Kamil Glik, il Cigno della Maratona: che favola a lieto fine!

Kamil Glik, il Cigno della Maratona: che favola a lieto fine!

IL CIGNO DELLA MARATONA– C’era una volta un brutto anatroccolo che voleva diventare un bravo calciatore. Nato in un villaggio dal nome veramente impronunciabile, nel 2006 lasciò la sua Polonia a 18 anni per cercar fortuna in Spagna. Madre Natura lo aveva fornito di un fisicaccio niente male. Certo troppo grosso…
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IL CIGNO DELLA MARATONA– C’era una volta un brutto anatroccolo che voleva diventare un bravo calciatore. Nato in un villaggio dal nome veramente impronunciabile, nel 2006 lasciò la sua Polonia a 18 anni per cercar fortuna in Spagna. Madre Natura lo aveva fornito di un fisicaccio niente male. Certo troppo grosso per poter ambire ad essere un centrocampista dai piedi buoni.  Come uno degl’idoli della sua infanzia: il connazionale Marcel Witeczek, 97 presenze e 9 reti nel Bayern Monaco, il club per cui tifa da sempre. Ma il brutto anatroccolo in questione aveva una gran dote: mai smarrirsi di fronte agli ostacoli, ma impegnarsi per abbatterli. Decise quindi che sarebbe diventato uno stopper. Certo in Spagna non apprezzarono molto il suo talento: la totalità dei club professionistici, dopo una breve quanto infruttuosa presenza nella squadra C del Real Madrid, gli voltò le spalle. Povero brutto anatroccolo, chissà quanto gli pesò dover tornare in patria per giocare nella squadra per cui tifano gli esuli della vicina Ucraina! Un paio di stagioni di buon livello laggiù e lo acquista il Palermo. Nel caos zampariniano il brutto anatroccolo sarebbe rimasto tale chissà per quanti anni ancora!  Zero presenze in campionato, un paio di apparizioni in Europa: conosce però un altro elemento che come lui gioca pochissimo, un certo Matteo Darmian. A gennaio 2010 Giampiero Ventura  lo vuole con sé a Bari: passano tre anni e il brutto anatroccolo in questione, dopo due stagioni esaltanti al Toro, si trasforma grazie al mister genovese nel nuovo Kamil Glik. Ora è l’idolo, anzi il … Cigno della Maratona!
 
SE QUESTO è ANCORA CALCIO… – Ieri era giovedì, giorno di Europa League. Accendi la tv, dai un’occhiata a questo o a quell’incontro e noti subito il desolante vuoto che c’è sugli spalti. Leggi le formazioni e ti accorgi che giocano sempre o quasi le riserve se non addirittura le riserve delle riserve. Chi ha la copertura in esclusiva della competizione continentale più brutta dell’intero pianeta quest’anno? E’ un’emittente a pagamento straniera dal nome breve, che ricorda vagamente il materiale scadente con cui si fabbricavano un tempo certe valigie. I suoi telecronisti e commentatori tentano di distrarti dal basso livello dello spettacolo offerto con battutine, ammiccamenti, statistiche inutili. Recitano come a scuola un tempo si recitavano, sotto lo sguardo indagatore dei professori d’italiano, i versi di Pascoli o di Leopardi: più per dovere che per effettiva convinzione. Un quarto d’ora, magari mezz’ora di noia allo stato puro e giunge salvifico il telecomando in tuo soccorso. Cambi canale oppure spegni e fai altro? Non prima di dedicare un pensiero sentito al primo vero responsabile della progressiva distruzione dello sport del calcio in Europa: monsieur Michel Platini, perché quando piove non va a correre un po’ sopra i tetti del quartiere Latino a Parigi? La Senna è lì sotto che la attende a braccia aperte …
 
CHE FINE HAI FATTO RAMON? – Ebbene sì, lo stalking esiste anche nel calcio! Nel campionato argentino B c’è un club, il San Martin de Formosa, la cui presidentessa, certa Grisel Cardozo, tre anni fa s’invaghì pazzamente del suo calciatore Ramon Pedro Ortiz. Donna Grisel è una matura cinquantenne dal fisico, diciamo così, piuttosto sgraziato e abbondante. Abituata a comandare, la presidentessa fa e disfa a suo piacimento infischiandosene di quel che pensa il suo prossimo. Posa lo sguardo sul bel Ramon e … zàc, scocca la scintilla! In pubblico, di fronte al resto della squadra sghignazzante, poi con parecchi  sms dal contenuto decisamente hard, la corte serrata si fece così insistente da costringere il poveretto, che non ci stava, a rinunciare a uno stipendio sicuro per mollare tutto e darsi alla macchia. Una discreta carriera alle spalle nell’Huracàn dove i fans lo soprannominavano “El Zaguero”, Ramon dovette appendere le scarpe al chiodo per trasferirsi lontano, molto lontano. L’amico che mi ha raccontato questo curioso episodio dice che se ne sono perso le tracce. Di donna Grisel, che Ramon comunque non ha denunciato, si sa invece che ha lasciato il calcio per occuparsi di pallavolo femminile. Lancio un appello da queste colonne: su, Ramon, la presidentessa ti ha ormai dimenticato, perché non torni nella tua bella Argentina?
 
Renato Tubère

(foto Dreosti)
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