Toro, questa è vera libidine!

Toro, questa è vera libidine!

Saldature / La rubrica di Beppe Pagliano

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A volte il calcio, così come la vita stessa, riesce ad essere imprevedibile e può regalare delle sorprese davvero inaspettate!

Tutti quanti noi ricordiamo il Toro di inizio stagione, quanta fatica faceva, quanto l’attacco era in difficoltà, gli stessi giocatori ad un certo momento sembravano sfiduciati, l’unico che continuava a crederci, almeno stando alle dichiarazioni ai media era Ventura dimostrandosi indubbiamente un uomo caparbio e sicuro di sé, altri come il sottoscritto guardavano preoccupati al futuro immaginando imminenti sciagure e retrocessioni.
Poi è successo qualcosa di particolare, il mercato invernale ha fatto sì che alcuni giocatori, evidentemente non graditi al tecnico ed allo spogliatoio stesso emigrassero verso altri lidi, mentre altri, vedi Barreto, si scoprissero vittime di infortuni settimanali che li costringeva ad essere costantemente messi ai margini della squadra.

Il mercato in entrata ci regalava un Maxi Lopez ormai da almeno tre stagioni in fase discendente, ma che qui è ritornato quello degli anni belli ed un comprimario come Gonzalez prelevato dalla Lazio!

Fatto sta che da dicembre in poi è iniziata la metamorfosi pazzesca della squadra granata, il brutto anatroccolo si è pian piano trasformato in cigno, la squadra timida ed impaurita di inizio stagione ha gradualmente preso coraggio e fiducia nei propri mezzi ed oggi questo manipoli di ragazzi sono una squadra quadrata, coesa e terribilmente ‘cazzuta’ come la tradizione granata impone!

Il merito di tutto questo è indubbiamente da spartire tra Mister Ventura ed i senatori dello spogliatoio.
Chi mi segue ricorderà quanto le mie critiche siano state in passato feroci nei confronti dell’allenatore genovese, ebbene oggi non ho alcun problema a chiedergli scusa, i fatti hanno dato ragione alla sua cocciutaggine ed alla sua tenacia.

Nel mio piccolo, durante lo svolgimento della mia attività lavorativa a volte mi capita di trovarmi a saldare dei tubi in posizioni disagevoli, quante volte mi sono sentito dire da qualcuno che la cosa era impossibile, a quel punto a costo di far scendere tutti i santi dal paradiso mi incaponisco ed incurante delle varie scottature mi impegno a portare nel termine il mio compito, perché il Toro, la letteratura e l’educazione sabauda mi hanno insegnato che non ci si deve arrendere facilmente!
Ecco perché oggi chiedo venia a Giampiero Ventura, il tecnico genovese ha avuto il merito di credere fino in fondo alle proprie idee a costo di diventare impopolare!

E adesso vogliamo parlare di questa settimana perfetta che abbiamo vissuto?
Non so voi, ma io una gioia calcistica come quella provata giovedì sera non la ricordavo da una vita, nei miei ricordi la pongo ai livelli del derby vinto in tre minuti nel 1983 e l’eliminazione del Real Madrid in coppa UEFA!

Una botta di adrenalina simile l’ho provata poche volte, un percorso simile tra esaltazione e depressione causato dai nostri gol e quelli dei baschi ha fatto sì che le mie coronarie per un ora e mezza abbiano viaggiato pericolosamente sulle montagne russe, fino a scoprirmi abbracciato ad un armadio dopo il terzo gol granata siglato da Darmian!

Al fischio finale ero sudato quanto i giocatori in campo, nonostante il divano di casa sia alquanto comodo, mia moglie negli ultimi minuti di gara si rifiutava di guardare il televisore sentenziando che non sia una cosa umana soffrire così per una partita di calcio, mio figlio di cinque anni, fortunato lui, si era addormentato sull’uno a zero, mentre il volpino di casa abbaiava nervosamente ad ogni mio scatto ed imprecazione.

Ma quanta felicità ed orgoglio ho provato al novantesimo, al mattino seguente andare al lavoro ha avuto un sapore dolce, così come incrociare gli sguardi dei tifosi granata felici mi ha fatto tornare indietro di decenni.

Domenica sera poi, contro il Napoli una parte di me, quella razionale, mi diceva che un pareggio sarebbe stato un punto prezioso, al contrario un altra parte di me quella sognatrice, donchisciottesca e tremendamente granata mi diceva che il ferro deve essere battuto finché è caldo!
Ci voleva un altro operaio specializzato come me per capire quando è il momento di colpire il metallo incandescente, preferibilmente se biondo, alto, muscoloso e polacco!

Ed eccolo il nostro operaio specializzato, erede della stirpe dei veri capitani granata quella fatta di atleti scolpiti nel marmo, indomiti, fieri di indossare la maglia granata e di portarne la fascia da Capitano.

Era lui, Kamil Glik a metà del secondo tempo ad inzuccare il pallone che superava il portiere partenopeo, regalandoci la seconda immensa gioia di questa nostra settimana perfetta!

Ed ora siccome l’appetito vien mangiando, andiamo ad Udine con immutato appetito ed iniziamo a pensare alla trasferta in Russia, sulla carta pressoché impossibile, ma a questo punto non ci costa nulla crederci ancora, non abbiamo nulla da perdere e tutto da guadagnare, magari provando un altro po’ di vera libidine…..

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