Toro, a Napoli una sconfitta meritata

Toro, a Napoli una sconfitta meritata

Sotto l’ombra del Vesuvio, il Toro incorre meritatamente in una sconfitta che non lascia attenuanti. Infatti, non sono solo i rigori a decidere la partita ma anche la qualità del gioco e dei giocatori. La squadra partenopea…
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Sotto l’ombra del Vesuvio, il Toro incorre meritatamente in una sconfitta che non lascia attenuanti. Infatti, non sono solo i rigori a decidere la partita ma anche la qualità del gioco e dei giocatori. La squadra partenopea è troppo forte rispetto ai granata. Al di là dei dubbi rigori (il primo su atterramento di Mertens da parte di Bellomo pare sicuro, mentre il secondo è un regalo che l’arbitro, aiutato dal guardialinee, da a San Gennaro) il Torino non ha mai impensierito gli azzurri di Benitez.
Troppo isolati Cerci e Barreto sin dai primi minuti, con Alessio sempre con le spalle alla porta e quindi ininfluente per impensierire Reina mentre Barreto non ha avuto un guizzo che potesse dar vita a qualcosa di pericoloso verso gli avversari. Il brasiliano, in seguito, nel secondo tempo è crollato attraverso una prestazione disastrosa. Sembra ormai una cantilena, ma questo Toro con due punte non pizzica per nulla anche perché nessuno ha la fantasia per innescare gli avanti granata.
Ripetere che Cerci non è una prima punta ormai appare inutile: nelle precedenti partite il Toro si è reso pericoloso e ha raccolto comunque qualcosa quando ha giocato con le tre punte. Ieri, contro il Napoli eccezion fatta per due episodi isolati di Meggiorini con due titi che hanno fatto far bella figura a Reina,  il Torino non ha mostrato una vera reazione che sia degna di tale nome e significato. Se i granata hanno protestato molto sulle decisioni arbitrali per i due rigori, la rabbia per quelle ingiustizie avrebbero dovuto far scattare molle di rabbia e di grinta. Che non si sono viste mai. Se non negli ultimi 10 minuti con qualche piccola fiammata. Davvero troppo poco.
Troppi i passaggi sbagliati sia dalla linea di difesa sia a centrocampo, errori che hanno favorito spesso le incursioni napoletane  in contropiede con Insigne e Mertens che si son trovati più di una volta a tu per tu con l’estremo difensore granata. Già: Padelli ha sicuramente dimostrato di saper fare bene il proprio dovere nel difendere la porta del Toro. Se il risultato non è stato più rotondo lo si deve proprio grazie al numero uno granata: iniziando dal 27‘ con la parata in due tempi su tiro da dentro l’area di Higuain, poi al 69’ su sventola di Mertens quando ci mette i suoi guantoni per respinge in angolo una rete sicura ed infine al 78’ a tu per tu con  Callejon lanciato in contropiede esaltandosi in una difficile parata in angolo dopo il tiro dell’attaccante. Non male per un portiere ingiustamente criticato e che all’85’ si prende anche lo sfizio di dribblare nella propria area lo stesso Callejon. Per Padelli la prova a Napoli è stata superata (anche se occorre dirlo per dovere di cronaca: un uscita a vuoto seppur difficile l’ha fatta  su un ennesimo contropiede napoletano).
Non è certo Padelli  la nota negativa  ma piuttosto è stato il resto del Toro a non girare. Ad eccezione dei due tiri di Meggiorini, i granata in fase offensiva non sono esistiti. Se è vero, e lo ripeto, che il Napoli possiede un organizzazione di gioco e dei giocatori superiori tecnicamente è altrettanto vero che ci si aspettava una maggiore verve dopo il doppio svantaggio. Invece… Poche idee di gioco, anzi nessuna, visto il fraseggio di passaggi da destra a sinistra consecutivi dei tre difensori centrali granata nella propria meta campo. Si dirà che il Napoli attuava un pressing molto alto (ed è vero) ma allora lo scavalcare il centrocampo azzurro con lanci lunghi forse sarebbe stato più appropriato rispetto a perdere palla a centrocampo dopo l’ennesimo passaggio lanciando cosi il contropiede di Insigne&co.
Questa sconfitta ha dimostrato ancora una volta che la manovra d’attacco del Toro è dipendente da Alessio Cerci quando gioca sulla fascia e può essere libero di scavallare a suo piacimento sia a destra che a sinistra, però con altri due compagni in attacco, ovvero un tridente capace almeno di impensierire le difese avversarie.
Il Toro ieri non è mai entrato palla al piede in area azzurra: e questo è un problema. Non perché mancavano varchi visto che dalla parte di Fernandez – che non è una cima di difensore – qualche buco si apriva ma per troppa indecisione e poca prepotenza. A  volte ci vuole una giusta e sana prepotenza che si chiama grinta  per tentare almeno di entrare in area avversaria e cercare di sfondarla con azioni personali. Non si può sempre cercare la coralità, la fase di aggiramento dalle fasce con cross bassi che alla fine si infrangono sulle gambe dei difensori. Se pensiamo che al di là dei due tiri da fuori area di Meggiorini l’attaccante più pericoloso è stato Glik  – con un tiro in semigirata che ha sfiorato la traversa su angolo di Bellomo – è tutto dire.
Il Toro altre volte è piaciuto ma a Napoli ha davvero mancato la prestazione. E questo a prescindere dai rigori. Si può perdere contro una grande squadra, e la compagine di Benitez lo è, ma dopo aver dato tutto. Invece il Toro è parso molle e soprattutto senza idee, senza fantasia e mai propositivo. Fra tre giorni sarà vietato sbagliare contro il Livorno. Il Toro ritroverà  Immobile e sicuramente Farnerud ma perderà Basha per squalifica.
 

Gino Strippoli

(foto Dreosti)

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