Urbano Cairo e il debito, parte 2

Urbano Cairo e il debito, parte 2

Loquor / “Il calciatore/merce è diventata la via più semplice da seguire per realizzare bilanci accettabili e lauti guadagni, e non sarebbe male, prima o poi, che qualcuno facesse chiarezza e trasparenza su tutti i meccanismi regolatori del mercato calciatori”

di Anthony Weatherill

“Il profitto è la naturale conseguenza

                                                     di un lavoro fatto bene”.

Henry Ford

 

“Le parole di De Laurentis sulla Juventus?Anche a me non piace l’indebitamento, ma alle volte le aziende prive di debiti vengono valutate di meno dagli analisti. Dobbiamo aggiornarci entrambi. I 175 milioni di debito della Juve non sono un’enormita’ su 5-600 milioni di fatturato; quello che conta è investire bene le risorse”. Basterebbero queste parole pronunciate da Urbano Cairo in una recente intervista a Radio24, per rispondere a qualche critica a dir poco surreale al mio articolo della settimana scorsa. Ma in realtà non è per rispondere a qualcuno che ho appena ricordato le parole del presidente del Torino, ma solo per riflettere un attimo sul loro significato e allargare un po’ il ragionamento cominciato l’articolo scorso. Perché, come era nelle mie intenzioni evidentemente fraintese da qualcuno ma per fortuna comprese dai più, l’obiettivo del mio ultimo intervento era quello di fare un analisi su cosa vuole dire fare impresa in un sistema calcio dai costi e investimenti sempre più onerosi, e non certo quello di criticare  qualcosa sull’operato di Urbano Cairo (e non perché abbia qualche paura o qualche remora, eventualmente, se dovessi ritenere opportuno farlo). Il presidente del Torino, nell’ultimo articolo, era stato preso solo come archetipo rappresentativo della maggioranza dei presidenti delle squadre di calcio dell’attuale Serie A. Ma veniamo al dunque.

Nelle parole dell’intervista a Radio24 non può sfuggire un’ammissione di notevole rilevanza, e cioè il riconoscere la scarsa stima degli analisti finanziari verso le aziende non propense a ricorrere al debito nelle loro attività. Questo perché un debito contratto, in ogni intrapresa, rappresenta sempre l’ottimistica premessa di un ipotetico credito futuro incassato con gli interessi. E’ più o meno, se mi passate l’inusuale analogia, come mettere al mondo un figlio, il quale per ovvie ragioni all’inizio sarà solo un costante debito ma che nel lungo periodo finirà per diventare il miglior credito da incassare che ogni persona o comunità possa sognare di avere nella vita. Cairo, che è un abile e intelligente imprenditore e sa bene di avere scalato con un debito (con la banca IMI dell’attuale presidente della Lega A e vicepresidente della Federcalcio Gaetano Miccichè) il gruppo Rizzoli-Corriere della Sera, ammette quindi la ragionevolezza dell’indebitamento della Juventus, da Aurelio De Laurentis considerato eccessivo, ma torna a sottolineare la sua idiosincrasia verso l’indebitamento d’impresa. La conclusione del presidente del Torino è che forse lui e il presidente del Napoli dovrebbero aggiornarsi. L’uomo è intelligente, e quindi non dovrebbe sorprendere molto questa sua autocritica. Ma perché allora non mostra di essere conseguente con i fatti alla sua stessa analisi? Difficile dare una risposta ad una domanda del genere e non ho nessuna intenzione di perdermi in ipotesi cervellotiche. Mi fermo al dato di fatto: allo stato attuale Urbano Cairo non ha nessuna intenzione di ricorrere all’indebitamento nella gestione del Torino Calcio. Rilevare ciò da parte mia non è né una critica né un elogio, ma solo una semplice costatazione. Voler decidere di gestire una società di calcio in questo modo è assolutamente legittimo e ha, come ho anche ricordato nell’intervento della settimana scorsa, una sua logica imprenditoriale. Questo modo di fare impresa nell’evoluzione del calcio attuale, ha portato la quasi totalità delle squadre della Serie A a puntare tutta la loro strategia mercantile sulle plus valenze del mercato calciatori e sui diritti televisivi. Una politica completamente diversa da quella seguita dalla quasi totalità delle squadre di calcio europee, che hanno fatto degli stadi di proprietà, delle partnership commerciali e del merchandising il punto di forza dei ricavi dei loro bilanci. Fa impressione vedere Napoli, Milan, Torino, Inter, Lazio e Roma senza stadio di proprietà e senza nessuna strategia precisa di sfruttamento del brand (stendiamo un velo pietoso sulla Fiorentina, in piena agonia progettuale). Getta un po’ di sconforto, almeno a me, vederle agire sul mercato calciatori alla stessa stregua di un qualsiasi mercato delle vacche.

Urbano Cairo e il debito

Il calciatore/merce è diventata la via più semplice da seguire per realizzare bilanci accettabili e lauti guadagni, e non sarebbe male, prima o poi, che qualcuno facesse chiarezza e trasparenza su tutti i meccanismi regolatori del mercato calciatori e su in quanti e quali rivoli finiscano i fiumi di denaro che lo animano. Sono mesi che sulla piazza di Napoli si discute sul fronte ricavi, non in crescita da almeno tre anni, della società presieduta da Aurelio De Laurentis, uscita dalla top20 della Football Money League, la classifica dei ricavi delle società di calcio stilata ciclicamente dalla Deloitte. Anche il Napoli è una società che si fa vanto di non avere debiti finanziari(è importante ricordare che gli azzurri sono la società più liquida della Serie A. In cassa ci sono 118 milioni custoditi presso Unicredit), ma che sostanzialmente non ha avuto uno sviluppo infrastrutturale e commerciale. Quasi tutti i debiti e i crediti del calcio Napoli sono legati esclusivamente al mercato calciatori e ai diritti tv di Lega A e Champions. Lo stallo della crescita dei ricavi della società presieduta da Aurelio De Laurentis è ormai sotto gli occhi di tutti gli analisti finanziari, e stiamo parlando della seconda forza, con molto e imbarazzante distacco dalla prima, della Serie A. Il dato preoccupante sono i ricavi che non crescono, mentre i costi di produzione continuano a salire. Nonostante le roboanti dichiarazioni del patron della Filmauro di voler partecipare entusiasticamente alla nascita di un campionato europeo per club, il rischio eventuale di rimanerne fuori è altissimo. Perché come sostiene Marco Bellinazzo, autorevole specialista del settore per conto del Sole24Ore e notoriamente tifosissimo del Napoli, “il divario tra azienda e squadra appare sempre più ampio”. Il fatturato del Napoli, nell’ultimo bilancio, ha subito una contrazione del 32% soprattutto perché ha ricavato -74 milioni provenienti dalle plusvalenze. Non credo serva aggiungere altro. Quando una società come la Lazio l’anno scorso dal merchandising ha ricavato solo 1,47 milioni di euro(e di stadio nuovo di proprietà nemmeno a parlarne) e la Roma si ferma a poco più di 4 milioni(qui lo stadio di proprietà sfocia nel campo mitologico/giudiziario), è facile comprendere che se in passato ingenti debiti sono stati fatti, certo non hanno avuto l’obiettivo infrastrutturale e commerciale. Inter e Milan, ormai in mano di proprietà straniere importanti, sembrano aver appena imboccato la strada da anni intrapresa dalla Juventus. Fanno ben sperare le notizie di questi ultimi giorni, auspicando abbiano finalmente un fondo di realtà, dei due club milanesi vogliosi di giungere ad uno stadio nuovo e di proprietà.

La settimana caotica del calcio

Sarà un progetto sicuramente realizzato a debito, ma che nel tempo genererà crediti. Vale la pena ricordare che quando i debiti sono realizzati per le strutture del club, sono debiti fatti per i tifosi perché contratti per cose che rimarranno nel tempo. Cose fatalmente destinate a generare ricavi, che fatalmente renderanno più ricco il club, che fatalmente potrà anche scegliere se investire maggiormente nel mercato giocatori per provare a raggiungere qualche risultato sportivo importante. Risultato sportivo importante  foriero  di aumento di natalità di nuovi tifosi per il club. E’ una semplice e normale regola di mercato. Questo non vuol dire, come qualche buontempone(chiamiamoli così per carità di patria) ha provato a sottolineare, che io auspichi un aumento dei costi del calcio, prefigurando quindi una mia contraddizione su quanto sostenuto fino ad oggi. Personalmente, e chi ha la pazienza di seguire questa rubrica da quando è nata lo sa bene, sono contro il denaro che prevarica il sistema calcio e le sue istituzioni, sono contro chi vuole utilizzare il calcio come un facile mezzo di moltiplicazione di denaro. Sono contro chi, e qui la mia Inghilterra è storicamente la colpevole numero uno, ha sporcato le maglie, per me sacre, con le sponsorizzazioni e ha quotato le società di calcio in borsa. Ma non ho mai sostenuto, ne mai sosterrò, di essere contro il libero mercato e la necessaria e giusta struttura mercantile che il calcio deve  avere. In conclusione,  i presidenti come Urbano Cairo sono ovviamente liberi di agire come vogliono, e sono assolutamente legittimati nel farlo. La gestione fatta di plusvalenze di mercato , diritti televisivi e bilanci privi di debiti bancari si può considerare anche qualcosa di accettabile. Ma non si può redarguire chi rileva in questo modo di fare un avvenire di certo tranquillo ma privo di ambizioni. Se non per i propri, legittimi, affari.

 

(ha collaborato Carmelo Pennisi)

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  1. dattero - 3 settimane fa

    lo trovo sensato,come articolo.
    questo è un giornalista che fa riflettere,comunque,trovo molto meno sensato e deprimente il se vuoi vincere vai a venaria,pochezza disarmante

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  2. miele - 3 settimane fa

    Io sono un anziano tifoso, appassionato del calcio inteso come sport, cresciuto a pane e Toro in un’epoca segnata anche tragicamente da vicende crudeli che mi hanno segnato profondamente. Per me il Toro è un ideale, è il simbolo di chi lotta, spesso ad armi impari, contro potenti e prepotenti. Nonostante l’avanzare dell’età, ho conservato questa visione un po’ romantica ed ingenua di questo mondo. Leggere questi articoli, che squarciano quei veli e che costringono a prendere atto di una realtà molto più cruda, mi provoca un senso di disagio e di disillusione, pur apprezzandone la lucidità e l’opportunità. Mi complimento con l’autore, anche se mi procura amarezza e disincanto.

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  3. Bischero - 3 settimane fa

    Non mi sembra un assurdità dire che il presidente Cairo si comporta come un ad. Gestisce i conti a rischio impresa a 0.non crea sviluppo vivendo di diritti tv e plusvalenze.

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  4. Bischero - 3 settimane fa

    Luke90. Certamente il toro aveva debiti superiori al fatturato. Ma la fidejussione cioé la garanzia doveva essere fornita dalla persona fisica. Cimminelli era disposto a regalare il Torino. Bastava un imprenditore che si presentasse con la suddetta. Ma oggettivamente, senza revisione dei conti seria, una montagna di debiti e con una rosa seppur con alcuni giovani di valore(balzaretti Quagliarella mudingay mantovani pinga) da rinforzare, nessun imprenditore si sarebbe accollato il toro. Riguardo allo stadio olimpico é vincolato dalle belle arti e non può essere abbattuto oltre al discorso ipoteca. Se si volesse fare uno stadio si dovrebbe trovare un area nuova. A udine se ammortizzano la spesa in 10 anni non mi sembra un brutto investimento. Senza dimenticare che hanno un fatturato inferiore al nostro. Perdi più in una possibile cessione societaria nel medio periodo uno stadio di proprietà con annesse attività commerciali porterebbe benefici a Cairo.

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  5. prawda - 3 settimane fa

    Personalmente trovo e trovavo anche nel primo articolo, l’esposizione di Weatherill molto chiara e condivisibile.
    Non e’ una critica a Cairo nello specifico, che ha tutto il diritto di gestire il Torino come ritiene opportuno, semplicemente e’ una riflessione su delle scelte di gestione che inevitabilmente si ripercuotono su altre, ma soprattutto condizionano e condizioneranno il futuro societario.
    Qualsiasi imprenditore investe nella propria societa’ per farla crescere e per mantenerla competitiva; poco importa se lo fa attraverso l’utilizzo di risorse proprie, attingendo al credito o usando tutti o parte degli utili se questi ultimi sono sufficienti allo scopo, non e’ determinante il come vengono fatti gli investimenti ma il farli.
    Personalmente di societa’ che siano cresciute senza fare investimenti non ne ho mai viste e di bilanci, per lavoro, ne ho letti tanti.
    Andrebbero poi meglio analizzati alcuni numeri: per esempio quando si parla di costo per lo stadio, si dovrebbe ricordare che la costruzione dello stadio dei gobbi da 41k spettatori e’ costata circa 130M, il Torino ha negli ultimi cinque anni accumulato utili per oltre 60M.
    Oppure analizzare, per esempio, quanto spende il Torino per la crescita e la visibilita’ del proprio Brand, ma potrebbe essere comodamente esteso a tutta la serie a, confrontandolo con quanto investono le squadre inglesi; non bisogna poi restare stupiti se all’estero le squadre inglesi sono decisamente conosciute, con i benefici economici che questo comporta e non solo quelle che partecipano alle coppe, se e’ il campionato inglese la lega maggiormente seguita e piu’ richiesta e non solo per le partite di cartello.
    Infine sul fallimento Cimminelli: la fidejussione era ovviamente in capo alla societa’ proprietaria del Torino, quindi a Cimminelli, ma si potrebbe chiedere al San Paolo perche’ nego’ la fidejussione da 18,7M che se ricordo bene avrebbe dovuto coprire i debiti IRPEF quando solo il valore che avevano i singoli giocatori di proprieta’ superavano il totale complessivo dei debiti, senza contare il valore del brand e lo stadio che sarebbe stato di proprieta’.
    Continuare ad agitare quanto successo come uno spettro per tentare di giustificare l’assenza di investimenti e’ stucchevole oltre che poco logico ed assolumaente non reale, visto che il totale del debito accumulato e che porto’ al fallimento e’ inferiore a quanto il Torino incassera’ solo di diritti televisivi in questa stagione.

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  6. Bischero - 3 settimane fa

    Torello 621 sbagli. La fidejussione non la facevano a cimminelli che non poteva garantire in quanto le sue aziende erano sull orlo del fallimento. Il Torino falli per conseguenza del insolvenza del suo proprietario. Non per i 40 milioni di debito.

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    1. Luke90 - 3 settimane fa

      Io ci capisco poco … per carità ma l’insolvenza c’è perchè ci sono i debiti; senza debiti non c’è il motivo principale per l’insolvenza. Sono d’accordo, cmq, il problema non è il debito di per sé (che a me pareva essere di 60mil con una perdita inferiore ai 9); il problema penso stia nel fatto che non ci sono risorse per far fronte alle proprie obbligazioni (come diceva Moratti quando la sua Inter viaggiava a 430mil di debiti…lui, diceva, il problema non è il debito ma il fatturato …sappiamo come è finita), come per qualsiasi altra azienda. Poi dire che fare debiti sia un bene o un male… difficile soprattutto se parli di sport e spettacolo. Ci sono film costati un botto di soldi e sono stati un fiasco al botteghino..
      Pertanto non condivido la relazione diretta stadi-debito-ambizione.
      In Italia ad avere stadi, e debiti, sono: juve e sappiamo la storia; atalanta (acquistato quasi a 9mil, e che tra ristrutturazione e restyling ha messo altri 35mil); udinese (ristrutturato poi buttato giù e ricostruito… per la ricostruzione circa 25mil); sassuolo (prende lo stadio all’asta per quasi 4mil e ristruttura per 10/11); frosinone (40anni per finirlo e 11mil).
      Tutte squadre sicuramente ambiziose… visto l’assioma? Mah.. forse.
      Tolta Juve e un po’ Atalanta che ha avuto, soprattutto, la fortuna di azzeccare sempre il mercato .. le altre?
      Ad Udine si dice che lo stadio inizierà a produrre risultati dopo l’ottavo anno.. sempre ad Udine con stadio, debiti ma senza plusvalenze si chiude il bilancio in perdita… e ai Pozzo non piace.
      Secondo me non è così semplice anche se, per fare uno stadio, debiti si potrebbero anche fare come facciamo tutti noi quando ci compriamo una casa.
      Ma non avrebbe senso ristrutturare il Grande Torino… servirebbe una struttura nuova, moderna, con ampi spazi; poi servirebbe una proprietà con le spalle molto coperte che possa permettersi anche di fare debiti se vuole, ma che deve portare risultati (che significa che se spendo tanti soldi e li spreco devo essere pronta a spenderne altrettanti per correggere), per perpetuare un ciclo virtuoso. Viceversa si rischia solo un ennesimo tracollo.
      Secondo me Cairo sta cercando di stabilizzarsi economicamente e sportivamente con il minimo rischio.
      Se riuscisse in questo intento potrebbe anche rischiare di più, magari anche vendere, … ma finchè si comprano giocatori a 15/17mil di euro che sono dei fiaschi, la vedo complicata.
      Purtroppo ci vuole tempo e di tempo noi tifosi ne abbiamo concesso tanto e a tanti e la delusione più grande sta proprio nel fatto che Cairo sembrava la persona giusta.
      Per me lo è ma ci vorrà ancora tempo.
      cmq sia sono d’accordo con chi dice che tifare Toro è innanzitutto questione di fede, con tutto il rispetto.

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  7. Bischero - 3 settimane fa

    Granata hai fatto un ragionamento sensato. Ma secondo me non hai capito che quando si parla di stadio di proprietà per i padroni di club non si pensa al rettangolo verde con gli spalti. Quello é il contorno. Tutti i presidenti chiedono cubature per fare anche cinema ristoranti alberghi parcheggi a pagamento. Lotti di terra edificabili per residenze, centri commerciali e attività varie. Ad apertura dello stadium la Juventus per attività correlate incassa a ai tempi più di 20 milioni. Lo stadio é un compromesso. Per quanto riguarda il costo di costruzione cmq ci sono credito sportivo, e poi bisogna considerare che il toro cmq paga un canone annuale al comune per l olimpico. Quindi un costo cmq cé già.

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  8. Bischero - 3 settimane fa

    Oooooooo……. Finalmente. Semplicemente perfetto.

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  9. granata - 3 settimane fa

    MI limito alla questione stadio con annessi e connessi. Se prima non si fa il tanto auspicato salto di qualità (con partecipazione continuativa a una Coppa Europea) credo sia un po’ utopistico pensare che Cairo si accolli un investimento oneroso come quello di uno stadio nuovo di proprietà. A Milano c’ è un progetto da 500/600 milioni di euro, ma Milan e Inter sono (quasi) costantemente in Europa e quando aprono i cancelli di San Siro fanno 60/70.000 spettatori. Mettiamo pure che per il Toro l’ investimento possa essere più contenuto (con una ristrutturazione “pesante” dell’ Olimpico), ma parliamo sempre di cifre che si aggirano sui 100 milioni di euro, anche per aumentare la capienza oggi limitata a soli 28 mila posti scarsi. Bisogna quindi prima passare attraverso il consolidamento di risultati sportivi di buon livello, cosa che nei 14 anni di presidenza Cairo non è mai avvenuta (miglior piazzamento settimi). C’ è poi un secondo problema di abbonati e paganti, che, dopo gli anni ruggenti al Delle Alpi (60 mila spettatori per uno spareggio per salire in Seria A), sono drasticamente calati. Al di là se Cairo vuole o può permetterselo, c’ è quindi innanzi tutto un problema di risultati sportivi e di partecipazione dei tifosi (siamo tredicesimi come numero di abbonati). Quest’ anno, la società non ha lesinato, nè speculato sulle plus valenze, bisogna onestamente riconoscerlo, ma ha anche creato uno sbilancio fra entrate e uscite. Niente di grave, per carità, l’ indebitamento è pari a zero, ma temo che un Cairo non vorrà ripetere l’ “esperimento” la prossima stagione se non si centra la qualificazione in una Coppa Europea. L’ intenzione è stata evidente con l’ ingaggio di Mazzarri (quinto allenatore più pagato della Serie A), il quale finora avevo scelto la strada di un gioco prudentissimo, sparagnino, poco propenso ad alimentare l’ azione offensiva. Ho detto “aveva”, perchè mercoledì sera si è visto un altro Toro, dal pressing alto, dall’ azione rapida, dalla presenza in area avversaria con 4-5 giocatori. Una novità assoluta. Speriamo che non sia la solita rondine che non fa primavera. Se nemmeno quest’ anno si centra l’ obiettivo Europa, con una Serie A in cui Inter e Milan vanno a corrente molto alternata, la Roma sta precipitando, la stessa Lazio prende sbandate, la Fiorentina il Sassuolo e l’ Udinese stanno deludendo, è un bel problema. Il Toro pur giocando abbastanza male è lì e Mazzarri ha una discreta “rosa”, forse la migliore dell ‘era Cairo. E’ lui il principale responsabile della nostra crescita e lo dico non per criticarlo o lodarlo, ma per una semplice logica constatazione.

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    1. turin - 3 settimane fa

      caro granata, seguo sempre i tuoi commenti con grande attenzioni, perché sono civili e sensati. Ma se rileggi il passaggio in cui Weatherill cita il bravo Marco Bellinazzo, si capisce che il problema non risiede solo nei risultati sportivi, che il Napoli negli ultimi anni per sua fortuna ha avuto. Il nodo sta proprio nelle parole di Cairo citate in testa all’articolo, dove il nostro presidente ammette che forse lui e De laurentis in qualcosa stanno sbagliando. Un saluto

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  10. PrivilegioGranata - 3 settimane fa

    E per la seconda volta non mi trovo d’accordo con Weatherill.
    Tanta teoria dovrebbe calarsi nella realtà italica, laddove impera il motto “Ah… mi dispiace… ma io so’ io e voi non siete un cazzo” (cit. Marchese del Grillo, il film, non il forumista).
    Tanta teoria dovrebbe confrontarsi con una realtà in cui ad alcuni è concesso pressoché tutto, mentre ad altri è proibito anche ciò che è lecito e spetta di diritto.
    Ne consegue che l’indebitamento, a torto o a ragione, per alcuni è conveniente e comporta rischi bassi anche in caso di non raggiungimento dei risultati sportivi che quel debito presuppone, mentre per altri sarebbe come infilarsi un cappio al collo aspettando nient’altro che il sistema calcio, marcio e pilotato da chi sappiamo bene, stringa il nodo.
    Immaginiamo un Toro che si espone in maniera importante a livello di indebitamento: sarebbe l’occasione più ghiotta per i ladri a strisce per farci sparire e senza neanche esporsi in prima persona. Basterebbe mandare avanti le truppe cammellate in giacchetta giallo fosforescente.
    Quindi, gentile Weatherill, tanta bella teoria la sua, ma che purtroppo si esaurisce dove iniziano i fatti.

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    1. Torello_621 - 3 settimane fa

      A rafforzare il tuo pensiero, ma non siamo già falliti una volta perché avevamo talmente debito da non riuscire a trovare un soggetto che ci facesse una fideiussione. E tutto ciò con importanti assets in bilancio che sono andati totalmente persi per il debito (Quagliarella, Mudingay, Sorrentino, Mantovani, il transfuga gobbo…).

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  11. user-14153144 - 3 settimane fa

    Tempo fa avevo letto della possibilità di acquisire il Grande Torino da parte del Toro,ristrutturarlo…c è ancora questa possibilità o sarebbe meno dispendioso farne un altro ex novo ?
    Purtroppo sappiamo tutti che gli Agnelli possono tutto in Italia…dallo stadio regalato a Corona in galera per cose che loro fanno normalmente,non a caso il rampollo Lapo plurifallito come uomo e imprenditore,vera vergogna di famiglia continua a fare quel che vuole…
    Io sono con Cairo che fa le cose col sudore della sua fronte senza aiutini da parte di nessuno e tutto quello che verrà sarà reale…non ci dimentichiamo di tutte le grandi,ultimi il Milan,che sono stati ad un passo dal fallimento…già solo il fatto che il pres si affidi al suo allenatore per gestire la squadra senza pressioni esempio imporre di far giocare per forza gli acquisti pesanti(azza,soriano,niang…)a differenza degli altri(vedi i cardi)e tantissima roba…

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  12. Toro71 - 3 settimane fa

    La differenza è che De Laurentiis ne capisce di calcio Cairo un po’ meno. Il Napoli nel 2004 era in serie C. Oggi è costantemente in Champions League. Io non credo proprio che Cairo abbia meno soldi di De Laurentiis. Evidentemente è circondato da collaboratori che sanno fare il proprio lavoro. Cairo va comunque elogiato perché quest’anno ha tentato il salto di qualità, ma purtroppo Soriano e Zaza sono stati solo due bidoni. Bisogna puntare sui giovani sul nostro vivaio come il Toro di Mondonico che vinse l’ultima Coppa Italia e perse con l’Ajax la Coppa Uefa. Mazzarri a mio avviso non ha gradito gli acquisti di Soriano e Zaza e non li ha quasi mai impiegati. Per fortuna Soriano era solo in prestito con diritto di riscatto, invece Zaza siamo obbligati a riscattarlo. Cmq speriamo in un finale di stagione avvincente e….forza Toro.

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  13. user-13758358 - 3 settimane fa

    secondo me Cairo con gli investimenti di quest’anno (indipendentemente dall’effetto sulla squadra, ma non è colpa sua) ha finalmente deciso di diventare grande. Lo farà a piccoli passi come sua indole ma lo farà. La qualificazione in coppa è l’obbligatorio viatico per la crescita.
    mimmobg

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  14. lovelynik - 3 settimane fa

    Cairo ci sgancera’ quando iniziera’ la superlega e i diritti tv si abbasseranno notevolmente

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  15. SemperFidelis - 3 settimane fa

    Non si può mettere a confronto la politica della gobba ( faccenda stadi ) con il resto d’Italia.
    A Torino gli Agnelli fanno quello che vogliono, possono comprare terreni renderli edificabili e stadi a prezzi che nessun’ altra società.
    Al Toro riesce difficile avere i permessi per il Robaldo, a Milano a Milan e Inter il sindaco propone la ristrutturazione di San Siro, i comuni sugli stadi hanno entrate che non rinunceranno mai, a meno che non ci siano la pressione che solo gli Agnelli hanno a Torino.
    Su Cairo può fare meglio ma in passato ho visto Borsano rischiare e far finire la società in mani a faccendieri che han fatto il male del Toro.
    Ho visto revocare la promozione per debiti mentre le Romane salvate da finanziamenti del credito sportivo.
    Per me il Toro è una fede che vinca o che perda trovare nuovi tifosi solo perché si vince meglio che tifino gobba li sanno come vincere.
    Forza Toro

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    1. Madama_granata - 3 settimane fa

      Dai voli pindarici di Weatherill, che tratta il “mondo del calcio” come un fenomeno filosofico-politico- economico-sociale, tanto utopistico quanto irreale, al commento terra-terra, ma concreto e reale, di “Semper Fidelis”.
      – “C’è chi può e chi non può”: questo prima di tutto
      – Le decisioni, in particolare sugli stadi e sulle strutture sportive, in realtà le prendono i singoli Comuni, che, a sconda del colore della coalizione “al monento regnante”, dispensano permessi o divieti, facilitazioni od ostacoli alle squadre cittadine.
      – Salvo particolari eccezioni, i comuni italiani (all’esteto non so come funziona) hanno tutto l’interesse a bloccare, o almeno a rendere difficoltoso,l’insorgere di stadi di proprietà per non rinunciare a cospicui e corposi guadagni sull’affitto di queste strutture sportive, e per non accollarsene le spese di manutenzione.
      Trattasi spesso di strutture ormai inadeguate ed obsolete.
      Parlando di Torino e del Torino, e vedendo le inqualificabili condizioni in cui versano il verde pubblico e le strade cittadine in genere, quali sarebbero le condizioni del vecchio, caro “Comunale”?
      Probabilmente la città non avrebbe neppure più uno stadio agibile, altro che le “cerimonie olimpiche” per Torino 2006!
      Non oso pensarci!
      Accettiamo di cambiargli il nome, facciamolo diventare l'”Olimpico Grande Torino”
      e la Società di Urbano Cairo pagherà un lauto affitto e manterrà il suddetto stadio in condizioni decorose e adeguate alle regole di “sicurezza”.
      Il Comune non rinuncerà mai a tutto ciò!
      Dei due stadi cittadini, il “Delle Alpi” lo ha svenduto alla Juve.
      Rimane il Comunale, che deve giocoforza mantenere
      (non può la città rimanere senza uno stadio).
      Quindi quale miglior affare, se non affittarlo al Torino Calcio?
      E, secondo voi, il Comune di Torino darebbe il permesso ad Urbano Cairo di costruire un altro stadio di esclusiva proprietà del Torino Calcio?

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      1. turin - 3 settimane fa

        la settimana scorsa lei ha equiparato la gestione di cairo a quella “del buon padre di famiglia”. Questa la dice lunga chi, tra lei e weatherill, sia utopistico e irreale. nemmeno citare le parole del suo buon padre di famiglia, cairo stesso, riesce a far capire chi non vuol capire. il suo caso è esemplare. il bravo weatherill è meglio che si rassegni

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    2. Granata - 3 settimane fa

      L’Atalanta a Bergamo ha comprato lo stadio comunale per 7 milioni di € da scontare….

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      1. Madama_granata - 3 settimane fa

        Non conosco la realtà di Bergamo, ma la prima cosa che mi viene da pensare è che “l’Albinoleffe, la seconda squadra, nella sua città, con tutto il rispetto, ha un
        peso politico-economico un po’ più leggero di quello che ha a Torino la Juventus!”.
        Intanto Bergamo non è la terza o quarta città italiana, né tantomeno è capoluogo di regione: trattasi di una realtà più piccola, che da sempre, geograficamente e politicamente, vive all’ombra di Milano.
        Probabile, ma è solo un mio pensiero, che l’Atalanta (come la Juve) acquisti un suo stadio dal Comune, mentre in un altro, mantenuto di proprietà comunale, giochi l’Albinoleffe.
        Se Granata ne è informato, ed è addentro alle politiche di quella città, mi farebbe piacere potesse rispondere e dare a tutti noi chiarificazioni. Grazie.

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    3. èunafede - 3 settimane fa

      i pollici versi al commento di semper fidelis sinceramente non li capisco, d’altronde nessuno degli spolliciatori ha motivato alcunchè. Io spero in una crescita esponenziale della società ma sono orgoglioso di sentirmi diverso da quelli che crescono ricorrendo a clientelismo o malaffare o arroganza politico economica. Desidererei più di ogni altra cosa tornare agli antichissimi fasti ma l’anima al diavolo io non la vendo, questione di gusti e di punti di vista. non voglio diventare come i tifosi della squadra innominabile che non ri rendono neanche più conto di quanto è marcia la loro squadra, la proprietà della loro squadra, ciò che circonda la loro squadra e, in ultima analisi, anche loro stessi. Quando non ti rendi neanche più conto delle porcate che sono in realtà palesi, e il complottismo non c’entra niente, per me è l’inizio della fine. ovviamente parere personale. FVCG

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      1. André - 3 settimane fa

        Concordo con te!

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  16. user-13963758 - 3 settimane fa

    l’importante è massacrare dei gobbi il 4/5

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  17. Esempretoro - 3 settimane fa

    Vangelo. Debbo però ribadire che molti “accontentisti” sull’argomento si auguravano che il pres optasse in futuro per una via di mezzo.Per competere oltre un certo livello (ammesso s’andasse in coppa) un aumento fisiologico dei costi è inevitabile. L’alternativa sarebbe una partecipazione “figurativa”, con quasi sicura complicazione della corsa in campionato.
    Coloro che ipotizzano un’idiosincrasia della Società alle coppe europee non lo fanno perché non stimino Cairo ma solo perché hanno già capito (di sicuro molto prima di me, che di cose economiche ne mastico poco) che per RESTARE in quella zona serve qualcosa in più.E credetemi, qui non c’è alcuno che non sia perplesso o critico se non per il bene del Toro. Penso che dopo le tonnellate di gelato al gusto m… un po’ di comprensione i tifosi la meritino. Tanto siamo tutti qui, lo eravamo e lo saremo. FVCG

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