Viareggio Cup, non guardiamo soltanto i goal

Viareggio Cup, non guardiamo soltanto i goal

Che il calcio non sia una scienza esatta, è risaputo. Che poi la crudeltà delle regole di questo splendido sport si mostri ancora con più evidenza in tornei con fase finale ad eliminazione diretta, è ancora più evidente. Se tutto andrà come deve andare, insomma, da lunedi prossimo per la Primavera…

Che il calcio non sia una scienza esatta, è risaputo. Che poi la crudeltà delle regole di questo splendido sport si mostri ancora con più evidenza in tornei con fase finale ad eliminazione diretta, è ancora più evidente. Se tutto andrà come deve andare, insomma, da lunedi prossimo per la Primavera del Torino inizierà il ‘vero’ Torneo di Viareggio, quello dove le partite, almeno in teoria, non si potranno vincere 8-0 o 5-0, ma si dovrà portare a casa la pellaccia giocandosela fino all’ultimo minuto.

FARE SUL SERIO – Cosa voglio dire con questo? Non certo che questi ragazzi non potranno proseguire il loro cammino, anzi… che proprio in quell’occasione, dove non si potrà, per forza di cose, mettersi a contare le reti col pallottoliere, la Primavera granata potrà mostrare appieno il proprio valore, non soltanto tecnico ma anche caratteriale. In questa stagione, infatti, i ragazzi di Longo si sono esibiti più volte in imprese non di poco conto: basti pensare all’epica rimonta in Tim Cup contro il Parma, o alla vittoria inaspettata per 3-1, sempre in Tim Cup, nei quarti di finale di andata contro l’Inter, o ancora alla vittoria casalinga in campionato contro una (allora) lanciatissima Fiorentina, o al successo esterno contro il Genoa. All’appello, ad essere sinceri, mancano soltanto i derby, tutti e tre persi, prima in campionato e poi duue volte in semifinale di Coppa Italia, ma senza mai concedere del tutto la gara all’avversario. 

Insomma, questo Toro c’è, e se si considerano gli investimenti effettuati per allestire questa formazione, nella quale l’unico cartellino prelevato per cifre significative da altre Società è quello di Kabasele (tutti gli altri ragazzi o sono cresciuti nel vivaio, o rappresentano colpi di scouting decisamente azzeccati, vedasi Barbosa, adocchiato proprio a Viareggio, e portati a casa con cifre sostanzialmente insignificanti), allora si ha la dimensione completa di un fenomeno che non può far altro che continuare a far sognare i tifosi.

GRADITO RITORNO – Al di là del dato statistico, insomma, che recita 13 goal fatti e 0 subiti in queste due gare, bisogna considerare il valore intrinseco di questa formazione, in maniera non dissimile da quanto si fece nella scorsa stagione con Tonino Asta, che portò un Toro molto simile fino ai quarti di finale. Il settore giovanile granata, in un modo o nell’altro, è tornato ad alti livelli: se i fasti degli anni ’90 sono lontani, e forse per riviverli, considerato quanto è cambiato il calcio, servirebbero ben altre possibilità economiche (risulterebbe impietoso mettersi a sommare gli investimenti per i cartellini dei ragazzi in forze alla Primavera della Juventus…), le giovanili del Torino veleggiano verso lidi ben più lontani di quelli ormai propri della prima squadra. Volendo usare una metafora, se in prima squadra l’obiettivo è una salvezza tranquilla, a livello giovanile il Toro è tornato stabilmente, da protagonista, nel circuito di quelle che, un tempo, quando ero bambino, si definivano ‘le sette sorelle’. Sembra poco, ma non lo è.

In bocca al lupo ragazzi, continuiamo così.

 

Diego Fornero

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