Blocco riforma Primavera: al solito, prevalgono gli egoismi

Blocco riforma Primavera: al solito, prevalgono gli egoismi

Primavera / In Lega Serie A non è passata la proposta di riforma del Campionato Primavera: tutto bloccato. Ora almeno si evitino le ipocrisie

C’è del grottesco in quanto successo ieri pomeriggio nell’assemblea della Lega Serie A (leggi qui). La riforma del Campionato Primavera, proposta dai Responsabili dei Settori Giovanili di 18 club di Serie A su 20 e avallata all’unanimità da una commissione di esperti e studiosi ad hoc in seno a via Rosellini, è stata respinta ieri dal voto dei presidenti. Il massimo campionato giovanile, quindi, rimarrà così come è ora.

COME E’ OGGI – La Primavera, massima categoria giovanile, prevede la partecipazione delle società di Serie A-B: 42 squadre divise in tre gironi, compilati in base al criterio geografico (Per intendersi, il Girone A in cui è protagonista il Torino vede partecipare in linea di massima squadre piemontesi, liguri ed emiliane). Otto squadre (di cui due tramite i play-off) si qualificano alla fase finale a otto, con formula di “tabellone tennistico” dai quarti di finale fino alla Finale Scudetto. Risultato: nei gironi eliminatori, c’è poca competitività. In via di massima, ci sono le solite tre-quattro squadre che si competono le prime posizioni (salvo le eccezioni come la Virtus Entella di quest’anno), con molte partite dall’esito scontato.

COME AVREBBE POTUTO ESSERE – Dal 2017-2018, secondo la riforma bocciata, il campionato sarebbe stato diviso in due: una “Serie A” a 16 squadre e una “Serie B” con le restanti. Due divisioni – stabilite in base al ranking degli ultimi cinque anni e ai risultati della stagione 2016-2017 – per omogeneizzare il livello delle partecipanti, con promozioni e retrocessioni e il titolo di Campione d’Italia assegnato a chi arriva primo nella “Serie A”. Risultato: partite che sarebbero state tutte più equilibrate tra avversari di pari livello, con un grande beneficio in termini di formazione dei giovani calciatori. E un format che assottiglierebbe la differenza notevole che c’è oggi tra la Primavera e la Serie A, con il risultato di una maggior produzione di talenti pronti per il salto tra i professionisti.

E invece, ancora un nulla di fatto. Con alcuni presidenti che si sono fatti due calcoli e, vuoi per l’aumento dei costi delle trasferte e vuoi per il timore di restare confinati a lungo nella “Serie B” Primavera, hanno votato di no, con il quorum di 16 voti che non si è raggiunto. A questo punto, la nostra speranza è che non si sentano più, dopo ogni brutta figura internazionale rimediata dai club e (speriamo di no) dalla Nazionale, frasi come “il calcio italiano deve ripartire dai vivai”. È chiaro che non c’è la volontà di cambiare e che la lungimiranza cede sempre il passo agli egoismi particolari. Ma almeno ci venga risparmiata l’ipocrisia…

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