Torino Femminile? Ecco perché ci crediamo

Torino Femminile? Ecco perché ci crediamo

Il Segno dei Tacchetti / Otto buoni motivi per auspicare l’arrivo di una squadra ufficiale del Toro in Serie A Femminile

di Diego Fornero, @diegofornero

Perché non esiste ancora un “vero” Torino FC Femminile? O meglio, perché sarebbe cosa buona e giusta che un giorno – speriamo il più presto possibile – questo possa finalmente diventare una realtà? Ve lo raccontiamo qui, in otto semplici punti.

  1. Perché i campionati di Serie A e Serie B sono passati sotto l’egida della FIGC: ora si fa davvero sul serio

 

Partiamo da un presupposto: le calciatrici in Italia non godono dello status di professioniste. Da questo punto di vista, il movimento calcistico nazionale è ancora (parecchio) indietro rispetto a realtà del livello di Francia, Germania ed Inghilterra. Però, qualcosa si sta muovendo e la più grande novità è alle porte: dal 2018/2019 i campionati di Serie A e Serie B, fino ad oggi in mano alla LND – Lega Nazionale Dilettanti – passeranno sotto l’egida della FIGC. Il cambiamento è potenzialmente epocale, e la Federazione ha oggi tutto l’interesse affinché i grandi club entrino a fare parte del movimento.

  1. Perché il livello si sta alzando e i grandi club sono quasi tutti dentro

 

Parlavamo di grandi club. Di fatto, a parte il Napoli, le “prime della classe” in Serie A sono tutte scese in campo. Fiorentina, Juventus e Lazio partecipano al campionato con delle squadre ufficiali, non delle semplici affiliate, ma vera e propria emanazione dei club maschili, così come avviene per realtà più piccole come Sassuolo ed Empoli. Altri club, come Inter, Atalanta, Brescia, Hellas Verona, Chievo, Udinese e Roma, hanno optato per soluzioni intermedie, “adottando” club dilettantistici già esistenti, e fornendo loro – in modo più o meno intenso e pervasivo – nome, kit tecnici, supporto logistico, attrezzature ed impianti. Già dalla prossima stagione, secondo i rumors, Milan, Inter e Roma dovrebbero compiere il grande passo e seguire l’esempio di Fiorentina e Juve, creando delle vere e proprie emanazioni femminili del club. Come farlo? Nulla di più semplice: acquisendo i titoli sportivi di squadre già partecipanti ai campionati e già collegate al club.

  1. Perché un “Torino Calcio Femminile” esiste già, e non ha nulla a che vedere col Torino FC

 

Probabilmente molti di voi, leggendo queste righe, si saranno detti: “Ma come? Un Torino femminile esiste già”. È vero, esiste un “ACF Torino” che ha anche una storia relativamente lunga ma non c’entra assolutamente nulla con il Torino FC. Fondato nel 1981 come “ACF Juve Piemonte” (sic!), poi denominato “ACF Virgilio Maroso”, dal 1985 contiene la denominazione “Torino” e veste i colori granata in omaggio alla squadra della città. A livello sportivo, il risultato migliore di sempre è un secondo posto in Serie A nel 2007, ma il club si difende(va) bene a livello di Primavera, con quattro titoli nazionali nel 2006, 2007, 2011 e 2012. Nell’era del Torino Calcio, il club femminile si è anche fregiato dell’uso del famoso e mai dimenticato “stemma ovale”, privilegio mai replicato dal 2005 ad oggi. Il Torino FC, inteso come società, non ha infatti mai riconosciuto – né ufficialmente, né ufficiosamente – il club oggi presieduto da Roberto Salerno, imprenditore e politico che detiene la squadra dal 2007.

  1. Perché è giusto che – se Toro deve essere – sia un Toro vero

 

Il punto 4 è strettamente collegato al punto 3: è ancora accettabile, con tutto il rispetto per l’ACF Torino, che il Torino – inteso come società di Urbano Cairo – non sia ufficialmente rappresentato in un movimento in crescita come quello femminile? L’esperienza insegna come progetti di successo come quello della Fiorentina (campione d’Italia nel 2016) e della Juventus (che in questa sua prima stagione nella massima serie sta lottando testa a testa con il Brescia) abbiano raccolto un enorme riscontro anche in termini di pubblico. Siamo sicuri che la tifoseria granata, che già ha dimostrato un grandissimo attaccamento alle formazioni giovanili, saprebbe fare altrettanto con una squadra femminile. Si tratterebbe, insomma, della chiusura di un cerchio: un vero e proprio “ecosistema Toro” che tutti, tifosi e calciatrici, si meritano. Avvicinarsi all’ACF Torino, insomma, sarebbe già un passo in avanti: o con un’affiliazione ufficiale, oppure – ancora meglio – con una vera e propria acquisizione del titolo sportivo. A questo riguardo, peraltro, l’ostacolo è rappresentato dalla categoria: partire da qui, significherebbe iniziare dalla Serie B ed accettare questa sfida, provando a guadagnarsi l’accesso alla massima serie con un progetto serio e una formazione competitiva.

Torino femminile

  1. Per dare continuità ad un settore giovanile che sta lavorando al meglio

 

Due squadre di Pulcini, oltre ad Esordienti, Under 12 e Under 15. Il Torino, quello “vero”, da tre anni si è attrezzato a livello di settore giovanile femminile, progetto nelle mani del responsabile Marco Pianotti, sotto l’attenta supervisione di Massimo Bava. Ogni stagione, si aggiunge una categoria: il 2018/2019 sarà l’anno dell’Under 16, ma nulla esclude che il Toro possa spingersi più in là, mettendo nel mirino la categoria Primavera. I risultati, peraltro, sono di alto livello: se era stata la Juventus ad imporsi nel 2017, questa volta il raggruppamento del Nord-Ovest, che ha visto le U12 del Toro giocarsela contro le bianconere e contro Genoa e Samp, ha visto prevalere le granata di mister Geninatti, che, proprio in casa delle “cugine” a Vinovo, hanno staccato il pass per le finali nazionali di Coverciano. Le quattro migliori d’Italia si affronteranno il 16-17 giugno a Coverciano per un posto alla Danone Nations Cup, una sorta di “Mondiale” per rappresentative femminili, in programma a settembre in Sudafrica. Se il vivaio funziona, si merita senz’altro una prospettiva di Prima squadra: che senso avrebbe non dare a queste ragazze la possibilità di sognare? O addirittura incorrere nel paradosso di formare giocatrici destinate ad altre realtà, magari proprio cittadine?

  1. Per giocare un derby come si deve: per il Toro e per la città di Torino

 

A proposito di realtà cittadine: la Juventus è scesa in campo nel calcio femminile facendo le cose molto sul serio. L’estate scorsa, i bianconeri hanno rilevato il titolo sportivo del Cuneo (neopromosso in Serie A) ed allestito una rosa ultra-competitiva, facendosi forti della propria posizione dominante e scegliendo i migliori profili del calcio italiano, arricchiti da importanti talenti internazionali. Di fatto, sei/sette elementi della Nazionale vestono la maglia bianconera, ed alcune tra le giocatrici più importanti (basti citare Barbara Bonansea, Martina Rosucci e Cecilia Salvai) sono cresciute nel settore giovanile dell’ACF Torino. A questo riguardo, la riflessione è d’obbligo: innanzitutto la città di Torino merita un derby “vero”, e non il tiro a segno che ha visto la Juventus spazzare via lo stesso ACF Torino con un 18-0 aggregato (sic!) nel primo turno di Coppa Italia. Se difficilmente si potranno paragonare gli investimenti “faraonici” (poco o nulla se rapportato alla prima squadra, tantissimo se riferito al calcio femminile italiano) dei bianconeri su una squadra femminile, sarebbe importante allestire una squadra che possa essere perlomeno artefice del proprio destino, senza affidare a una società terza l’onere e l’onore di affrontare le stracittadine vestendo la maglia granata e portando sul petto il nome del Torino. E chissà che non possa essere proprio il già menzionato settore giovanile l’arma in più delle granata…

  1. Perché il Filadelfia è un palcoscenico troppo bello per non ospitare anche la squadra Femminile

 

Allenamenti della Prima squadra e partite della Primavera e della squadra Femminile: il nuovo Filadelfia non sarà forse riuscito a riproddure il feeling dello storico cortile, ma più lo si vive e più diventa bello, vero, granata. Una categoria in più, oltretutto con la prospettiva di disputare un campionato di livello, non può che essere un’occasione d’oro per vivere con ancora maggiore pienezza la nuova casa del Toro. Per come stanno le cose oggi, il Fila sarebbe semplicemente, e per distacco, il migliore stadio italiano tra quelli che ospiterebbero partite di calcio femminile. Un motivo di orgoglioso e un’ottima base per sviluppare ulteriormente il senso di appartenenza, oltre che per completare in modo ancora più organico quell’ecosistema granata cui già abbiamo fatto cenno.

  1. Per inserirsi in un ambito di enormi potenzialità in termini di marketing e business

 

Il calcio femminile italiano sta crescendo giorno dopo giorno e l’approdo di nuovi grandi club non potrà che aumentare ulteriormente il valore, anche economico, del movimento. Con Fiorentina, Juve, Milan, Inter e Roma si inizia a fare davvero sul serio, e ritardare ulteriormente sarebbe controproducente oltre che, a lungo termine, anche svantaggioso. Il rischio, ovviamente, è che la “torta” sia già stata ampiamente spartita ed è importante essere lungimiranti, anche per attirare nuovi fan (e non necessariamente soltanto in Italia) nel senso più moderno del termine. Attualmente, l’accesso – anche televisivo – al calcio femminile è relativamente limitato ma le cose cambieranno a breve. Rai Sport ha trasmesso parzialmente la Serie A femminile nella stagione che sta per concludersi, e i canali ufficiali dei Club, Juventus TV su tutti, ne hanno fatto parte integrante del proprio palinsesto. Sarebbe, insomma, una ghiotta opportunità anche per i canali, sia digitali che televisivi, del Torino FC. E, chiaramente, dovremmo attrezzarci anche noi… Ma ci faremo trovare pronti!

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  1. Prkrebel - 4 mesi fa

    Sarebbe bello avere tutto il ventaglio di squadre competitive: giovanili, femminile e prima squadra.
    Go granata gilrs!

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  2. CarlosMarinelliCampobasso - 4 mesi fa

    Speruma

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  3. CarlosMarinelliCampobasso - 4 mesi fa

    Speruma ..

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