Toro, Vatta: “La Federazione aiuti davvero i giovani ad emergere”

Toro, Vatta: “La Federazione aiuti davvero i giovani ad emergere”

Esclusiva TN / Il vate granata: “Le riforme fumose non servono”. E sul futuro di Ventura e il Filadelfia…

Vatta

Sergio Vatta, quattordici anni di lavoro nel settore giovanile del Torino (dal 1977 al 1991), rappresenta una vera e propria colonna storica della società granata per quanto riguarda le operazioni di scouting e nell’organizzazione del settore giovanile; conserva altresì un amore ed un legame particolare con i colori granata. L’abbiamo intervistato facendo affidamento alla sua esperienza, per chiedergli impressioni e pensieri non soltanto riguardo la stagione del Torino, ma in particolare focalizzando l’attenzione sul periodo vissuto dalla Primavera di Longo.

Sergio Vatta, istituzione del settore giovanile granata, che impressione le sta facendo la Primavera del Torino?

Devo ammettere che, pur tenendomi sempre aggiornato sui risultati, era un po’ di tempo che non li vedevo giocare: sono felice della rimonta granata, ma abbastanza deluso dalla categoria in generale. Ma lasciatemi spiegare meglio.

Prego:

Il mio pensiero riguarda appunto la categoria giovanile in generale e non solamente i ragazzi del Torino: ho la sensazione che ormai si cerchi solamente il risultato e non più una buona prestazione per ottenerlo, sebbene il Toro sia una delle poche società che punta ancora sulla crescita dei ragazzi. Troppo spesso vedo giovani buttare via il pallone a causa della paura di perderlo anziché gestirlo in modo migliore, magari proprio su spinta dell’allenatore: così non matureranno mai.

Longo non è certo un allenatore che chiede questo però…

Longo ha a disposizione sicuramente un buon gruppo di giocatori e l’ha dimostrato nell’ultimo anno attraverso il raggiungimento di traguardi importanti ed i trofei vinti; tuttavia non mi convincono. Prendo ad esempio la partita del Torneo di Viareggio giocata contro la rappresentativa Serie D: i granata hanno vinto ma non mi sono piaciuti. Non ho visto un giocatore con le caratteristiche adatte a fare il salto di qualità.

Si spieghi meglio, per salto di qualità intende la Prima squadra?

Esatto: vedo giocatori in grado di fare la differenza al solo livello ma che non sono pronti per far parte della prima squadra. Quello che manca maggiormente a questi ragazzi è la capacità di prevedere il gioco, ed è una qualità naturale che difficilmente si allena, bisogna averla dentro.

Può fare un esempio?

Eraldo Pecci. Era poco dotato tecnicamente, anche scoordinato, ma aveva questa capacità di prevedere le situazioni ed è diventato quello che tutti conosciamo ed alla fine faceva errori minimi. In ogni caso non li vedo pronti per questo grande salto: sono ancora acerbi ma è anche vero che i giovani bisogna aspettarli, non tutti maturano alla stessa velocità.

Ha detto che questa è una sensazione generale: pensa quindi che il Torino possa puntare alla vittoria finale di questo Viareggio?

Non ho seguito benissimo le altre squadre ma ribadisco il mio pensiero: qualsiasi formazione io guardi giocare, mi sembra di vedere giovani che crescono come tanti soldatini e non come individualità da sviluppare. A mio parere c’è bisogno di regole meno rigide, di far esternare maggiormente il talento che racchiudono, se no non riusciranno mai ad affermarsi ed infatti il numero di ragazzi provenienti dai settori giovanili che trovano spazio in Serie A è minimo. In ogni caso penso che il Torino possa provare ad arrivare fino in fondo, Longo è un tecnico bravo e preparato e su questo non c’è alcun dubbio. Gli auguro il meglio e spero che possa togliersi altre soddisfazioni, ma ho un monito per lui: non deve avere fretta. Ha una lunga carriera davanti a sé ma sarà fondamentale non bruciare le tappe, per esempio forzando i tempi per allenare la prima squadra.

Proprio a questo proposito, qual è la sua opinione sulla stagione del Torino e sul tecnico Ventura?

Devo confessare che in questo momento sono preoccupato per il destino del Toro, ma comunque credo proprio che raggiungerà la salvezza. Una volta raggiunto questo obiettivo e concluso il campionato però, la società dovrà riunirsi e fare le debite valutazioni in ottica futura: è innegabile che Ventura abbia fatto un grande lavoro finora, tutto quello che c’è stato in questi anni l’ha organizzato lui. Tuttavia l’autorevolezza, che non è l’autorità, di qualsiasi allenatore è proporzionale alla fiducia che ha in lui la squadra. Se c’è qualche problema, la società dovrà discuterne a dovere e prendere gli adeguati provvedimenti. In ogni caso fino a fine stagione la scelta giusta è quella di confermare Ventura: mille volte sono stati cambiati tecnici in corsa e poi i risultati non sono stati quelli sperati, magari c’è una reazione iniziale ma poi diventa difficile in ogni caso.

Per quanto riguarda il carattere, credo che il Torino non debba mai accontentarsi; prendo ad esempio la recente partita contro la Juventus: bisogna avere il carattere ed il coraggio di affrontare le grandi squadre alla pari per trovare il meglio di te stesso.

Un’ultima domanda, con la quale ci ricolleghiamo al Settore giovanile: come lei ben saprà, il Filadelfia è finalmente in ricostruzione..

Ho poco da dire su questo argomento, mi auguro solo che sarà terminato nel minor tempo possibile. Nel corso di questi lunghissimi anni, Capitan Valentino ha sofferto davvero troppo: è arrivato il momento di renderlo orgoglioso.

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