Torino: sul Filadelfia chi gioca a nascondino?

Torino: sul Filadelfia chi gioca a nascondino?

Lamentarsi è un dovere, prima ancora che un sacrosanto diritto per il tifoso esigente. E il tifoso granata lo è da sempre! 
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Lamentarsi è un dovere, prima ancora che un sacrosanto diritto per il tifoso esigente. E il tifoso granata lo è da sempre! 

CHI GIOCA A NASCONDINO? – La passione con cui segue le vicende dei suoi idoli è unica rispetto a quella di tutte le altre tifoserie italiane. Ne ha viste di tutti i colori, in questi ultimi anni. Ecco perchè esprime critiche spesso molto sensate sulla posizione in classifica da raggiungere a fine campionato. Oppure sul valore effettivo di questo o quel giocatore, sulle tattiche di gioco, sul presidente, sul trattamento riservato al Toro dalla FIGC, dall’AIA e dalla Lega. Ma è soprattutto nella vicenda intricata della ricostruzione del Filadelfia che il tifoso granata ha capito che lamentarsi serve: eccome, se serve! Ci sono due personaggi che gli devono delle spiegazioni sul comportamento che stanno tenendo: Piero Fassino, Sindaco di Torino, e Roberto Cota, Governatore del Piemonte. Qualche mese fa entrambi hanno assunto impegni precisi perchè dalle parole si passasse ai fatti: oggi i due politici si nascondono dietro a dichiarazioni di circostanza, figlie della loro irresolutezza. Che si diano una mossa nelle prossime settimane! Altrimenti dalle lamentele generiche si passerà direttamente alle manifestazioni in piazza. La pazienza del popolo granata è ormai agli sgoccioli. Le conseguenze potrebbero essere spiacevoli, allora, per sindaco e governatore!
 
MANCA UN REGISTA – Giampiero Ventura è un amabile brontolone genovese, stile Gilberto Govi, che si è ormai ambientato bene qui a Torino. Dal primo momento che ci ha messo piede cerca di compattare tifoseria e squadra attorno a un solo obiettivo: tornare a essere importanti. Il suo calcio forse è difficile da decifrare: possesso palla insistito, due ali che partono larghe e due punte in penenne movimento. I quattro in questione cercano di aprire autostrade a se stessi e ai compagni verso la porta avversaria. Tutto questo in attesa del lancio illuminante che può anche essere del portiere.
Molti storcono il naso e dicono: qui si segna troppo poco e secondo me hanno perfettamente ragione! Al buon Giampiero manca un elemento come Almiròn: il 33enne di Santa Fè è particolarmente dotato nei lanci lunghi e improvvisi da ogni zona del campo. Se non lui uno con le sue caratteristiche deve essere il primo obiettivo di mercato per Petrachi in vista della prossima stagione. In compenso la difesa è fra le più forti del torneo. Ventura l’ha costruita su giocatori che, grazie ad allenamenti specifici, son diventati anche abili palleggiatori. E, come recitano i manuali della storia del calcio, è dalla difesa che si comincia a costruire una squadra vincente. Una stagione in serie B e l’attuale in A non lasciano dubbi: questo Toro sta assimilando partita dopo partita il gioco voluto dall’esperto mister genovese. Che secondo me non smetterà mai di brontolare, da buon … paterfamilias!
 
VIVA I RAGAZZI AUDACI – Sotto la pioggia incessante, di mercoledì sera, pigiati come acciughe a Savonera. Sconfitti eppure felici. Uniti come un sol uomo. Orgogliosi di essere, dopo decenni di sconsolante anonimato, fra i primi 16 club d’Europa. Sono tornati a casa quei 3mila scozzesi e irlandesi venuti a tifare Celtic con una passione, un attaccamento ai propri colori, un senso di appartenenza al proprio club davvero speciali. I “Ragazzi Audaci” o “Bould Boys”: così li battezzò in irlandese Fratello Walfrid quando fondò nel 1887 a Glasgow questo club ricco di storia, anzi di leggenda. C’è una chiesa cattolica a Forbes Street e lì questo padre marista vide nel calcio un modo non solo di far divertire i giovani dopo il lavoro. Il Celtic diventò grazie a lui un ente benefico che, con i soldi dei biglietti acquistati dagli spettatori, donava pasti gratuiti alle famiglie ridotte in miseria, agli anziani rimasti soli, ai piccoli orfanelli. Alcuni di loro ne approfittarono per pagarsi il viaggio per gli Stati Uniti d’America: la terra promessa di allora! La loro stupenda divisa a strisce orizzontali bianche e verdi rimase a lungo senza il numero dietro alle spalle, almeno fino all’inizio degli Anni Settanta.
A Milano in casa Moratti ancora piangono ricordando come la strafavorita Inter del mago Herrera perse 2-1 nel maggio 1967 a Lisbona la finale di Coppa Campioni. Di fronte i nerazzurri subirono la rimonta implacabile del Celtic di Jock Stein, di Jimmy “Jinky” Johnstone, di Bobby Lennox. Lunga vita ai Ragazzi Audaci di Fratello Walfrid e ai loro sostenitori di oggi: il calcio moderno con i suoi eccessi e il suo vuoto conformismo non riuscirà mai a soffocare il loro genuino entusiasmo!
 
Renato Tubère

(foto Dreosti)
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