La compagna di un granata

La compagna di un granata

In questi  giorni è venuta a parlare nel mio studio una persona che non si può definire a tutti gli effetti un mio paziente, ma che subisce costantemente i sintomi del torinismo…
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In questi  giorni è venuta a parlare nel mio studio una persona che non si può definire a tutti gli effetti un mio paziente, ma che subisce costantemente i sintomi del torinismo anche se in maniera indiretta. Sto parlando della fidanzata di un mio amico tifoso del Toro da sempre. Mi ha confidato di quanto sia effettivamente difficile ricoprire questo ruolo, specialmente nei week-end e mi ha chiesto cosa potesse fare per arginare determinati sintomi. 
 
Molti di voi sono miei pazienti, e sapranno benissimo come si compone il fine settimana di un tifoso del Toro: nel più ottimistico dei casi dalle ore 9:00 del sabato mattina alle ore 24:00 della domenica il suo unico argomento è la partita, non riesce fisicamente a rimanere concentrato per più di dieci minuti su qualcos’altro senza tornare a parlarne. Il bello è che, qualora egli abbia una compagna (fidanzata o moglie) con cui presumibilmente passa buona parte del week-end, il principale interlocutore sarà proprio costei. 
 
Nella maggior parte dei casi alla ragazza interessa molto poco di calcio, segue proprio solo il minimo indispensabile per compiacere il compagno e, nel caso in cui si tratti di tifosi normali, ciò risulta piuttosto semplice ( questo impegno le prende giusto qualche ora prima e dopo la partita) ma nel caso in cui si tratti di un torinista la questione si fa differente. Egli dovrà sfogare con lei le sue emozioni: se il Toro ha vinto sarà una specie di bambino a cui hanno appena regalato il giocattolo che desiderava e non vuole smettere di giocarci. Aprirà in continuazione i vari siti del Toro per mostrarle tutti i dettagli della partita, dalle pagelle al le interviste (comprese quelle degli avversari) mostrandoglieli quasi come se si vantasse personalmente. Nel caso di sconfitta assumerà un atteggiamento di depressione e apatia nei confronti di quello che accade nel resto della domenica; nel caso poi, ancora peggiore, in cui il Toro ha subito dei torti si inerpicherà in discorsi sulla regolarità del campionato, infervorandosi come stesse parlando di politica (se non peggio in taluni casi). Insomma in qualsiasi modo finisca una partita, la povera fidanzata/moglie di un malato di torinismo è costretta ad avere il proprio compagno  operativo solo al 50% (se va bene) durante il fine settimana. 
 
Il mio consiglio per lei è stato di cercare di distrarlo con attività di varia natura nel tentativo di farlo pensare il meno possibile al Toro e a tutto quello che ne consegue ma mi rendo conto che è davvero un’impresa non da poco.
 
 
Riccardo Agnello
 
 
Foto Dreosti
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