Calma e sangue freddo

Calma e sangue freddo

Verso San Siro / Una vittoria importante nella finale di andata di Coppa Italia, ma il traguardo è ancora tutto da raggiungere: con le gambe, il cuore e soprattutto la testa.

di Diego Fornero, @diegofornero

«Siamo soltanto a metà dell’opera»: così Federico Coppitelli al triplice fischio di Torino-Milan, e non ci potrebbero essere parole migliori. L’andata e il ritorno, formula della Finale di Coppa Italia Primavera (sulla quale ci sarebbe anche da discutere, ma che ha il merito di poter regalare ai ragazzi un’atmosfera magica come quella vissuta ieri sera al Filadelfia), nasconde insidie da non sottovalutare, ma non si può nascondere come la vittoria conquistata dai granata poche ore fa abbia qualcosa di davvero speciale per come è stata maturata.

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FILADELFIA, FINALMENTE – Sarà che il terreno di gioco degli Immortali, seppur mitico e tanto desiderato da anni da tutto l’ambiente, finora non ha portato granché bene alla squadra (che proprio in Coppa Italia ha costruito i propri migliori successi a Vinovo in casa della Juve e nel doppio confronto contro la Roma, con la gara casalinga giocata addirittura a Grugliasco); sarà che in campionato la stagione è stata finora di quelle “un po’ così”, quasi da Toro dei grandi; sarà che intorno alla squadra aleggia un po’ di “sana jella” davvero granata (l’esordio in Serie A di Buongiorno, granata da sempre, con infortunio maturato dopo pochi minuti la dice tutta); sarà quel che sarà… Ma il 2-0 firmato Butic e Rauti porta con sé qualcosa di veramente piacevole, pur nella propria inevitabile sospensione.

LE NOTE LIETE – Una vera e propria perla, quella del croato ex Inter, con sterzata e conclusione da giocatore vero, quale – a tratti – in questi mesi il giovane attaccante ha dimostrato di poter diventare; un contropiede micidiale, quello del talento classe 2000 fresco di esordio in Nazionale Under 18, uno che i gol li aveva nel sangue già quando a 14 anni era stato scoperto da Bava nel Novara e giocava con una zazzera di riccioloni nei Giovanissimi granata, proprio dove un brutto infortunio finì per tenerlo fermo per quasi una stagione, tanto da far dire a molti (a volte si parla troppo in fretta, soprattutto nel calcio) che quel giocatore lì, con quella esplosività e quella fame, non sarebbe tornato indietro. Tante le note liete, compresa quella coppia di terzini “made in Toro”, Gilli-Fiordaliso, plasmata ad arte da Coppitelli, che ha saputo valorizzare due giocatori di cui nelle passate stagioni si era parlato troppo poco. E poi, quella “pazzia” tutta granata di Coppola, talmente generoso dal finire per rischiare un po’ troppo nel finale, pur con l’intento di dare a tutti un segnale.

GAMBE, CUORE E SOPRATTUTO TESTA – Il messaggio, del resto, è chiaro: questa squadra ha qualche limite, soprattutto dal punto di vista fisico (ultimo quarto d’ora oggettivamente alle corde, con amnesie che a San Siro non ci si potrà permettere), ma ha anche armi affilate da brandire, frutto di un’organizzazione maniacale e delle armi tattiche di un allenatore che conferma la tradizione secondo la quale, per sedersi su questa panchina, non si può essere uno qualsiasi. Ecco perché ci sono tanti motivi per andare a Milano a giocarsela nel migliore dei modi, senza credere neanche per un secondo di aver già vinto qualcosa. Due gol si fanno in cinque minuti, come è accaduto ieri sera, e in altrettanti si possono subire: ecco perché, per raggiungere l’obiettivo dell’ottavo successo nella competizione (traguardo storico, che renderebbe ancora più maiuscolo il palmares del Torino, già oggi il Club con il maggior numero di Coppe Italia Primavera in bacheca, pur mancante dal 1999), servirà ancora di più.

Bisognerà dimenticarsi di questi due gol e scendere in campo per vincere senza fare calcoli; giocare una partita attenta senza lasciare spazi a una squadra che ha dimostrato di poter essere pericolosa tra le linee; non farsi travolgere dall’effetto San Siro, dopo aver così tanto beneficiato di un Filadelfia gremito e colmo di passione. Il traguardo è là, lo si vede nitidamente, ma c’è ancora un bel tratto di strada ripida da percorrere: rimboccatevi le maniche, ragazzi… Scendendo in campo con gambe, cuore ma – mi si consenta di essere meno romantico – soprattutto testa: non ci sono altre strade da percorrere.

P.S. È un grande piacere, e soprattutto un grande onore, essere di nuovo qui. 

7 Commenta qui

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  1. torojl - 2 settimane fa

    Qualcuno si ricorda o no che Diego Fornero fino a pochi giorni fa mangiava con i soldi delle merde? Vi siete già tutti dimenticati?

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    1. Rock y Toro - 2 settimane fa

      Ma che discorsi fai? Se uno lavora da operaio alla otomelara vuol dire che è un guerrafondaio? Se uno fa l’infermiere in una clinica privata è uno che mangia sulla salute degli altri?

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      1. torojl - 2 settimane fa

        Mi spiace fratello ma non ci si svende per qualche soldo in quel modo.

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  2. Sempregranata - 2 settimane fa

    Grande Diego, bentornato tra noi!

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  3. Toro88 - 2 settimane fa

    Grandi ragazzi. Siamo orgogliosi di voi

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  4. user-13746076 - 2 settimane fa

    Forza ragazzi, testa e cuore, ce la faremo.

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  5. rogerfederer - 2 settimane fa

    Bentornato Diego!

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