Toro, Bakic chi l’ha visto?

Toro, Bakic chi l’ha visto?

In ogni squadra che si rispetti c’è un oggetto misterioso. E’ un giocatore considerato bravo ma non abbastanza per giocare con gli altri suoi compagni. Per il mister, che se l’è visto recapitare non si sa come non si sa perchè negli ultimi giorni di mercato l’oggetto…

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In ogni squadra che si rispetti c’è un oggetto misterioso. E’ un giocatore considerato bravo ma non abbastanza per giocare con gli altri suoi compagni. Per il mister, che se l’è visto recapitare non si sa come non si sa perchè negli ultimi giorni di mercato l’oggetto misterioso, non è nè carne nè pesce.

 

L’OGGETTO MISTERIOSO – Vuoi perchè non sa interpretare al meglio il ruolo a lui richiesto, vuoi perchè soffre di misteriosi quanto inopportuni infortuni il momento per esordire in prima squadra non si trova mai. Ahimè, l’oggetto misterioso resta tale dall’inizio alla fine della stagione, ma perchè proprio lui? Quando sarebbe pronto per giocare anche solo qualche minuto, zàc: cala il sipario e misteriosamente gli viene preferito un altro. Al suo fianco c’è chi si afferma dopo una lunga gavetta a suon di belle prestazioni. C’è invece chi parte titolare apparentemente indiscusso per incartarsi alle prime contrarietà: ma poi recupera la fiducia dell’ambiente per ritrovare il posto perduto. C’è poi il panchinaro tipo: quello che gioca solo ritagli di partita giusto per far rifiatare qualche titolare stremato dalla fatica. L’oggetto misterioso no! Si allena coi compagni, ci dà dentro in allenamento o in partitella, fa di tutto per legare col mister e coi compagni. Poi però, quando il mister comunica la formazione allo stadio, invariabilmente va in panchina. Per restarci inchiodato, ovviamente! Arrivati all’undicesima giornata di ritorno indovinate un po’ chi è a tutt’oggi l’oggetto misterioso del Toro? Un certo Marko Bakic, centrocampista offensivo montenegrino acquistato in comproprietà dalla Fiorentina …

DE LAURENTIS, MA CHE DICI? – Ecco come Aurelio De Laurentis, presidente del Napoli, cioè il prossimo avversario dei granata, concepisce il suo stadio di calcio ideale: ”Abolirei le curve per agevolare tutti gli spettatori a seguire più da vicino la partita. La mia idea sarebbe quella di occupare lo spazio delle curve con settori di ristorazione. Con due grandi tribune completamente affollate ci sarebbe sempre maggiore comfort e visione per i tifosi, che potrebbero essere ancora più vicini ai loro campioni’. Sinceramente non sapevo che l’Isaac Asimov dei presidenti della nostra serie A abitasse a Napoli! Che ne dicono di questi pensieri in libertà del produttore cinematografico partenopeo gli appassionati del club che possiede da decenni la più bella curva d’Italia?

DUE RETI CHE HAN FATTO PIANGERE – Dici Corea e vengono in mente, nell’ordine: guerra fredda, visi oblunghi e impassibili con inconfondibili occhi a mandorla, marce militari e cori dal ritornello ossessivo, bulgogi o carne di manzo marinata con aglio a volontà. Un paese piuttosto inospitale per noi europei? Forse. Ma se parliamo di calcio questa nazione dell’Asia del Nord, divisa in due per motivi di geopolitica che credo sfuggano persino ai suoi quasi 80 milioni di abitanti, evoca due ricordi.
Mondiale d’Inghilterra nel 1966: l’Italia di Edmondo Fabbri viene clamorosamente eliminata – col povero Gigi Meroni fortunatamente lasciato in panchina – dalla loro nazionale del Nord grazie a un gol in tap-in di un dentista di nome Pak Doo-Ik. Tv in bianconero, immagini ripetute fino all’ossessione dei nostri letteralmente annichiliti con noi spettatori tramortiti dalla delusione: ricordo il mio idolo Albertosi a terra che osserva allibito quel coreano che non la smetteva di zompettare. Al ritorno in Italia dei nostri cosiddetti eroi quanti pomodori lanciati dai tifosi inviperiti!
In tempi più recenti è invece un sud-coreano, attaccante dal nome che avrebbe fatto impazzire qualunque batterista di prog rock, ad essersi affermato come stella di prima grandezza in Germania fra il 1978 e il 1989. 307 partite e 98 reti nell’Eintracht Francoforte e nel Bayer Leverkusen, Cha Bum (nella foto) divenne famoso al punto che il poeta Eckhard Henscheid compose per lui “Hymne auf Bum Kun Cha”. Atletico, un fiuto innato per i gol quasi impossibili, rigorista implacabile, sorriso eternamente dipinto sul volto impenetrabile: ma soprattutto “re del fair play” per il poeta tifoso tedesco. Cha Bum ha anche un altro record. Fece piangere per la prima e forse unica volta in carriera un giovanissimo Alex Ferguson quando, alla guida dell’Aberdeen, un suo straordinario gol in acrobazia lo eliminò dalla Coppa UEFA. Ora Cha Bum è rientrato in patria per allenare i Suwon Bluekings mentre al baronetto scozzese le lacrime per una sconfitta nessuno le ha più viste da quella volta in cui allo stadio Pittodrie quel sudcoreano…

Renato Tubère

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