2012-2015: il Torino Primavera di Longo ha trasformato lo scetticismo in entusiasmo. Ora tocca ai tifosi

2012-2015: il Torino Primavera di Longo ha trasformato lo scetticismo in entusiasmo. Ora tocca ai tifosi

Toro Del Futuro / Domani la Youth League col Middlesbrough: missione quasi impossibile ma da affrontare con fierezza, ricordando quella manciata di persone che seguivano la Primavera pochi anni fa

Longo, Primavera Torino Supercoppa

Tutto è iniziato con una vittoria: 1 settembre 2012, la prima gara ufficiale di Moreno Longo sulla panchina della Primavera del Torino, inizio della sua quarta stagione in granata da allenatore del settore giovanile, dopo un anno con gli Allievi Lega Pro e due con gli Allievi Nazionali.

Il Toro, inteso come prima squadra, ha appena ottenuto una promozione in Serie A che ha ridato fiducia all’ambiente, e stimolato nuovi investimenti. A livello giovanile, cambiano non poche cose: torna la Berretti, fortemente voluta da Massimo Bava, nuovo responsabile del vivaio che lascia Antonio Comi libero di dedicarsi al suo nuovo ruolo di DG, e Longo eredita una Primavera le cui colonne sono già state formate da Antonino Asta, che le ha condotte a una storica Final Eight, prima di lanciarsi nella sua nuova avventura tra i professionisti.

Longo
Il tecnico della Primavera Moreno Longo

Il ritiro estivo ha mostrato al grande pubblico le prestazioni del brasiliano Willyan Barbosa, scoperto dal semi-sconosciuto club del Leme a Viareggio nel febbraio 2010, tenuto a bagnomaria per quasi un anno per questioni regolamentari, lanciato da Asta e scelto da Ventura per il ritiro estivo, dove ha deliziato i tifosi soprattutto in amichevole contro la Lazio. Dalla Prima squadra fa la spola Abou Diop, che molti vorrebbero vedere titolare, ma che riuscirà a dare continuità soltanto in Primavera, pur aggregandosi ai quasi-coetanei unicamente per le partite.

In quell’ambiente, Longo parte bene, battendo 3-0 il Livorno in una partita che si sblocca soltanto al 68’ con la rete di Diarra, cui faranno seguito i centri di Dell’Aglio e del gioiellino Aramu. In tribuna, una manciata di persone, ed anche un po’ (anzi, un bel po’) di scetticismo. L’addio di Asta, bandiera del Toro da calciatore e protagonista assoluto da tecnico delle giovanili, lascia un po’ di vuoto. Tra i granata, poi, non ci sono più Comi, Benedetti, Scaglia, Sperotto, Milani, Miello, Chiosa… Tanti di quei classe ’92 e ’93 che avevano impressionato negli anni recenti. La leva ’95, che aveva fatto vedere grandi cose tra i Giovanissimi, viene quasi tutta dirottata in Berretti: tra i “più grandi” il primo ad essere promosso è Aramu, già lanciato nella stagione precedente tra i ’93, leva tra la quale resterà un fuoriquota importantissimo, il portierone Alfred Gomis.

Tra i “fantasmi” di un collega stimatissimo, Moreno Longo si presenta ai tifosi nel modo migliore: con una vittoria. Quella stagione, nel quale – è bene ricordarlo – il Torino inteso come club si riaffacciava in Serie A da neopromossa – si chiuderà con un sontuoso cammino in regular season, un terzo posto che varrà l’accesso ai play-off e una vittoria thrilling a Interello contro l’assai più quotata Inter per l’approdo in Final Eight a Gubbio, con una sconfitta rocambolesca di misura contro la Lazio di Bollini, che si cucirà poi lo Scudetto sul petto.

Ecco: domani sera, quando il popolo granata si riunirà ancora una volta allo Stadio Olimpico per sostenere la propria Primavera (altra eccezione nel calcio italiano, che forse vi apparirà ormai normale ma non lo è, perché le 15mila persone viste contro il Senica e le 8mila viste in Supercoppa contro la Lazio restano un punto altissimo del quale questo Toro deve andare orgoglioso), chiamata ad una vera e propria impresa in Youth League contro il Middlesbrough dopo la sconfitta per 3-0 della gara di andata, dovranno ricordarsi di quell’immagine.

Di quella manciata di persone sugli spalti il 1 settembre 2013 trasformate in migliaia, dello scetticismo diventato incredulità e poi enorme passione. Dopo tre stagioni, dopo due finali Scudetto, dopo un Tricolore tornato sulla maglia granata a ventitré anni dall’ultima volta, dopo una Supercoppa Italiana alzata al cielo, dopo aver mandato quattro giocatori in Serie B e una decina in Lega Pro, quello che scenderà in campo domani sera sarà un Toro di cui andare orgogliosi, con un tecnico destinato a far ancora parlare di sé.

E anche di fronte ad un’impresa sportiva oggettivamente molto difficile, se non quasi impossibile, di una cosa sono certo: i ragazzi che scenderanno in campo domani sera lo faranno ancora una volta con la fierezza di non indossare una maglia qualsiasi. La speranza è che altrettanto facciano i (mi auguro) numerosi tifosi presenti per sostenere una squadra che non ha mai mollato e che non ha intenzione di farlo neanche stavolta…

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