Toro, la vera storia di Emanuele Gatto

Toro, la vera storia di Emanuele Gatto

Cari pazienti, smaltita la rabbia del derby, oggi vorrei raccontarvi un episodio che mi è capitato circa sette anni fa. Facevo quinta liceo, ancora non praticavo la professione di Psicologo Granata, ma comunque mi barcamenavo anch’io tra i vari sintomi del granatismo;…
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Cari pazienti, smaltita la rabbia del derby, oggi vorrei raccontarvi un episodio che mi è capitato circa sette anni fa. Facevo quinta liceo, ancora non praticavo la professione di Psicologo Granata, ma comunque mi barcamenavo anch’io tra i vari sintomi del granatismo; diciamo pure che sarei stato un mio paziente. Come spesso mi capitava all’epoca, quel pomeriggio, dopo la scuola, ero a studiare (vabeh sono onesto, a giocare alla Play-Station) a casa di un mio compagno di classe: un tale Alessandro Gatto fratello del gioiellino della primavera granata Emanuele che all’epoca aveva circa dodici anni e che da lì a poco avrebbe iniziato la propria ascesa nel settore giovanile granata. A metà pomeriggio, tra un Torino-Barcellona e tre pagine di latino Alessandro si è ricordato che la sua macchina (né io né lui ci ricordiamo per quale motivo) non era utilizzabile e così mi ha chiesto di accompagnare suo fratello all’allenamento. Abbiamo preso la mia storica Panda granata (un rosso mattone ma che per me era granata) e abbiamo portato Emanuele nei pressi del campo dove aveva appuntamento con un suo compagno di squadra per andare ad allenarsi. Durante il viaggio di ritorno io e Alessandro abbiamo parlato di quanto sarebbe stato bello vedere un giorno suo fratello esordire in serie A con la maglia granata e magari vederlo indossare anche la fascia di capitano. Oggi a distanza di sette anni quel ragazzino un po’ timido è riuscito a diventare il capitano della Primavera, nonché uno dei giovani più in vista del panorama calcistico italiano; un percorso in ascesa, che rappresenta un simbolo di un Toro che sta rinascendo proprio dal suo punto di forza storico: il settore giovanile. Curioso è anche il percorso di Alessandro, che all’epoca tifava Milan, ma che oggi, a forza di seguire suo fratello, è finito in parte contagiato dai sintomi del granatismo ed è quasi come fosse vittima di una crisi di identità tifosa: proprio qualche giorno prima del derby mi è capitato di risentirlo dopo un po’ di tempo e, dopo aver  ricordato con simpatia questo episodio, mi ha persino detto che ormai soffre quasi più per il Toro che per il Milan. Mi ha fatto davvero piacere sapere che ci si può anche avvicinare al Toro grazie al suo settore giovanile, e forse si deve ripartire proprio da episodi come questo per riportare quella magia che c’era un tempo e che anche un Filadelfia in più contribuirebbe a far tornare…

Riccardo Agnello
 
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