Oggi il Toro parte per Bilbao, al suo ritorno accoglietelo a braccia aperte…

Oggi il Toro parte per Bilbao, al suo ritorno accoglietelo a braccia aperte…

Europa League / A prescindere dal risultato, ci piacerebbe commentare una folla, intenta ad applaudire in piena notte la propria squadra

Il Toro partirà oggi alla volta di Bilbao: terra basca, terra ostica. Ad attenderlo ci sarà una partita delicata, quanto decisiva. Da giocare in clima infernale: quarantasettemila contro duemila e cinquecentoundici. Numeri da capogiro, una bolgia infernale. Un’impresa che in proporzione potrebbe ricordare la battaglia delle Termopili. 

In questi giorni il collega giornalista Malcom Pagani, nella sua personale rubrica ”Bisogna saper perdere”, pubblicata sul Fatto Quotidiano (un giornale che solitamente dedica lo spazio sportivo solo e solamente alle big europee), ha messo in luce diversi aspetti del Torino targato Giampiero Ventura.

L’ingratitudine – scrive Pagani – ha molti padri e nessuna filiazione certa. Così tra qualche mese si faticherà a trovare qualche povero cristo disposto ad ammettere di aver sbagliato a ingiuriare Giampiero Ventura in ìmprovvido anticipo sui tempi. “Bollito”, “rompicoglioni”, “incapace”, “testa di cazzo”, “ipocrita”, “vendicativo”, “presuntuoso” e via andando sull’onda lieve della contumelia e dell’insulto sordo alle recenti imprese. Per chi vive lontano da Torino o per gli scettici per i quali Ventura e il saggio maestro di calcio in grado di risollevare miracolosamente il Torino nelle ultime stagioni portandolo dalle sabbie malferme della Serie B all’Europa, consigliamo un salto sui forum di settore del tifo torinista dove, nelle miniere del non sense a cielo aperto, si possono trovare (con poco sforzo) irripetibili trivialità indirizzate con la solita ‘coraggiosa’ sovrabbondanza da tastiera, al tecnico 67enne. Il diritto di critica, si dirà. La memoria delle vittorie passate, si rincarerà. E poi il carattere di Ventura. Uno che non striscia ventre a terra, uno che ha l’ardire di dire come la pensa, uno che ha il vizio di fare del realismo un punto fermo e di rammentare che per concludere un percorso seriamente, più che la bacchetta magica o la promessa facile, servono tempo, applicazione e serietà.

Un perfetto ritratto dello spaccato granata. Condito da un riflessione finale che non può non far vibrare il cuore di ogni tifoso del Toro: Sarebbe bello se al ritorno, nei pressi di Caselle, gli applausi fossero a prescindere. Copiosi. Sacrosanti. Dovuti – conclude il collega del Fatto.

Esattamente. Sarebbe proprio bello, tornati da Bilbao, commentare una folla che in piena notte accoglie la sua squadra a braccia aperte. All’uscita dall’aeroporto. Al di là del risultato. A suon di applausi.
Sarebbe proprio da Toro…

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