Primavera: il difficile equilibrio tra gruppo e investimenti

Primavera: il difficile equilibrio tra gruppo e investimenti

Una grande passerella il Torneo di Viareggio, manifestazione nella quale convogliano gli osservatori di mezza Europa, e nel quale ogni Società ha interesse fare bene, ma anche a mettere in mostra i propri giovani talenti, e contemporaneamente a metterne alla prova le doti in una competizione probante, sia dal punto di vista tecnico-tattico, sia dal punto di vista fisico.

 

Una grande passerella il Torneo di Viareggio, manifestazione nella quale convogliano gli osservatori di mezza Europa, e nel quale ogni Società ha interesse fare bene, ma anche a mettere in mostra i propri giovani talenti, e contemporaneamente a metterne alla prova le doti in una competizione probante, sia dal punto di vista tecnico-tattico, sia dal punto di vista fisico.

 

PROSPETTIVE DIFFERENTI – In realtà, peraltro, ogni Società potrebbe avvicinarsi a questa competizione con obiettivi differenti: scontato sostenere che ogni iscritto punti alla vittoria, ma, più realisticamente, questo Torneo può svolgere una serie di funzioni che ben sintetizzano, alla fine, il ruolo svolto da una formazione Primavera per una Società professionistica, quale evidentemente è il Torino. Al di là delle compagini messe su all’unico scopo di mostrare giocatori appetibili in prospettiva mercato, una sorta di vassoio (non necessariamente di metallo prezioso) per gli scout, quale può ad esempio essere stata, quest’anno, l’Under 17 del Congo, le nostre Società di Serie A hanno quasi tutte attuato una politica ben precisa, con la convocazione degli elementi di maggior valore ed esperienza abitualmente aggregati alla prima squadra, quasi tutti nati nel ’93.

 

TORINO NON FA ECCEZIONE – In questo, il Torino non costituisce certo un’eccezione, con l’integrazione in rosa di Abou Diop e, soprattutto, del neo-arrivato Dolly Menga (discorso a parte per Kabasele, che è da considerarsi, a tutti gli effetti, un neo-giocatore della Primavera granata). Una scelta apparentemente semplice, forse persino ovvia, se vista dall’esterno, ma che merita di essere approfondita da un punto di vista particolare, ossia quello, interno, del gruppo, soprattutto nel caso lo stesso sia affiatato quanto quello a disposizione di Moreno Longo.

 

SOCIETA’ AD UN  BIVIO – In queste occasioni, le Società si trovano ad un bivio: concedere l’occasione di consacrazione di una stagione intera, vista la rilevanza del Torneo, a quei ragazzi che, fin dal luglio precedente, lavorano insieme giorno dopo giorno, oppure avvalersi di questa chance per mettere alla prova e, perché no?, far accumulare qualche minuto sulle gambe a ragazzi che, pur giovani, sono ormai stbilmente aggregati al gruppo ‘dei grandi’? Sembra semplice, ma il gioco di equilibri all’interno di uno spogliatoio è delicato, ed è piuttosto semplice constatare come l’arrivo di un ragazzo dall’alto non possa che escludere l’impiego di chi abitualmente gioca in quel ruolo. A ciò non può che sommarsi anche la non idilliaca situazione di quanti, come la maggior parte dei ragazzi del ’94 attualmente in rosa, con poche eccezioni, sono, ovviamente, all’ultima stagione in Primavera e ancora incerti sul proprio futuro, con la Società libera di proporre loro un contratto da professionisti, o perlomeno un pre-contratto, entro il prossimo giugno.

 

MA L’EQUILIBRIO E’ DELICATO – Dietro questi ragazzi, sopratutto quando il budget di cui si dispone non è paragonabile, onestamente, a quello di Società molto più danarose (Juventus, Inter e Milan investono nel settore giovanile, per ovvi motivi, cifre sensibilmente superiori a quelle del Torino), insomma, ci sono considerazioni delicate che vanno ben oltre il mondo dorato ‘dei grandi’ professionisti, che solo alcuni di loro raggiungeranno nei prossimi anni. Anche per chi ha già un contratto, peraltro, non è detto che stia molto meglio, sopratutto nel caso si trovi ad affrontare quella delicata fase nella quale magari a radiose aspettative per il futuro, si siano contrapposte, di fatto, magari meno occasioni di quante se ne sarebbero desiderate. E’ il caso di Barbosa, ad esempio, in ritiro con la prima squadra la scorsa estate, poi tornato in Primavera, fermato più del dovuto da qualche acciacco, oltre che da guai burocratici, ed infine anche a Viareggio seduto in panchina nelle tre occasioni nelle quali ha dovuto fare spazio a Dolly Menga.

 

IN MEDIO STAT VIRTUS – Il caso di Barbosa è solo un esempio, da non cogliere come spunto polemico, poiché è interesse della Società tutelare i propri investimenti e verificarne le doti, sopratutto in casi come quello di Menga, nel quale la formula di ingaggio è quella del prestito con diritto di riscatto, condizione che si verificherà solo in presenza dei giusti presupposti. Ma a pallone si gioca in undici, e di ragazzi in rosa nella sola Primavera ce ne sono 27: non si tratta mai di scelte semplici da fare, sopratutto a quell’età, e, non a caso, spesso ci si sbaglia, o promuovendo troppo in fretta giocatori che ancora non sono pronti, o rimandando in eterno il da farsi su ragazzi che potrebbero già dire la loro. Negli ultimi anni, non ci si è fatto mancare nulla, ed il Torino, non si può negarlo, ha mantenuto un buon equilibrio negli anni recenti, pur sacrificando, forse, qualche giocatore del vivaio un po’ troppo prima del dovuto, magari acquistando qualche pari-ruolo poi non rilevatosi all’altezza. Errare è umano, e siamo sicuri dall’esperienza si sia imparato e si continuerà a fare altrettanto, ma non dimentichiamoci mai di premiare, in un modo o nell’altro, chi questa maglia granata la suda da anni e ce l’ha un po’ cucita addosso: male non può fare.

 

Diego Fornero

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