La natura “sovranista” del calcio

La natura “sovranista” del calcio

Loquor / Torna la rubrica di Anthony Weatherill: “Dobbiamo capire che ogni nostra decisione è sì una goccia in mezzo al mare, ma senza gocce il mare si svuota”

di Anthony Weatherill

Le favole non dicono ai bambini che i draghi esistono.
Perché i bambini lo sanno già. Le favole dicono ai
Bambini che i draghi possono essere sconfitti”.
GK Chesterton

In questa fase storica a tutti sarà capitato di riflettere o ragionare sul significato della parola “sovranismo”. Nelle convulse vicende politiche che stanno attraversando e tormentando l’Europa, pare che lo scontro in corso tra chi ritiene che il “particolare” sia stato defraudato dal “globale” e chi invece ritiene il globale come la perfetta “sintesi” hegeliana del futuro prossimo venturo erto a perfetta letizia, sia giunto a livelli di incomunicabilità e intolleranza verbale tali da impedire ipotesi di scenari futuri credibili. Tutto ha assunto i contorni nebulosi di un insostenibile “surplace” intellettuale. Il calcio non poteva non essere coinvolto in questa tragedia dell’assurdo, dove persino il senso delle parole e il senso della storia stanno sempre più perdendo credibilità. Fa impressione l’essersi dimenticati come il calcio sia nato e prosperato sotto forma di inni di realtà particolari, a difesa di una territorialità che laddove non era espressa in luoghi fisici, trovava senz’altro terreno fertile in luoghi dell’anima comprensibili.

Poteva capitare, quindi, di trovare tifosi juventini o milanisti nel profondo sud, come nel laborioso veneto o nella gaudente Emilia. Perché un siciliano poteva tranquillamente apprendere la filosofia bianconera, fino ad esserne coinvolto in un comprensibile amore da tifo. Lo scontro tra Juventus e Torino, tanto per fare un esempio, era una delle tante rappresentazioni della cultura italiana, che trovavano anche nel calcio un suo perché. Un perché assolutamente incomprensibile per un danese che volesse intestardirsi a tifare Juventus o Torino. Perché il tifo, come ogni forma d’amore, ha bisogno di traiettorie dell’animo comprensibili per essere autentico; altrimenti si entra nel campo della finzione, completamente ad appannaggio di ogni teoria di spettacolo. Ecco perché il calcio, per sua natura intrinseca, per essere una rappresentazione del vero deve essere “sovranista”, di esclusiva proprietà del luogo dove è nato e si è evoluto. Ora, in piena era dello show business globale, il carattere “sovranista” del calcio rintracciabile sin dalla sua genesi pare essere diventato peggio di una bestemmia. I grandi club, sostenuti dai forzieri delle televisioni e dei potentati finanziari, e finanche da un’Uefa munifica sottobanco nei loro confronti, hanno deciso da tempo di modificare il codice genetico di questo sport, ponendolo sempre più su un palcoscenico globale. Un palcoscenico globale dai cromosomi digitali. Il cambiamento di pelle della struttura genetica del calcio è solo uno dei tanti risvolti della filosofia “mondialista”, ormai pervasivo di ogni settore delle attività umane. L’importante non è più riconoscersi e confrontarsi nelle differenze, ma piuttosto partecipare al festival di un “egualitarismo” dove noi, in quanto possessori di una forza nel tempo presente, abbiamo deciso di azzerare il passato e abolire il futuro. Perché è bene essere consci, nel momento in cui si delega al denaro tutta la nostra fantasia e la nostra forza propositiva, che non può esserci più concetto di futuro nel mondo degli “eguali”. E allora si dimentica, o si finge di dimenticare, che il calcio è da sempre radicato in qualcosa che non è storico, ma meta storico. Nonostante ciò, la forzata storicizzazione del calcio sta avvenendo con delle leggi e regole create ad hoc per i possessori della forza.

Potere, dominio e football leaks

Tempo fa il filosofo Massimo Cacciari ha ammonito dal laicizzare troppo le leggi, cioè a far diventare troppo convenzionali le leggi, istillando nella gente il fatto che una legge nasce da una convenzione passibile di cambiamento da un momento all’altro, perché può essere molto pericoloso. Una legge, secondo Cacciari, va radicata in un principio metastorico o metafisico, per un fatto di legittima difesa culturale. Se noi dovessimo accettare una legge ridotta al rango di una convenzione, allora tutto diventa possibile. Anche che un giorno, e perdonate il paragone molto forte, gli ebrei tornino ad essere considerati, per legge, una razza inferiore. Perché se una legge è una convenzione, allora è solo la forza di una maggioranza o del denaro a decidere ciò che è giusto o è sbagliato. Una legge o una regola, quindi, non possono essere frutto di una forza particolare e soggettiva, ma piuttosto devono essere frutto di un percorso che ha come suo termine il riconoscimento di un qualcosa non oltrepassabile.

Qualsiasi siano le ragioni addotte. Siano ragioni di mercato o di qualsiasi altra diavoleria possano inventarsi chi decide di ricorrere all’uso della forza. Ma ormai il calcio, temo, sta avviandosi sempre più verso la via della sua spersonalizzazione e nessuno, proprio nessuno, si ferma un attimo a riflettere perché un arbitro, nel corso di Juventus Napoli, non punisca un fallo di mano di Chiellini, chiaramente tattico ed effettuato in mondovisione, con un obbligatorio cartellino giallo. Luca Banti, l’arbitro in questione, ha deciso un qualcosa che non era nella sua discrezionalità, sapendo benissimo cosa stava facendo. Sapeva benissimo, l’arbitro livornese, che non punire un fallo di mano tattico con il giallo obbligatorio, avrebbe scatenato un mare di polemiche sulla sua persona e sullo strapotere juventino a livello istituzionale. E allora perché esporsi in modo così plateale? E’ davvero credibile, come sostengono in molti, lo scenario di una squadra dal super organico come la Juventus bisognosa di aiuti simili per vincere una partita o un campionato? Ovviamente no, come alla fine ammettono gli stessi anti juventini, giungendo universalmente alla stessa conclusione: la Juve è talmente forte da vincere il campionato anche senza l’occhio benevolo della classe arbitrale. E allora, ripeto, perché Banti ha sentito il bisogno di farsi definire, tramite la sua equivoca direzione di Juve Napoli, come un arbitro prono al potere della Juventus? La risposta potrebbe essere l’utilizzo a piene mani della tecnica “della distrazione di massa”. Una tecnica da sempre utilizzata da chi vuole un’opinione pubblica distratta e poco sensibile rispetto a certi argomenti. Succede così di discutere animatamente intere settimane sul mancato “giallo” a Chiellini o di un rigore non dato, dimenticandosi il reale problema per cui la Juventus è praticamente imbattibile da una qualsiasi squadra del campionato di Serie A. E, ad essere chiari, questa imbattibilità nulla c’entra con presunti o reali favori arbitrali. Ma, si sa, l’arma di distrazione di massa ha sempre il compito di porre l’attenzione dell’opinione pubblica su cose marginali, quando non siano addirittura delle vere e proprie bufale.

La lezione di Vichai

I mezzi d’informazione sono abili nell’utilizzare alcuni strumenti per indirizzare il nostro modo di interpretare la realtà. Ma poi la realtà, ad osservarla bene nel suo dipanarsi fattuale, da delle risposte a volte inconfutabili. Una di queste risposte inconfutabili è una Juventus a cui è stato consentito, con favoritismi evidenti, di allargare a dismisura il budget a sua disposizione, e di portare avanti alleanze (Bayer, Real, Manchester, ecc) atte a distruggere il sistema calcio così come lo si è conosciuto fino ad oggi. Alleanze inclini a portare avanti i loro interessi attraverso una laicizzazione delle regole e delle leggi in modo così scoperto e scandaloso, che desta veramente sorpresa come nessun contropotere abbia avvertito quantomeno l’esigenza di prendere una posizione. La famosa indipendenza dello sport dalla politica, richiamata dal “nostro” Giovanni Malagò in questi giorni, prostrato dalla decisione del governo di togliere Coni la possibilità di amministrare i soldi messi dal bilancio statale a disposizione dello sport italiano, non deve essere un concetto utilizzato solo quando ti tolgono il controllo di fondi con cui eserciti potere. L’indipendenza dello sport, che dovrebbe essere garantita dai dirigenti super partes, andrebbe dimostrata ribadendo a gente come Andrea Agnelli che la legge non è frutto di una convenzione, ma di un cammino condiviso nel tempo. Cammino iniziato dai nostri padri, a sancire che non tutto può essere possibile per la forza.

Invece Malagò, bontà sua, si preoccupa dei soldi e non di uno sport, il calcio, che sta abbandonando il suo “sovranismo” naturale, per abbracciare la filosofia del mondo digitale globalizzato, dai super fatturati globalizzati. Ma va capito questo rampollo dell’eterno “generone” romano, animato da sempre dalla “cupiditas serviendi” di tacitiana memoria, da quella bramosia del servire riconoscente solo quei poteri forti, che della metastoria, semplicemente, se ne fregano. Forse siamo tutti troppo deboli per reagire, forse siamo solo delle piccole gocce in mezzo al mare. Ma tempo fa ho letto da qualche parte una frase davvero bella: “Dobbiamo capire che ogni nostra decisione è sì una goccia in mezzo al mare, ma senza gocce il mare si svuota”. Probabilmente è arrivato il momento di fermarsi a ragionare sulla reale consistenza del mare.

Di Anthony Weatherill
(ha collaborato Carmelo Pennisi)


 

Anthony Weatherill, originario di Manchester e nipote dello storico coach Matt Busby, si occupa da tempo di politica sportiva. E’ il vero ideatore della Tessera del Tifoso, poi arrivata in Italia sulla base di tutt’altri presupposti e intendimenti.

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  1. Hagakure - 2 mesi fa

    «[…] [populus] duas tantum res anxius optat
    panem et circenses»

    «[…] [il popolo] due sole cose ansiosamente desidera:
    pane e giochi circensi»

    (Giovenale, Satira X[2])

    Sin dall’antica Roma (e forse anche prima) la pratica di distogliere la plebe e la massa da questioni ben più importanti e delicate (in particolare dalla vita politica, in modo da lasciarla alle élite) era ampiamente diffusa e se la Storia ci insegna qualcosa, è sempre dalla Storia e dal Passato che traggono spunto (in particolare, oggi, penso agli 11 punti di Goebbels, i quali costituiscon la base fondamentale della propaganda elettorale e dell’indirizzo politico) certi “individui”, le classi politico/sociali, le istituzioni bancarie mondiali ed in particolar modo la cricca internazionale a guida prettamente ebraica (vedi Goldman Sachs, JP Morgan, Morgan Stanley, ecc.), i quali sono stati e sono in grado di scatenere guerre mondiali senza sparare nemmeno un colpo, ma semplicemente mettendo in ginocchio e alla fame interi paesi ed economie, nonchè di inserire in posti chiave i loro lacchè e fantocci (vedi Macron in Francia, “creatura” dei Rothschild).

    Lo stesso Malagò è sempre stato un fantoccio e servo di potere, il cui unico scopo era insabbiare ogni volontà di reale cambiamento sportivo positivo, amministrando i consistenti introiti di denaro a sua disposizione, distribuendoli ai suoi padroni e formalizzando, su richiesta dei soliti noti, il passaggio da sport a business con estremizzazioni in tal senso, sia di natura politica che economica, le quali avrebbero portato alla distruzione totale di quanto costruito in passato da chi aveva fatto dello Sport un monento di incontro, di aggregazione e di amicizia.

    Mi auguro che la “pulizia” posta in essere raggiunga tutti i livelli e tutti gli sport, soprattutto quelli minori, dove la mafia politica è ancor più forte rispetto a quella del Calcio, il quale è da sempre la “mucca da mungere” per attingere a sovvenzioni e a distribuzioni di denaro “a vario titolo” ma ben nascosta appunto perchè trattasi di sport minori, nei quali la visibilità è veramente minima e ai margini (tranne che durante le Olimpiadi).

    P.S.: Giovanni Malagò è cresciuto nei salotti della Roma Bene. Ma ha anche buoni rapporti con l’entourage sabaudo degli Agnelli (grazie alla amicizia fraterna con il nipote di Gianni Agnelli, Lupo Rattazzi, di cui è anche socio d’affari). Molto legato anche a Luca Cordero di Montezemolo. E’ figlio di una nipote dell’antico ministro democristiano Pietro Campilli.

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    1. Hagakure - 2 mesi fa

      …ahahahahah…sembra quasi che il call center dei lacchè di bracciamozze attenda solo i miei interventi per “scatenarsi”….!!!

      Poveri mentecatti sfigati…quanta fatica e quanto servilismo per poter raccattare il voucher quotidiano…!!!

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    2. ddavide69 - 2 mesi fa

      Piacerebbe fare una sintesi deepensiero di Weatherill e postarlo sul forum dei gobbi e vedere l effetto che fa.

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      1. Hagakure - 2 mesi fa

        Sul forum delle merde a strisce bisognerebbe pubblicare un mandato di cattura a carico dei loro “capaoccia” per illecito sportivo, corruzione e appartenenza alla criminaltà organizzata.

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        1. Hagakure - 2 mesi fa

          …azz…vedo che ci sono dei “tifosi 2.0” che bollano con il “meno” un eventuale ingabbiamento della feccia a strisce.

          Il che la dice lunga sulle “frequentazioni” degli utenti su questo forum e del senso di appartenenza al Toro.

          Qui il 90% degli “utenti” sono lacchè di bracciamozze o merde a strisce bianconere travestite che vengono a creare zizzania

          Solo il 10% appartiene alla “Fedee al Tifo Granata”.

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    3. turin - 2 mesi fa

      non è la prima volta che mi capita di notare che, non appena si parla male di malagò, qua dentro qualcuno si scatena mettendo valanghe di non mi piace. Pur non condividendo i toni molto accesi, devo ammettere che hakagure potrebbe aver ragione su qualche infiltrazione di gente non del toro in questo sito. Sono sospetti, ed inquietanti, tutti questi strenui difensori di malagò. Non sono un esperto di tecnologie, quindi potrei dire una sciocchezza, ma sembra esserci una sola, o poche mani, dietro tutti questi giudizi negativi.

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      1. Hagakure - 2 mesi fa

        Ciao Turin: i giudizi negativi, quando si parla male di bracciamozze o si definisce questa società di “yesmen” con il nome di “cairese” o si contesta “uolter mazzarri” o qualche giocatore che fa il lavativo o, come in questo caso, quando si contesta il sistema mafioso sportivo messo in atto, già dai tempi della Democrazia Cristiana, dalla politica marcia per controllare le risorse e gli sport e trasformarli in puro business, dove affluiscono montagne di quattrini, spuntano come funghi.

        Su questo sito, facente parte del gruppo “Gazza net”, vale a dire la Gazzetta dello Sport, organo ufficiale sportivo del Gruppo RCS, il cui proprietario è Urbano Cairo dal 2016 (per gentile concessione della famigali agnelli), i Tifosi Granata si contano sulla punta delle dita.

        Il resto sono solo lacchè e servi di bracciamozze che si guadagnano il voucher quotidiano lavorando nel suo call center o, in alternativa, merde a strisce bianconere travestite che vengono a creare zizzania e a sostenere il servo ediotrialista della famiglia agnelli.

        Dunque, non ti stupire più di tanto e non preoccuparti di questi infami vigliacchi privi di spina dorsale: per fortuna i Vecchi Cuori Granata ci sono ancora e sanno perfettamente come rispondere a questa “immondizia umana”.

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        1. ALESSANDRO 69 - 2 mesi fa

          Io in realtà i mi piace o i non mi piace non li ho mai considerati, troppo facile mettere un pollice verso o a favore senza far sapere chi siamo. Tieni conto che il forum è aperto a tutti perciò non è detto che gli autori dei pollici versi siano tifosi Granata. Io prendo in considerazione solo chi commenta …..

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          1. Hagakure - 2 mesi fa

            Ciao Alessandro, è sin troppo chiaro ed evidente che questo è un sito nato per cercare di “piegare al volere di bracciamozze” le teste più calde (e d’altri tempi), ove possibile, del Tifo Granata e dar spazio alla massa di “tifosi 2.0” che si accontentano delle briciole e che vivono la loro squallida vita fatta di anonimato e mediocrità.

            Tantissimi “non mi piace” senza che nessuno di costoro abbia il coraggio di rispondere o proporre un contraddittorio con dati reali e non con i soliti discorsi triti e ritriti sul “salvatore e filantropo” bracciamozze o peggio.

            E poi, basta l’appartenenza (o associazione, tanto e la stessa cosa) del sito al Gruppo RCS per qualificare la maggior parte dei “personaggi” (call center compreso) che scrivono e che tutto sono meno che Tifosi del Toro.

            Questa è la cairese, non dimenticatevelo mai.

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  2. prawn - 2 mesi fa

    E’ un po’ che li salto questi articoli, sarebbe bello leggere ogni tanto qualcosa di positivo e non farcito di citazioni…

    Ma capisco che questo e’ lo stile intrinseco della rubrica, de gustibus

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  3. user-13967438 - 2 mesi fa

    Un po’ cerchiobottista…
    È come sostenere che per ragioni di sovranismo la pizza avrebbe dovuto restare solo a Napoli e dintorni, e sia una vergogna che in ogni anfratto disperso del pianeta la di possa trovare con variabile qualità.
    D’accordo: prima o dopo la super lega europea la faranno, perché non si tratta più di sport ma bensì di puro ed esclusivo business.
    Lo sport ne calcio sopravvive nei cortili, nelle improbabili sfide con palloni più o meno improvvisati in un assolato terreno africano o su un altopiano dell’Asia centrale.
    Già a livello infimo dilettantistico, dove si maschera l’esistenza de business con la parola rimborso, lo sport è tradito.
    Lo sport è un concetto puro, che non può essere contaminato da altro “valore”.

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  4. claudio sala 68 - 2 mesi fa

    Troppa carne al fuoco in poco spazio. Editorialista mai banale comunque. Soffermandomi sul coni questa è un’istituzione che andrebbe riformata in quanto totalmente inadeguata per gestire lo sport lo sport verso il professionismo

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  5. turin - 2 mesi fa

    è stupefacente il tuo commento e alcuni di quelli precedenti. sostenete l’articolo essere interessante ma fuori luogo per questo sito e anche di sospetto snobismo culturale. se l’articolo è interessante non si capisce perché dovrebbe essere fuori luogo, visto che a quanto pare voi, ritenendolo interessante ed essendo frequentatori di toronews, pare lo abbiate capito e apprezzato. Lo snobismo culturale semmai è di chi si arroga il diritto di cosa possano o non possano leggere gli altri lettori, o di cosa possano o non possano comprendere. Forse il direttore di una testata giornalistica esiste per stabilire meglio di voi/noi cosa pubblicare o meno, non credete? Un saluto e lasciate anche a noi poveri comuni mortali la possibilità, come avete avuto voi, di poter capire. Chissà, magari possiamo riuscirci.

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  6. tric - 2 mesi fa

    Non è che qui siamo tutti ignoranti, per cui non mi pare che l’articolo sia stratosferico. Piuttosto mi pare che in più parti dica una cosa e poco dopo l’opposto. Giusta l’osservazione di “snobismo intellettuale”. Bisognerebbe applicare al calcio la filosofia dell’Antitrust, ma, attenzione, non la reale attività di questo organismo.

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    1. Albe69 - 2 mesi fa

      Io non credo che il fatto che questo articolo sia risultato a me complesso significhi che altri siano ignoranti. Proprio perché non mi ritengo uno stupido, gradirei che chi si prende l’onere (e l’onore) di fare giornalismo (cultura, quindi), lo faccia ponendosi il problema della fruibilità. Che si ponga la domanda “per chi sto scrivendo”. Tutto qui.

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  7. Il_Principe_della_Zolla - 2 mesi fa

    Weatherill è sempre preciso e puntuale nelle diagnosi, quanto evanescente nella prognosi. Individua e inquadra l’oggetto della discussione con perizia, mette al suo servizio una prosa ricca e articolata (per pochi? in epoca di sintassi stile SMS, la suddetta prosa è quanto mai benefica), ma lascia un sentimento di incompiuto perché non si capisce in che cosa individui un’eventuale soluzione di quanto va raccontando. Sorge spontanea alle labbra la domanda “So what?”. La frase finale non smentisce (almeno per me) quanto vado dicendo; al contrario, la trovo debolissima a confronto del “j’accuse” che la precede. Cosi’ è, se vi pare.

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    1. Albe69 - 2 mesi fa

      Quello da me evidenziato non è un problema di carattere lessicale, tantomeno sintattico, ma logico. Credo che il primo problema di chi si occupa di cultura sia “arrivare” al proprio pubblico. E nel momento in cui io, fruitore/lettore, ho bisogno di rileggere 3 volte un periodo perché non capisco quello che mi si vuole dire, significa che l’autore non si è posto il problema (oltre al fatto che probabilmente abbandonerò la lettura perché innervosito). Un concetto, seppur complesso, può essere espresso in modo chiaro e semplice, immediato. Altrimenti rischia di diventare un esercizio di stile, e a questo punto, l’autore, tradisce la sua mission.

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      1. turin - 2 mesi fa

        la tua critica garbata potrebbe anche avere un fondo di verità, perché se l’articolo lo hai trovato ostico nella lettura non credo tu lo stia dicendo per partito preso. Ma definire un articolo del genere, denso di riflessioni e ipotesi su cui riflettere, esercizio di stile mi pare, francamente, esagerato. Personalmente non ho trovato difficile leggerlo(ma questo non vuol dire niente, ovviamente), e mi sento solo di dire che se si affronta un argomento dal punto di vista filosofico ed esistenziale, è quasi scontato che sul testo bisogni prestare un po’ più d’attenzione, che non su un articolo che parla della cena dei giocatori del toro. Comunque, è un piacere confrontarsi pacatamente. Alla prossima

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        1. ALESSANDRO 69 - 2 mesi fa

          Questo articolo, come gli altri scritti dal medesimo autore, non è difficile semmai è non banale e ovviamente come tutte le cose non banali affronta la questione calcio da prospettive variabili rispetto a ciò che in maniera superficiale siamo abituati a leggere. Io stesso non mi vergogno a dire che talvolta ho bisogno di rileggere lo stesso periodo perché ogni tanto mi perdo, ma è proprio questo ciò che rende un articolo interessante. Magari si potessero leggere più spesso articoli di questo spessore e lo dico da persona di medio-bassa cultura eh….

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  8. Albe69 - 2 mesi fa

    Io credo che il Sig. Weatherill non abbia tenuto in considerazione l’importanza che questi concetti vengano compresi da molti. Articolo (interessantissimo) scritto per pochi. Pecca, presumo involontariamente, di snobismo intellettuale.

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    1. TORO1960 - 2 mesi fa

      La tua analisi è corretta, l’articolo non è per tutti. F.V.C.G.

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  9. Tarzan - 2 mesi fa

    Articolo eccezionale.

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