Gyasi e il Toro, il lieto fine di una piccola favola calcistica

Gyasi e il Toro, il lieto fine di una piccola favola calcistica

Firmare un contrato da professionista, in alcune società, consentiteci il termine, “blasonate”, non fa neppure notizia. Già negli Allievi…
Firmare un contrato da professionista, in alcune società, consentiteci il termine, “blasonate”, non fa neppure notizia. Già negli Allievi Nazionali di Juventus, Inter e Milan, giusto per citarne alcune, sono più i giovani contrattualizzati che quelli legati dal “semplice” vincolo di “Giovane di Serie”.
Cose mica da poco, considerato che non parliamo di tecnicismi ma di questioni fondamentali per la crescita di un giocatore, sia dal punto di vista economico, sia dal punto di vista degli stimoli, nonché di modalità completamente diverse di gestione del “patrimonio” umano da parte del club. Un professionista ha un suo cartellino, con un suo valore, la cui entità sarà sancita dal giudice supremo nel mondo del pallone: il rettangolo verde.

Dopo Abou Diop, Marco Chiosa, Emanuele Gatto, Davide Cinaglia, Vittorio Parigini, Mattia Aramu e Antonio Barreca, è, finalmente, Emmanuel Gyasi a fare il suo ingresso nel novero dei (pochi) contrattualizzati all’interno del settore giovanile granata: una mossa che, forse, avremmo auspicato già la scorsa estate ma di fronte alla quale sorge scontato reagire con un “meglio tardi che mai”.
La storia di “Ima”, come è soprannominato all’interno dello spogliatoio, del resto, è una storia tutta da raccontare, che, nella firma apportata al contratto quadriennale di fronte al Presidente Cairo, altro non ha visto che la “ciliegina sulla torta”. Una storia di crescita continua, di riscatto, di orgoglio e di determinazione. Nato l’undici gennaio 1994 in Italia, a Palermo, da genitori ghanesi, ma cresciuto nel paese d’origine, Ima è tornato in Italia a undici anni, precisamente a Pino Torinese, sulla collina a due passi dalla città, giocando nel “piccolo” Pecetto, società dilettantistica allora presieduta dal Presidente Pino Belardo.

E’ proprio tra i biancoverdi pecettesi che questo ragazzino ha iniziato a fare la differenza, meritandosi, nella categoria Giovanissimi Provinciali, a 13 anni, la convocazione nella Rappresentativa del Piemonte e Valle d’Aosta. E’ il momento delle prime luci della ribalta, tra 2008 e 2009 arrivano le prime richieste di provino, prima dal Canavese, allora diretto dall’attuale responsabile del vivaio granata, Massimo Bava, poi dal Genoa ed, infine, dal Torino. Tra grifoni e granata la spunta proprio il Toro dell’allora responsabile del settore giovanile, Antonio Comi, accaparrandosi il giocatore per la categoria Allievi Fascia B 2009/2010, affidata a mister Giovanni Zichella.
E’ l’inizio del “cursus honorum” di Ima nel settore giovanile granata, con un cammino in continuo crescendo: dopo gli Allievi Regionali, ecco i Nazionali, affidato ad un tecnico che sarà decisivo per la sua crescita: Moreno Longo, che lo allena nel 2010/2011. Ima lo ripaga con buone prestazioni, ma non è ancora il giocatore che conosciamo, ed è ancora acerbo da molti punti di vista. Il Torino lo sa, e nella stagione 2011/2012, quando ancora in casa granata mancava la categoria Berretti, anziché aggregarlo alla Primavera lo manda in prestito alla Berretti della Pro Vercelli.

Per quello che, ormai, non è più chiamato Quartsin (cognome della madre), ma diventerà per tutti Gyasi (cognome del marito della madre) è la stagione decisiva: prima esperienza fuori casa, in convitto a Vercelli, prima volta calato in una nuova realtà. Le prestazioni sono altalenanti all’inizio, poi arriva la continuità e la fiducia della vecchia conoscenza granata Antonio Pigino, responsabile del settore giovanile che, ad un certo punto della stagione, siederà anche sulla panchina.
Nell’estate 2012, con la Pro in Serie B sorge addirittura la possibilità di una conferma, aggregato alla prima squadra: l’entourage del giocatore valuta la possibilità, ma Moreno Longo chiama per offrire un posto da sicuro protagonista in Primavera ed inizia la prima stagione per Ima sotto i riflettori. Da “promessa che dovrà mantenersi”, a vera e propria rivelazione della stagione. Nella stagione regolare, Gyasi non è uno che segna, è uno che fa segnare (una sola rete in archivio, contro lo Spezia), ma si rivela fondamentale nel cammino play-off: ai quarti di finale contro il Genoa strappa gli applausi del pubblico per l’eccezionale cavalcata sul momentaneo 3-1 (terminerà 3-2 per il Toro), in semifinale strapazza l’Inter con la rete decisiva che spalanca a Longo e compagni le porte delle finali di Gubbio. Nel momento decisivo della stagione, Gyasi c’è.

In estate, le voci che si rincorrono vorrebbero il ragazzo già pronto ad un’esperienza tra “i grandi”, insignito di un contratto da professionista: anche stavolta, però, Moreno Longo interviene per avere il giocatore ancora una stagione in Primavera, per completare la propria maturazione e rinforzare la squadra. Arriva il contratto di addestramento tecnico (il c.d. pre-contratto) e, seppur si tratti di una mezza delusione dal punto di vista professionale (sorprendente, a detta di molti, noi compresi), Ima parte subito fortissimo: dopo una settimana scarsa di ritiro a Bormio con la prima squadra, gli bastano una manciata di minuti per segnare subito a Novara, alla prima di campionato lo scorso 24 agosto. Si ripeterà il 14 settembre col Modena ma il suo “capolavoro”, a dimostrazione dell’eccezionale rendimento non legato tanto ai goal quanto alla creazione di gioco, sarà il derby Primavera. Ne sa qualcosa il suo marcatore, il bianconero Untersee, che l’esterno granata fa letteralmente ammattire per 90 minuti, conquistandosi poi la punizione che, al 92′, causerà il meritatissimo 3-2 finale per il Torino.
Una qualità che, anche nelle sfide amichevoli, non passa inosservata: dopo una bella prestazione in partitella il 12 ottobre contro la prima squadra, sotto gli occhi di Ventura e Petrachi, arriva lo show di Milano, sabato scorso contro l’Inter: due reti, una più bella dell’altra, e prestazione da applausi, non a caso tributatigli dal pubblico nerazzurro al momento della sostituzione. E’ solo l’inizio di una settimana che porterà, giovedi, al momento più bello: quello della firma del primo contratto quadriennale da professionista, di fronte al Presidente Cairo.

Il primo passo verso il compimento di una piccola, meritatissima, favola calcistica. Già, perché questo, come tutti ci auguriamo, non deve essere altro che l’inizio. In bocca al lupo, Ima… e complimenti!

Diego Fornero

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