Toro, Vives e ri-Vives…

Toro, Vives e ri-Vives…

Segnare nel momento migliore dell’avversario è sinonimo di cinismo. Farlo dopo quasi tutto un primo tempo in trincea, col Sassuolo pronto a sferrare l’uppercut decisivo in pieno volto, significa avere dei begli attributi.
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Segnare nel momento migliore dell’avversario è sinonimo di cinismo. Farlo dopo quasi tutto un primo tempo in trincea, col Sassuolo pronto a sferrare l’uppercut decisivo in pieno volto, significa avere dei begli attributi.
 
CINISMO PIU’ ATTRIBUTI – Olimpico torinese: prima giornata di campionato: una specie di monsone tropicale renderà indimenticabili per i presenti gli ultimi minuti di gioco. Il Toro soffre, eccome se soffre, l’apparente migliore organizzazione di gioco dell’esordiente Sassuolo. La Maratona però non molla: cori incessanti, incoraggiamenti, qualche cenno qua e là di contestazione alla dirigenza per il ben noto caso Maresca, ma soprattutto tanto tantissimo calore per capitan Glik e i suoi in chiara difficoltà. Minuto quaranta. Sassuolo in pieno forcing offensivo, ma a ripiegare intelligentemente all’indietro provvede addirittura il nuovo centravanti granata. Immobile ruba un pallone prezioso e lo affida a Cerci. Con un’azione da manuale del calcio Alessio, palla al piede, parte in percussione da metà campo accentrandosi. Arrivato al limite dell’area, scarica su Immobile che intelligentemente si sovrappone sulla sua sinistra. Ciro, arrivato sulla linea di fondo, si porta la palla sul destro per mettere a centro area il più invitante degli assist per l’accorrente Matteo Brighi che, di giustezza, calcia con l’interno del destro un rasoterra maligno nell’angolino dove Rosati non può arrivarci. Calcio uguale spettacolo: magari dopo tanti minuti di autentica noia … ma sì, è proprio così! Aver sofferto così a lungo la supremazia, sia pur sterile, del Sassuolo dà ai granata una scossa benefica: con questo gran gol, appunto! Cinismo più attributi: mica male andare in vantaggio in questo modo, vero amici granata?
 
VIVES “OCCHI DA TIGRE” – Rabbia repressa, occhi fiammeggianti da tigre, voglia di spaccare il mondo. Novanta minuti sempre sul pezzo per far ingoiare a certi critici spietati – io mi reputo uno di loro! – i sospetti che lui non sia, nè sara mai uno da Toro. In mixed-zone nel dopogara si è tolto più di un sassolino dalle scarpe. Ne aveva ben donde, Giuseppe Vives, 33enne napoletano verace, al suo terzo campionato coi colori granata. Domenica sera il ragazzo è stato nettamente il migliore in campo. Molto difficoltosa fin dalle prime battute l’intesa coi compagni di reparto Farnerud e Brighi. Aver trovato subito la posizione di “libero” davanti al trio di difesa ha però aiutato Vives e tutto il Toro a non smarrire mai la bussola di fronte agli attacchi degli emiliani. Memorabile il suo salvataggio in spaccata su un ispiratissimo Farias al 16° minuto. Altrettanto azzeccato, per spirito di sacrificio e scelta di tempo, quello del 73° minuto sul tentativo di assist di Simone Zaza per l’accorrente Pavoletti che stava per involarsi a tu per tu con Padelli. Entrambi questi interventi nel cuore della propria area di rigore. Quando Di Francesco, pur bravo tecnico dei noeroverdi, accusa i suoi di mancanza di freddezza sotto porta dimentica una cosa. Zaza e soci han trovato domenica sera dall’altra parte del campo Vives: uno che ha giocato col coltello fra i denti perchè probabilmente si riteneva ingiustamente sospeso in eterno nel ruolo di panchinaro e/o probabile partente verso il purgatorio della serie B. Ha quasi indovinato l’eurogol con un tiraccio ciclonico al 56° il buon Giuseppe. Si merita le mie scuse per averne messo in dubbio le doti di bravo centrocampista tuttofare. Partita della svolta la tua, caro Giuseppe?
 
CAVIALE & CHAMPAGNE – 1938, 19 giugno: stadio Olimpico Yves du Manoir di Colombes, Francia. Si gioca l’attesa finale dei Campionati del Mondo fra Italia e Ungheria. All’ala sinistra fra i nostri gioca un ex calzolaio di Gradisca d’Isonzo. Un tipo riservato e un po’ scontroso con tutti il buon Gino Colausig. Diventato uno degli attaccanti più bravi con la Triestina, gli cambiano il cognome in un più italico Colaussi. Con la bora o col sole il ragazzo incanta Trieste grazie a un sinistro educatissimo e di rara precisione. Taciturno fuori dal campo, dicono lo fosse anche coi suoi compagni di squadra. Figuriamoci con quelli della nazionale azzurra: a malapena due o tre parole durante le gare, poi rientrati nello spogliatoio Gino pensava soprattutto ai fatti suoi! Quel 19 di giugno Colaussi entra in campo dopo aver fatto una scommessa con il selezionatore Vittorio Pozzo e il resto dello staff: “Se segno io e vinciamo, offro a mie spese una cena a voi e al resto della squadra a base di caviale e champagne!”. Gli azzurri, quel giorno in maglia nera per ordine del regime fascista, vinsero sui magiari 4-2 e Colaussi segnò una doppietta al 6° e al 35° minuto. Caviale e champagne, felici eravam …
 
Renato Tubère
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