tempi? Nonostante questo, i ragazzi, sotto la guida di Ventura, hanno saputo regalarsi e regalarci prestazioni convincenti e vittorie insperate: da quella col Genoa prima di Natale a quella di San Siro con l’Inter, dal capolavoro del San Mames alla sfortunata notte di Toro-Zenit. Ora è giunto il momento di chiedere a questi ragazzi un ultimo sforzo per andare ancora una volta la di là di quanto ci si può attendere da loro. So che sto per dire una cosa che non tutti condividono, ma credo che la vittoria nel derby valga più della qualificazione ai preliminari di Europa League.
Esiste una generazione di giovani tifosi granata che non ha mai visto il Toro battere la Juve, una generazione di ragazzi che quotidianamente si confronta con i propri coetanei bianconeri e non ha nessun appiglio per tenerli “al proprio posto” se non il conforto di storie di un passato di cui non sono stati testimoni diretti. Quest’anno questi stessi ragazzi hanno almeno potuto vedere giocare il Toro nelle coppe europee, e sicuramente ciò è stata un’iniezione di linfa vitale nelle esistenze “calcistiche” di questi giovani tifosi. E anche noi stessi che, almeno, ci ricordiamo le belle pagine degli Anni Ottanta e dell’inizio dei Novanta, dopo venti lunghi anni di digiuno abbiamo bisogno di spezzare quello che sembra un incantesimo malefico. Per questo ritengo che vincere il derby sia un obiettivo troppo importante per i tifosi granata, fin superiore ad una nuova partecipazione all’Europa League. Per quella c’è tempo per organizzarsi al meglio in estate con una “vera” campagna acquisti. Sempre che Cairo ne abbia voglia.
Non so quanta benzina sia rimasta nelle gambe dei giocatori e quanta voglia nelle loro teste, ma io spero che usino tutte le proprie risorse residue senza fare calcoli sul prosieguo del campionato: non chiedo ai giocatori di andare all’arrembaggio, il che sarebbe un probabile suicidio, ma di dare tutto come se non ci fosse un’altra partita, quello sì. Ventura all’atto della presentazione quattro anni fa promise di restituire la dignità e l’orgoglio di tifare Toro. Ci è riuscito, bisogna dargliene atto, ma ristabilire un certo equilibrio “cittadino” resta l’ultimo, importantissimo, e fondamentale tassello di questa rinascita. Per completare l’opera ed entrare davvero nella storia è necessario un ultimo sforzo: uno sforzo che sarebbe ripagato dalla gratitudine eterna riservata da tutti i tifosi granata agli “eroi del derby” se mai riuscissero nell’impresa.
“Giocate come se non ci fosse un domani”. Mi piacerebbe che Ventura dicesse queste parole ai giocatori. Un’Olimpico (quasi) tutto granata dev’essere il teatro di un’altra bella pagina della storia del Toro, ma, soprattutto, un elemento di spinta per i giocatori in campo. Ho fatto male a guardare la partita della Juve di Champions. Ma sono sicuro che appena domenica metterò piede in Maratona ritroverò tutta la forza e l’ottimismo per credere possibile ciò che sembra impossibile. Forza Toro!

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