Quando a Torino non c’è un lieto fine

Quando a Torino non c’è un lieto fine

Sotto le Granate / Torna la rubrica della nostra Maria Grazia Nemour

9 commenti

Che la Juve giochi la finale di Champions mi importa davvero poco. Io sabato sera sono andata al cinema. Però ho largamente sorriso, nel buio, ad apprendere di ogni siluro: colpito, colpito, colpito, colpito. Affondato!

E perdono. Sette volte perdono. Questo mi spiace nella misura in cui sembra che una negatività ancestrale di tipo Champions sia con loro, e alla Juve non riesco a riconoscere nulla di spirituale o soprannaturale. Solo la materialità del potere.

Un Real futuristico, da guerre stellari, contro una Juve armata di catapulta e alabarda, medioevale.

Un attimo di tenerezza nel vederli disorientati davanti alla scoperta che si può avere l’arbitro contro. Ma facciamo tenerezza anche noi, che ci accontentiamo di sfottere chi è scivolato durante l’arrampicata, a un soffio dalla vetta. E lo facciamo guardando da lontano, lontano. Da un lontanissimo nono posto in campionato.

Meno male che c’è Capitan Glik, con il suo “giustizia è stata fatta” si conferma ultras della Maratona, di quelli che d’inverno stanno a torso nudo e danno ritmo ai cori.

Silenzio bianconero dopo la partita, che poi è diventato il silenzio di tutti, a Torino. Silenzio davanti allo tsunami di terrore in piazza San Carlo, silenzio per i 1500 feriti che hanno riempito il pronto soccorso, per il bimbo che voleva tifare la sua squadra e ora ha bisogno che tutti tifino per lui.

Perché così tanto pressapochismo nell’organizzazione dell’evento nella città sabauda? Nella fiscale, burocratica, tignosa, Torino?

La città delle code ai tornelli del Grande Torino e delle perquisizioni che non risparmiano neppure gli zainetti dei bambini. La Torino che allo stadio non fai entrare una bottiglia d’acqua neanche se sei il mago Silvan.

La Torino così attenta alla sicurezza dei torinesi da non autorizzare per intero le manifestazioni sportivo-culturali proposte per il Filadelfia. Proprio quella Torino che quando gioca il Toro, capita sempre la domenica ecologica e giustamente vincono le priorità ambientali, ti aggiusti.

Permettere la vendita di bevande in bottiglie di vetro intorno a una piazza destinata ad accogliere migliaia di persone è poco sabaudo. Non regolarizzarne l’afflusso, è poco sabaudo. Non programmare e vigilare sulle vie di fuga, è poco sabaudo. Anzi, è da incoscienti.

Chi va allo stadio a vedere il Toro è abituato a rispettare mille e una regola in tema di sicurezza e sabato sera è stato drammaticamente dimostrato quanto possa essere dannoso, non farlo.

E non è la Appendino, il problema, come non lo era Fassino o Chiamparino. E’ che Torino ha due anime, una rispetta le regole e l’altra le decide. Una delle due ha pochissimo a che spartire con la città, nonostante la domini. Per questo, raccoglie milioni di tifosi nel resto dell’Italia.

Ci sono i pochi tifosi juventini che si comprano il biglietto per Cardiff senza neanche informarsi sul prezzo e la moltitudine di quelli che la partita la guardano da piazza San Carlo, così come da tante altre piazze italiane. La Juve è la squadra per chi una squadra non ce l’ha, e finisce per scegliere quella che vince, quella che fa prendere polvere alle coppe. Quella che forse promette una rivincita alle mille cose della vita che vanno storte. Quella che ai piccoli tifosi insegna: vincere non è importante, è la sola cosa che conta.

E ora ci vogliamo mettere a discutere del modo, in cui vincere?

No. No perché noi, siamo l’altra anima di Torino.

Ma alla fine, tra i cubetti insanguinati e i rifiuti di piazza San Carlo, sabato c’è stato poco da ridere per tutti.


Mi sono laureata in fantascienze politiche non so più bene quando. In ufficio scrivo avvincenti relazioni a bilanci in dissesto e gozzoviglio nell’associazione “Brigate alimentari”. Collaboro con Shakespeare e ho pubblicato un paio di romanzi. I miei protagonisti sono sempre del Toro, così, tanto per complicargli un po’ la vita.

9 commenti

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  1. WGranata76 - 6 mesi fa

    Articolo perfetto che sintetizza come da sempre in questa città e questa nazione gli ovini abbiano strapotere e una predisposizione a ignorare leggi e delinquere liberamente,tanto nessuno li punisce e richiama mai all’ordine. Quindi non ci si stupisce che i tifosi,servi inconsci di questa famiglia, siano antisportivi,ignoranti delle regole e criminalim
    Certo spiace per il bimbo,unico innocente lì dentro,ma dall’età della comprensione in sù tifare quella squadra vuol dire consapevolmente tifare per la scorrettezza,l’illegalità e la rappresentazione di vili poteri e quindi niente buonismo,nessuna lacrimaa che ne traggano saggia lezione. Una lezione su quanto interessa alla loro squadra dei suoi tifosi,visto che sacrifica la sicurezza pubblica,pur di dimostrare che la città è loro e non Granata (quanto gli brucia sentirselo dire anche da tutti gli altri giocatori professionisti..). E ancora che imparino quanto si care sono le conseguenze di non rispettare le regole,di pensare di essere onnipotenti,invincibili,superiori e quindi al di sopra delle regole.
    Nessun buonismo,aldilà dei bimbi,per questa gente che ha solo pagato le conseguenze di una mentalità che condividono e che hanno ben mostrato scappando oltre 800 metri non badando di aiutarr nessuno e NO! Non ci sto a dire che noi avremmo fatto lo stesso. Noi siamo più corretti,più civili e leali fra noi,aldilà delle diatribe pro e contro Cairo ecc. Noi avremmo avuto panico,sbando si,ma anche presto,prestissimo molti avrebbero ragionato sull’assenza di fiamme,fumo,spari ecc. e ci sarebbe stata collaborazione nell’aiutare i caduti,feriti. Loro sono un branco selvaggio,noi una comunità.Il nostro modo di vivere da Toro è onesto,determinato,sofferente e tende a unirci nei problemi e nella sofferenza,senza larghi egoismi. Loro sono una massa di egoisti che pensano solo a se stessi e scamparla con ogni mezzo,cosí come gli insegna la loro società, vincere ad ogni costo. Noi non sacrifichiamo un bimbo per salvarci,noi non mettiamo da parte orgoglio e dignità pur di sfuggire alla sorte infausta,ma la affrontiamo,perchè questo ci ha mostrato la nostra storia ed eredità.

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    1. IlDadoDelToro - 6 mesi fa

      Mi piacciono i tuoi riferimenti alle due differenti filosofie che animano il popolo granata e quello pigiamato, ma è proprio la nostra umanità e la nostra capacità di stilare una scala di valori a farci riconoscere la gravità di quanto successo. È questo che deve avvicinarci alla pietà, al rispetto e alla vicinanza per chi soffre, in quanto persona!
      Purtroppo le regole del branco e, soprattutto, del panico obnubilano le menti, di TUTTI.
      Prego non succedano mai più eventi simili.

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  2. bertu62 - 6 mesi fa

    @Akatoro, in effetti non è che non hai capito il messaggio, NON HAI PROPRIO CAPITO NIENTE! Ti faccio solo un veloce ripasso: maggio 2002, MARCIA DELL’ORGOGLIO GRANATA, eravamo in 50.000…..CINQUANTAMILA!!! 14Km, dal Filadelfia anzi DALLE MACERIE DEL FILA, passando in C.so Re Umberto (ceppo in Memoria di Meroni…) e su fino a Superga…..14Km, giovani, donne, bambini, uomini, anziani, famiglie…..Casini: ZERO! Feriti: NESSUNO! Danni: MA QUANDO MAI!!! Perché NOI SIAMO DIVERSI, NOI SIAMO GRANATA, DENTRO, NEL DNA, LORO…..??
    FV♥G!!!

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    1. Akatoro - 6 mesi fa

      Ma 15 anni fa c’era la psicosi attentati come c’è oggi?
      Io dico solo che davanti a una tragedia sfiorata, si dovrebbe pensare più alla sicurezza, e meno ai colori. Credo che se fossimo stati noi in piazza, e dopo un boato qualche minchione si fosse messo a urlare attentato la reazione sarebbe stata simile

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      1. IlDadoDelToro - 6 mesi fa

        No Akatoro, mi spiace, ma non hai davvero capito e compreso il BELLISSIMO articolo (faccio davvero i complimenti a Maria Grazia).
        Spenderci parole mi sembra quasi di svilire un testo sacro, ma ti invito a riflettere sui copia e incolla virgolettati:
        “Perché così tanto pressapochismo nell’organizzazione dell’evento nella città sabauda?”
        “…che poi è diventato il silenzio di tutti”
        “silenzio per i 1500 feriti”
        “per il bimbo che voleva tifare la sua squadra e ora ha bisogno che tutti tifino per lui”
        Silenzio è sinonimo di “rispetto” ed è al contempo un forte richiamo alla riflessione per quanto successo e un appello alla compassione e all’aiuto di tutti quelle persone che hanno subito un evento traumatico e shockante come quello di piazza San Carlo.
        Ciò che la giornalista sottolinea sono le due facce della stessa medaglia: nell’organizzazione per il Fila i motivi di ordine pubblico hanno impedito di avere due giornate di apertura libera, mentre per la finale di Champions non si è praticamente badato a nulla in termini di sicurezza.
        Aggiungo ancora stralci del testo che rispecchiano appieno quanto fa parte del mio pensiero:
        “Torino ha due anime, una rispetta le regole e l’altra le decide”
        “Una delle due (anime) ha pochissimo a che spartire con la città, nonostante la domini”
        “(la goeba) promette una rivincita alle mille cose della vita che vanno storte. Quella che ai piccoli tifosi insegna: vincere non è importante, è la sola cosa che conta” e noi siamo esattamente l’opposto: noi lottiamo per raddrizzare, non ce lo aspettiamo dalla squadra, noi insegniamo che vincere sia un impegno, ma rialzarsi e non mollare sia la vera priorità.
        E la chiusura del pezzo “Ma alla fine, tra i cubetti insanguinati e i rifiuti di piazza San Carlo, sabato c’è stato poco da ridere per tutti” ha posto il punto conclusivo della vicenda: il dolore della gente ha soffocato definitivamente la nostra soddisfazione per la sconfitta della squadra strisciata.
        Tanti complimenti a Maria Grazia Nemour

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  3. bertu62 - 6 mesi fa

    MARIA GRAZIA, UNA DI NOI!!! ♥ !!! LO DICO SEMPRE, LO SO….PERCHÉ’ E’ VERO, SEMPRE!!!!

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  4. Akatoro - 6 mesi fa

    Articolo che non mi è piaciuto per niente. Forse non ho colto il messaggio tra le righe, ma non mi è piaciuto. Visto quanto successo, dovremmo ringraziare il cielo che non ci siano stati morti. È in questi casi non si dovrebbe discutere di bandiere. Se fosse stata una finale di Coppa Italia, col toro in campo, sarebbe potuto succedere stessa cosa.

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    1. roberto.romanello_386 - 6 mesi fa

      Articolo molto bello e ben scritto. Profondo. Forse non hai colto davvero. Può capitare anche ai Granata…

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    2. sylber68 - 6 mesi fa

      Akatoro,ma che akatoro dici?

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