Torino-Genoa: fondamentale creare densità a centrocampo

Torino-Genoa: fondamentale creare densità a centrocampo

La Lavagna Tattica / Martinez con la sua velocità può tagliare dentro negli spazi, ma il venezuelano deve imparare a giocare per i compagni

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Martinez Torino-Genoa, formazioni

Torino-Genoa è alle porte, sarà la gara che mostrerà a tutti che tipo di campionato potrà fare la squadra di Ventura. I granata, vincendo, potrebbero effettuale un discreto balzo in avanti in classifica, affrontando il derby e le gare successive con maggiore serenità. Diversamente, sarà dura. Perché nell’ottica di ottenere un piazzamento in chiave europea, il Toro sarà costretto a giocare un campionato di rincorsa.

La difesa dovrà dare risposte immediate, evitando gli errori visti contro Carpi, Milan e per ultima la Lazio. Nelle ultime tre partite Glik e compagni sono apparsi leggermente in affanno e forse l’assenza di Maksimovic inizia a farsi sentire. Non tanto per quanto riguarda il lavoro di copertura: il serbo, come tutti, può sbagliare e sotto questo profilo i gol subiti finora sarebbero stati incassati anche con lui al posto di Bovo. La differenza che passa tra lui e il centrale romano, però, si nota in fase di impostazione, quando il Toro è costretto ad uscire dalla propria metà campo spezzando il pressing avversario. Qui Maksimovic ha spesso fatto valere le sue doti d’impostazione. Mancano le sue verticalizzazioni dai 60 metri.

In mediana invece sarà fondamentale creare la giusta densità con la quale i granata potranno far valere la superiorità numerica. Ma attenzione, il centrocampo in linea di Gasperini spesso e volentieri si avvale dell’ausilio dei due esterni d’attacco, i quali arretrano e fanno da collante tra i reparti. Qui il Toro dovrà stare molto attento e bravo ad approfittare delle sviste altrui, punendo colpo su colpo.

Perché il 3-4-3 di Gasperini mette in campo tanta corsa, tanta gamba, ma tende a concedere più di qualcosa. I rossoblù sono bravi nei raddoppi di marcatura, ma non altrettanto capaci nel mantenere l’equilibrio totale e quindi in più occasioni tendono a non gestire al meglio gli spazi. Hanno l’atteggiamento sfrontato, tipico di chi vuol giocare a viso aperto, consapevoli di lasciar giocare parimenti l’avversario. Un’occasione d’oro per la squadra di Ventura che fino ad oggi ha affrontato squadre molto chiuse e pronte a piazzarsi in 10 dietro la linea della palla.

In attacco, credo che Quagliarella abbia bisogno di rifiatare, per dare tutto contro la Juventus. Martinez e Maxi Lopez possono risultare una buona coppia offensiva. Hanno caratteristiche diverse, ma che si intersecano perfettamente tra loro. L’argentino riesce spesso a porta via un uomo in più, difendendo la sfera anche sul raddoppio di marcatura. Ed è bravo a fare quel movimento ad elastico che gli permette di essere al centro dell’area al momento giusto. Dall’altra parte, però, il venezuelano – bravo ad inserirsi in velocità nello spazio – deve imparare a giocare per i compagni. Punta sempre la porta, come fanno gli attaccanti puri, ma sul più bello non centra mai il bersaglio. Se vuol fare la differenza qui in Italia, deve capire che gli l’assist pesano quanto i gol.

Per quanto riguarda il modulo, è giusto che Ventura non rinneghi il proprio modo di vedere il calcio. Ed è altrettanto corretto che continui a puntare sul 3-5-2. Detto questo, quando sarà terminata questa fase di piena emergenza, non mi dispiacerebbe vedere un Toro che gioca con il 3-4-1-2. Questo schema può mettere in luce le caratteristiche degli uomini in rosa, ancor meglio del 4-3-3. Baselli potrebbe fare da rifinitore a ridosso dell’area, con libertà di andare al tiro, sulle corsie esterne Avelar e Bruno Peres aggiungerebbero quantità e qualità alla manovra, mentre in mezzo al campo si potrebbe creare una diga che permetterebbe a giocatori come Gazzi e Vives – ma anche Acquah e Benassi – di coprire di più, correndo di meno. Risparmiando energie preziose. Ma come detto, queste sono ipotesi da rimandare al futuro, quando l’infermeria si sarà svuotata.

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