‘Il mio sogno è suonare allo stadio’

‘Il mio sogno è suonare allo stadio’

Vincenzo Torelli, oltre a comporre sigle per numerosi programmi televisivi, scrive e canta le sue canzoni. E gli incroci con il Toro sono frequenti. A dicembre è uscita la sua “Undici eroi” dedicata alla gente granata nell’anno del Centenario e meno di un mese fa ha giocato una partita benefica a Ivrea con la nazionale artisti tv, contro gli ex campioni granata.

Che effetto…

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Vincenzo Torelli, oltre a comporre sigle per numerosi programmi televisivi, scrive e canta le sue canzoni. E gli incroci con il Toro sono frequenti. A dicembre è uscita la sua “Undici eroi” dedicata alla gente granata nell’anno del Centenario e meno di un mese fa ha giocato una partita benefica a Ivrea con la nazionale artisti tv, contro gli ex campioni granata.

Che effetto fa giocare contro i propri idoli di gioventù?

Mi diverte molto prendere parte a queste iniziative. Innanzitutto perché fare beneficenza, aiutare chi ha bisogno, è bellissimo poi perché mi trovo fianco a fianco con gente che prima vedevo solo dagli spalti dello stadio.

Com’è il clima di queste partite?

A fine partita sembra di conoscerli da tanto. Sono tutti molto gentili e semplici, ad esempio Tonino Asta, persona splendida ed antidivo per eccellenza. E poi tecnicamente sono ancora in grado di fare ciò che vogliono con il pallone.

Come è nata l’idea di dedicare una canzone al Toro?

Sinceramente non ho pensato alla ricorrenza del Centenario, mi interessava di più l’idea, la storia unica che ha il Toro, che infatti ha ispirato molti artisti. A dicembre poi, siamo usciti col disco ed il mio sogno è cantarlo allo stadio, magari prima di un derby.

Secondo lei perché il Toro ispira così tanto gli artisti?

Per la sua storia, le sue sofferenze continue, da quelle piccole alle più grosse. Le vicende di Superga, Meroni, Ferrini e via dicendo rendono il popolo granata un popolo di cuore, diverso da tutte le altre tifoserie, non c’è dubbio.

Cos’è il Toro per lei?

Più che una fede è uno stile di vita. Dopo essermi disamorato a causa delle varie scellerate gestioni societarie precedenti, sono tornato allo stadio l’anno della promozione con il Mantova e c’era un clima stupendo con intere famiglie unite dalla passione per la squadra.

Qual è stata la sua squadra preferita?

Rispondo senza indugi: quella allenata da Giagnoni. Più in generale devo dire che tutta la gestione Pianelli mi è piaciuta, c’erano grandi giocatori, i migliori che ho visto da tifoso granata.

Come valuta l’operato della società di Cairo?

Mi sembra molto più organizzata ora. Vedo serietà ed attenzione ai bilanci, viene gestita sulla falsariga di una vera azienda. Sta diventando una società con la s maiuscola. Non sarà romantico ma è molto efficace.

E la squadra che sta nascendo?

Mi piace. Se arrivasse un’altra punta saremmo davvero a posto. Credo molto in Novellino, penso possa fare grandi cose.

Dove può arrivare il Toro l’anno prossimo?

Passo dopo passo, con molta prudenza, può ambire alle competizioni internazionali. A patto che non avvenga come l’anno scorso quando appena si nominava l’Europa, arrivavano cattivi risultati.

Sale l’attesa per il derby?

Sì, manca da troppo. Torino come città sta cambiando molto ed anche loro dopo un anno di B mi sembra che abbiano fatto un bel bagno d’umiltà.

I suoi prossimi impegni lavorativi?

Un singolo in uscita per ottobre dal titolo “Senza catene” e le prossime gare con la nazionale artisti. Mi rendo conto di aver realizzato i miei sogni da bambino, se poi potessi suonare allo stadio prima di una partita…

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