‘Ci salveremo, lottando’

‘Ci salveremo, lottando’

Più che “da legare” è granata nell’animo. Firmando le copie del suo ultimo libro, a un lettore che si presenta come juventino scrive, maiuscolo, “SI CONVERTA!”. Del resto il suo primo racconto romanzato è stato un successo nel segno del Toro: “Granata da legare”, frutto di una selezione di una delle tre rubriche (oggi messa a riposo per impegni di lavoro) che lo hanno reso famoso, insieme…

Più che “da legare” è granata nell’animo. Firmando le copie del suo ultimo libro, a un lettore che si presenta come juventino scrive, maiuscolo, “SI CONVERTA!”. Del resto il suo primo racconto romanzato è stato un successo nel segno del Toro: “Granata da legare”, frutto di una selezione di una delle tre rubriche (oggi messa a riposo per impegni di lavoro) che lo hanno reso famoso, insieme a “Cuori allo Specchio” e a “Buongiorno”. Massimo Gramellini è “LA” penna per definizione del mondo in granata. A poche ore dalla decisiva sfida con il Livorno traccia un identikit del Toro attuale e futuro, mentre firma le copie del suo ultimo libro “Ci salveranno gli ingenui” (Longanesi editore Pp 384 € 16.60). Presentato al Salone del Libro, dopo una settimana è già entrato nelle classifiche de “Il Mattino” di Napoli riguardanti i libri più venduti: “Sono dietro a quello di Gattuso”, dice ridendo e pensando agli sforzi fatti dal padre per farlo studiare.

Gramellini, come si fa a essere ingenui a guardare il calcio dopo Moggiopoli?

E’ quasi impossibile. Però la cosa veramente scandalosa è la sproporzione economica che regna nel mondo del calcio oggi. Ci sono tre squadre che fanno come i bambini quando giocano a pallone: fanno bim bum bam per fare la squadra e scelgono i giocatori più forti. Le altre squadre si accontentano di quello che rimane. Il risultato è che alla fine la quinta riserva dell’attacco dell’Inter guadagna quasi 20 volte di più di un giocatore del Toro. Una forbice così grande ha portato alla scomparsa di quelle squadre, come Genoa, Torino, Napoli che rappresentavano il ceto medio del calcio e garantivano un po’ di imprevedibilità ogni domenica.

E come possono essere ingenui i tifosi del Toro dopo tutti i presidenti mascalzoni che ci sono stati?

Dobbiamo avere fiducia. Guardiamo i fatti: Cairo è giovane quindi non è ancora arrivato all’apice della sua ricchezza e delle sue potenzialità economiche che mi auguro raggiunga stando al Toro. Per fare questo però ha bisogno di un manager all’interno della società che faccia da punto di riferimento per i giocatori, oltre al mister, e di un uomo mercato così che si possa dedicare con più tempo al suo business principale. Mi raccontava Cristina Pianelli che suo padre dedicava al Toro la domenica e una sera alla settimana perché per il resto pensava a fare fortuna con le sue aziende.

E il tanto decantato progetto?

Credo che al di là di tutto ci sia e che Cairo abbia pianificato in 3 anni una posizione tranquilla in serie A. Se, come tutti ci auguriamo, quest’anno ci salveremo e la prossima stagione si farà tesoro degli errori fatti l’estate scorsa, l’obiettivo sarà raggiunto e si potrà pianificare qualcosa di meglio. Ci vuole però tempo e pazienza. E’ meglio procedere a piccoli passi che non fare come l’ultima volta che siamo passati dalla B direttamente all’Europa e poi l’abbiamo pagata per i successivi 15 anni.

Ha detto che il Toro è un’idea, cosa le manca per essere vincente?

Il luogo che gli dà l’identità: la sua casa, il Filadelfia. E’ ciò che distingue il tifoso del Toro che poteva raggiungere facilmente, a piedi o in tram, un posto dove poteva vedere e vivere da vicino i campioni di ieri, di oggi e di domani. Un posto magnifico dove il miscuglio di generazioni permetteva la trasmissione di quei valori che sono alla base del dna granata. Il mio primo servizio giornalistico l’ho fatto al Filadelfia e anche il mio modo di lavorare ne è rimasto influenzato.

Ovvero ? Quali sono i valori autenticamente granata?

Al di là della retorica, il non mollare mai. Però non si vive solo di idee, il tifoso del Toro sono 15 anni che vede squadre molto lontane dalla sua idea di Toro. Essere del Toro è fare una scelta anti-conformista, è una scelta che fai da bambino quando tutti dicono che sono della Juve perché ha più scudetti. Oggi ha ragione chi dice che il Toro è un popolo che ogni tanto ha una squadra degna di lui.

Non sarà che la piazza è diventata troppo esigente?

No. Qui si fanno grandi paragoni, ma non dimentichiamo che i veri idoli della Maratona sono giocatori tecnicamente normali, come Ferrini e Bruno. I Lentini ci sono per carità, perché ci piace vedere giocare a calcio bene. Ma la priorità per un giocatore del Toro è mettere sempre la gamba nel contrasto, poi è importante saper crossare bene però prima viene il famoso: lottare sempre, con onore. Il meglio, da questo punto di vista, è Ardito, ma lo stesso Gattuso sarebbe un giocatore da Toro.

Grandoni, Galante, Lucarelli e Fiore…pseudo brocchi a Torino, fenomeni a Livorno. Come mai?

Lucarelli a parte, tanto fenomeni non mi paiono, altrimenti il Livorno non avrebbe i nostri stessi punti.

Un pronostico per domenica?

Mi piacerebbe vedere una vittoria bella, più realisticamente penso che sarà uno 0-0 in parte condizionato dagli altri risultati. In fin dei conti conta salvarsi e ci salveremo.

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