‘Assurdo, irreale e mostruoso morire per una partita’

‘Assurdo, irreale e mostruoso morire per una partita’

Antonio Longo è un giornalista di Sportal e Goal.com, inviato proprio in Sicilia e presente nella tribuna stampa del derby della sciagura Catania-Palermo. L’abbiamo interpellato per capire da un diretto interessato cos’è successo e cosa si può fare per evitare di far versare altro dolore a famiglie innocenti.

Dott. Longo, quando vi siete accorti che la situazione stava degenerando?

Antonio Longo è un giornalista di Sportal e Goal.com, inviato proprio in Sicilia e presente nella tribuna stampa del derby della sciagura Catania-Palermo. L’abbiamo interpellato per capire da un diretto interessato cos’è successo e cosa si può fare per evitare di far versare altro dolore a famiglie innocenti.

Dott. Longo, quando vi siete accorti che la situazione stava degenerando?

Tutto era cominciato all’insegna della festa. Fuochi d’artificio, coreografie spettacolari da parte delle due curve ma anche in tribuna. Il primo tempo è trascorso senza alcun problema di ordine pubblico. L’atmosfera si è surriscaldata ad inizio ripresa, quando sono giunti allo stadio i supporters del Palermo, naturalmente scortati dalle forze dell’ordine. All’interno dell’impianto è cominciato un fitto lancio di oggetti, comprese bombe carta, per fortuna mitigato dalle barriere di protezione che dividono il settore ospiti dal resto dello stadio. Quando sono arrivati i fumi dei lacrimogeni sparati all’esterno dello stadio, con la gente che fuggiva letteralmente dagli spalti e con la gara che è stata sospesa, ho intuito che qualcosa di grave stava avvenendo nelle vie circostanti il Massimino. Le sconcertanti immagini hanno ormai fatto il giro del mondo. Solo successivamente è giunta la notizia del tragico destino toccato all’ispettore Raciti, morto per una partita di calcio. Assurdo, irreale, mostruoso.

Che atmosfera si viveva in sala stampa?

Ho seguito la gara insieme anche ad alcuni colleghi palermitani: i commenti di condanna si sprecavano, soprattutto per la brutta immagine che stava esportando la Sicilia in tutto il mondo (erano presenti numerose testate straniere, soprattutto nipponiche). Naturalmente il riferimento era alla sospensione della gara, il tragico epilogo doveva purtroppo ancora avvenire…

Il fatto di anticipare alle 18 di venerdì il derby siciliano è stata una scelta sbagliata?

Il problema è che in sede di stesura dei calendari, ad inizio campionato, bisognava subito capire che non si sarebbe potuta giocare una gara a così alto rischio in concomitanza con i festeggiamenti in onore di Sant’Agata, patrona di Catania. Lo spostamento di data andava effettuato a monte e non proprio alla vigilia dell’evento. Certo, giocare con la luce del giorno sarebbe stato auspicabile.

Si è anticipato il match solo per la festa della Patrona della città, oppure si sapeva già che poteva degenerare?

A Catania i rapporti tra forze dell’ordine ed alcune frange estreme presenti allo stadio già da diverso tempo sono incrinati. Le avvisaglie c’erano già state in altre occasioni (vedasi, tra gli altri, episodi verificatisi nel derby contro il Messina). Sicuramente nessuno poteva pensare che l’epilogo potesse essere così drammatico.

Quali responsabilità ha il Palermo?

La dinamica degli eventi appare abbastanza chiara: nessun contatto si è verificato con i tifosi del Palermo. A Catania le forze dell’ordine hanno sempre svolto un ottimo lavoro nonostante le evidenti lacune manifestate dallo stadio Angelo Massimino, collocato al centro di un quartiere densamente abitato, caratterizzato da un dedalo di vie e stradine.

Se lei dovessi sanzionare entrambe le società, che soluzione sceglierebbe?

Come detto, ritengo di escludere eventuali responsabilità a carico del Palermo. Andare a colpire la società del Catania serve a poco, in quanto si tratta di un club che in più occasioni ha evidenziato un atteggiamento ostile nei confronti dei più esagitati. E’ chiaro che bisogna dare un segnale forte e non solo a Catania: probabilmente si deciderà di far disputare in campo neutro ed a porte chiuse le restanti gare, in teoria, casalinghe.

Fin dove serve la legge e dove invece devono intervenire i servizi educativi, come ad esempio la scuola e i centri sportivi?

Le leggi ci sono, probabilmente bisognerebbe applicarle in maniera più attenta, integrandole magari con provvedimenti più drastici e per certi versi impopolari. E’ chiaro, però, che solo un’azione preventiva, di tipo socio – educativo, può risolvere il problema alla radice, si è giunti ad un punto di non ritorno: solo un intervento profondo nel tessuto sociale può fornire delle risposte ad alcuni strati emarginati della popolazione i cui valori sono falsati.

Le leggi troppo drastiche non risolvono mai un problema alla radice, è d’accordo?

Assolutamente sì, le leggi drastiche rappresentano una prima risposta ad una realtà non più sostenibile, successivamente bisogna avviare un percorso a medio – lungo termine per garantire un futuro adeguato alle giovani generazioni che, purtroppo, come successo a Catania, sono sempre più spesso protagoniste di inaccettabili episodi.

Il dirigente ucciso in Calabria, l’omicidio di Catania, esiste un problema più grave al Sud?

Direi proprio di no, quello che è successo a Catania sarebbe potuto succedere in qualunque altro stadio d’Italia. Il clima che si respira negli stadi italiani è sempre meno rassicurante. Le farneticanti scritte facenti riferimento alla morte di Filippo Raciti che stanno apparendo in molte città d’Italia sono solo uno degli esempi di un malessere che cova e che esplode con episodi eclatanti.

Molti giocatori provengono dal Sud, Gattuso sta cercando di intervenire in Calabria, i campioni possono essere protagonisti di un forte impegno sociale?

Credo di sì. L’idolo ha sempre un ruolo importante nell’immaginario collettivo, è fondamentale che il buon esempio parta proprio dai protagonisti principali, i calciatori, seguiti da società, mass media, istituzioni calcistiche. Troppo fango si sta gettando sullo sport più amato nel mondo, bisognerebbe ricominciare da zero e ridimensionare tutto. Certo, se poi pensi a Calciopoli è chiaro che l’idea di lasciar perdere tutto è tangibile.

Che idea si è fatto di tutta la situazione, ma soprattutto si poteva evitare?

Penso che si sia perso tempo prezioso per invertire la tendenza, tutti adesso si indignano e si scandalizzano, ma cosa si è fatto di realmente efficace in passato, in seguito ai molteplici segnali d’allarme lanciati soprattutto dalle forze dell’ordine e rimasti praticamente inascoltati? Negli stadi italiani, più in generale di tutto il mondo, si muore, tutto ciò è inconcepibile…

Cosa si aspetta dagli organi federali e che cosa farebbe lei?

La speranza è che si trovino soluzioni efficaci e definitive, altrimenti è meglio tenere chiusi gli stadi. Per quanto mi riguarda, la rabbia e lo sgomento che provo probabilmente mi allontaneranno ancor di più da un mondo del calcio che non sento più mio ormai da diverso tempo.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy