Filadelfia – Gran Torino e ritorno

Filadelfia – Gran Torino e ritorno

Sotto le Granate / La rubrica della nostra Maria Grazia Nemour

Bene, ora puoi parcheggiare al Fila ed entrarci dentro, toccarlo. Sentire in un respiro di quanto ossigeno ti riempie. In questi giorni sembra il Colosseo, chi si fa scattare una foto con i vecchi spalti alle spalle, una davanti al portone granata, un’altra a farti piccolo vicino ai pennoni. Qualcuno che conosci lo trovi sicuramente, l’occasione per un’altra foto.

I balconi dei palazzi intorno sono agghindati per la processione di ritorno a casa del Toro.

Dal Fila al Grande Torino ci sarà mezzo chilometro. Cinquecento metri di negozi arredati di Toro, in una vetrina la maglia autografata di Bianchi, nell’altra le sciarpe. Insomma, un bell’andare.

Entri allo stadio e fa caldo che sembra luglio. Il Toro d’estate, è ancora più bello. Il terzo anello prende l’arancio del cielo quanto il sole di abbassa, ancora più sotto, è tutto granata. E si gioca.

Otto gol. Hanno giocato parecchio!

Si srotolano gli striscioni:

“Una stagione in chiaroscuro, servono investimenti per il futuro”

e “Miha non mollare, in Europa ci devi portare”.

Che peccato che quest’anno chi ha voluto andare in Europa lo abbia dovuto fare per iniziativa personale, il Toro non l’ha portato.

Ma lasciamo stare quello che non è avvenuto e torniamo a Torino, torniamo al Sassuolo, che dimostra subito di non essere qua per far presenza, ha intenzione di giocarla, l’ultima di campionato.

La prima rete è di Boyè. La prima in assoluto, visto che in campionato ancora non lo si era visto segnare. Un piccolo numero da illusionista per aggirare il difensore e infilare la palla laggiù, nel lontano angolino della rete. È sempre sceso in campo con tanto cuore e gambe, Boyè, ma fino a domenica non era bastato, e per un attaccante, fare gol è piuttosto sostanziale.

Il Sassuolo non ci sta, e Defrel pareggia.

Ma noi abbiamo Baselli. Sempre più piacevole da seguire in campo Baselli. Preciso nel dirottare il pallone, pulito nelle azioni di chiusura. Baselli gol! Un gran bel gol.

Il Sassuolo non ci sta, e Defrel ri-pareggia.

Ma ecco che arriva De Silvestri. De Silvestri? Già, De Silvestri che dà spettacolo saltando i difensori fino al raggiungimento della rete, un gol di cui non si raccoglievano scommesse. E invece.

E così finisce il primo tempo e siamo a cinque gol. Ne mancano tre.

Il primo del secondo  tempo lo architetta Falque, che non è sempre riuscito a esprimersi al meglio  quest’anno, ma visto che con quella di domenica sono una dozzina, le reti segnate, si conferma un gioiello del Toro, di quelli che splendono. Ci prova di sinistro ed è palo, Belotti incombe senza infilare, ci riprova di destro ed è gol!

Già, il gol è di Falque ma tutto lo stadio urla “Andrea Belotti”. L’abnegazione in partita è contraccambiata dalle attenzioni della squadra per lui e dall’amore sconfinato dei tifosi, per lui. Il gol di Belotti è invocato e atteso come il miracolo di San Gennaro. La sua palla gol si concretizza al 34esimo, Belotti la riconosce subito e corre all’impazzata: eccolo, e sono 26, le gioie del Gallo 2016-2017.

Il Sassuolo non ci sta, e Defrel ri-segna, ma stavolta non è un gol che pareggia.

Stavolta, vince il Toro.

I tifosi del Sassuolo volevano affittare un pullman ma poi hanno visto che bastavano un paio di macchine e quando i giocatori gli tirano le maglie, i tifosi ne prendono un paio ciascuno, qualcuno tre. Più o meno.

Venneri invita gli ardenti granata appollaiati sulle balaustre a festeggiare fino in fondo, evitando di far squalificare il campo con un’invasione. Che la parata abbia inizio. Una passeggiata di giocatori in mutande (io imporrei granata pure quelle) che si portano per mano fidanzate e figli. I quattro metri di portieri salutano definitivamente il Toro, Hart con la signora Hart, Padelli con la piccolissima padellina in rigorosa tenuta Toro.

 

Un giro di pista per il Presidente, che si braccia sorridendo. Ancora rido pensando al siparietto dell’asta dei seggiolini al Filadelfia. E tu Miha quanti ne prendi? Vieni Belotti, vieni, quanti ne compri? Acquah, dove ti nascondi? Dimmi un numero, quanti te ne do?

Sagace uomo d’affari, il Presidente.

Che si appassioni sempre di più a quel grande affare di cuore che siamo noi del Toro, il Presidente.

E per chiudere il mister. Il nostro agro-dolce mister.

 

È l’ora di riprendere la strada verso il Fila. Arrivata, guardo verso l’ingresso degli spogliatoi, un amico mi ha detto che Claudio Sala la parcheggiava sempre là, sulla sinistra, la sua 126 targata TO R0xxxx, e vicino, il Mercedes verde metallizzato di Pupi. Un’ultima occhiata ai balconi arredati di granata intorno a casa nostra e poi via, salgo in macchina. Già a parlare del prossimo Toro.

 


Mi sono laureata in fantascienze politiche non so più bene quando. In ufficio scrivo avvincenti relazioni a bilanci in dissesto e gozzoviglio nell’associazione “Brigate alimentari”. Collaboro con Shakespeare e ho pubblicato un paio di romanzi. I miei protagonisti sono sempre del Toro, così, tanto per complicargli un po’ la vita.

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