Toro, arrabbiati ma orgogliosi

Toro, arrabbiati ma orgogliosi

Domenica sera di ordinaria follia, ma del resto questo Toro ultimamente ci sta abituando a tutto. Ci ha abituati a rimontare 3 gol  e poi essere beffato nel finale, ci ha abituati a essere rimontato di 2 nei minuti di recupero, o a incredibili ribaltoni da 3-2  a 3-5 e chi più ne ha più ne metta….
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Domenica sera di ordinaria follia, ma del resto questo Toro ultimamente ci sta abituando a tutto. Ci ha abituati a rimontare 3 gol  e poi essere beffato nel finale, ci ha abituati a essere rimontato di 2 nei minuti di recupero, o a incredibili ribaltoni da 3-2  a 3-5 e chi più ne ha più ne metta. Insomma, ultimamente tifare Toro non è per i deboli di cuore, ma d’altro canto se così non fosse il mio ruolo di psicologo non avrebbe senso d’esistere. Una sentimento però accomuna la stragrande maggioranza dei miei pazienti, qualcosa che va al di la dei risultati (che spesso sono al di sotto dei meriti che questa squadra ottiene giocando) sto parlando dell’orgoglio. L’orgoglio ritrovato nei confronti di una squadra che con mille limiti riesce a tener testa a tutti, facendo sentire i suoi tifosi fieri dei propri colori. Cari pazienti, da quanto tempo non ci era consentito arrabbiarci per aver ‘’perso’’ 4 punti contro Milan e Inter?
Il mio solito amico/paziente, nella sua consueta seduta mi ha parlato della differenza di sentimenti provati allo stadio durante i “Toro-Inter” di 5 anni fa e di quest’anno: da un sentimento di totale impotenza e di frustrazione, alla consapevolezza di potercela fare, di poter far male all’Inter o quanto meno giocarsela alla pari con tutti. Poi ovviamente essendo noi questa strana entità chiamata Toro, possiamo anche non vincere partite come queste o addirittura perderle come stava capitando, ma come ho detto, questo sentimento va al di la del risultato e lo dimostra quel “Vi vogliamo così” che la Maratona ha tributato al fischio finale di Torino-Inter.
In fine vorrei spezzare una lancia nei confronti del nostro portiere Padelli. Essendo stato anch’io portiere capisco come ci possa sentire dopo una serataccia così in cui non te ne va dritta una, ma gli auguro di rialzare subito la testa e dimenticare in fretta l’accaduto per acquistare la serenità che gli serve. Per aiutarlo a crescere e a diventare una sicurezza è importante che l’ambiente gli stia vicino, quindi cari pazienti, cerchiamo di stare vicini al nostro portiere, dato che ci serve anche il suo contributo per diventare una grande squadra.
 
Riccardo Agnello

(foto Dreosti)

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