Torino, Michele Troiani: il bis tricolore nel destino e un futuro da chiarire

Torino, Michele Troiani: il bis tricolore nel destino e un futuro da chiarire

Primavera / Da Rimini a Chiavari, il terzino in prestito con diritto di riscatto dal Chievo è al secondo trionfo in due anni con due maglie diverse

 

Michele Troiani ha il tricolore nel sangue, o almeno  così sembrerebbe: lo scorso anno, il suo ChievoVerona batteva ai rigori il Torino di capitan Fissore e Moreno Longo, festeggiando così il primo scudetto della sua storia. Un anno più tardi, qualche centinaio di chilometri ad ovest di quella Rimini che vide i veneti trionfare, Michele Troiani alzava nuovamente quella coppa, ma questa volta, a festeggiare con lui ci sono anche Fissore e Longo: a Chiavari il Toro Primavera diventava campione d’Italia per la nona volta, Troiani, classe ’96, per la seconda. Nel giro dell’Under-19, il terzino destro  che ieri sera vestiva la pesante casacca numero 7, è stato prelevato in estate dai granata dal Chievo e sul suo futuro le certezze sono ancora poche: il giocatore, infatti, è in granata in prestito con diritto di riscatto, e per ora non ci sono novità in merito. Tuttavia, è impossibile per la dirigenza di Via Arcivescovado non ragionare su una sua conferma, lui che è tra i pochi giocatori ad aver centrato questo incredibile double in soli due anni, con maglie diverse.

Velocità, resistenza, e abnegazione tattica: queste le caratteristiche principali del laterale, cresciuto sin dalla tenera età nella scuola calcio e poi nel settore giovanile del Chievo, e che ha sempre impressionato per la sua capacità di offendere e di difendere con la medesima forza e tenacia. Longo l’ha voluto a Torino anche e soprattutto per questo, perché vincere due campionati consecutivi si può, ma non basta avere i piedi vellutati e il calcio nel sangue. No. Serve crederci, crederci fino in fondo, anche quando nessuno ci crede: ecco, pochi credevano che il Chievo sarebbe diventato campione la scorsa stagione, altrettanto scarsamente numerosi i tifosi che auspicavano in un successo di Longo in questa, dopo che solamente 4 ragazzi dello scorso anno erano stati confermati. Bene: Troiani è uno di quei giocatori che supera le paure e i tentennamenti dei “maghi dei pronostici”, uno di quelli che ci crede, che proverbialmente è l’ultimo a mollare, e basta vederlo giocare un paio di volte per capire, con quasi inopinabile esattezza, che la sua presenza in entrambi i trionfi non sia un caso.

Non è un caso, perché l’”eroe dei due mondi” Michele Troiani non è un ragazzo che va a braccetto con la cabala fine a se stessa: egli – come dovrebbe sempre essere – parla con i fatti, con i numeri, con le sgroppate sulla fascia destra, con i gol pesanti (come quello nel derby di ritorno, una delle svolte stagionali), con gli assist e le chiusure. Troiani non usa le parole: fa, e vince. Vince due scudetti consecutivi con due Primavere diverse, lo fa festeggiando al Filadelfia il giorno seguente con tutti i compagni, lo fa con quel Longo che l’anno scorso aveva perso e che quest’anno, con lui, trionfa. Perché a volte, nel calcio, le vittorie ce le hai nel sangue, ma guai a dire che è fortuna: si chiama destino, che con i suoi giochi premia e affonda chi meglio crede, ma anche chi sembra meritarselo di più. Michele Troiani, state sicuri, se lo meritava: se lo meritava l’anno scorso quando la sua “Cenerentola” batteva le “grandi” Juve e Toro, se lo stramerita quest’anno facendo parte di un gruppo incredibile come quello granata. 

Erano passati più di 20 anni dall’ultimo scudetto Primavera, e serviva anche il suo aiuto per riportare il tricolore sotto la Mole: l’uomo del destino, Michele Troiani, forse non ha ancora colto la grandezza, ma il suo nome, insieme ai compagni di squadra, è marchiato a fuoco nella storia, anche in quella granata. E questo, veramente, non è cosa da poco.

 

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