‘La rifondazione era necessaria’

‘La rifondazione era necessaria’

E’ uno dei due superstiti dell’11 titolare della scorsa stagione e aspira a fare il capitano. Nella hall dell’albergo Le Meridien di Chia Laguna (Cagliari), ospite del primo workshop dedicato agli sponsor Gianluca Comotto accoglie con un sorriso il nuovo arrivato Matteo Sereni e guarda con l’inevitabile ottimismo di inizio stagione al futuro, partendo da una seria e obiettiva analisi dell’ultima stagione.

di Redazione Toro News

E’ uno dei due superstiti dell’11 titolare della scorsa stagione e aspira a fare il capitano. Nella hall dell’albergo Le Meridien di Chia Laguna (Cagliari), ospite del primo workshop dedicato agli sponsor Gianluca Comotto accoglie con un sorriso il nuovo arrivato Matteo Sereni e guarda con l’inevitabile ottimismo di inizio stagione al futuro, partendo da una seria e obiettiva analisi dell’ultima stagione.

Comotto, che effetto fa essere uno dei pochi superstiti della rifondazione ?

In effetti già alla fine della scorsa stagione si sentiva che c’era il bisogno di un cambio radicale. Serviva un nuovo progetto, Cairo l’ha fatto partendo dall’alto, questo comporterà anche un maggior lavoro nello spogliatoio e sul campo.

La salvezza è stata un traguardo meritato o fortunato ?

La fortuna in effetti c’è stata, perché andare a vincere a Roma con una squadra come quella dello scorso anno, capita una volta su 100. In quello bisogna dare atto a De Biasi di aver centrato un traguardo difficile, tirando fuori il meglio da ogni giocatore che aveva.

Però non è stato riconfermato…

Quella è stata una scelta radicale fatta dal presidente perché c’era bisogno di dare stimoli nuovi a tutta la piazza, poi toccherà a noi tradurli in realtà sul campo. Già il fatto che sia stato abbattuto il muro divisorio che c’era nello spogliatoio e che adesso ci sia un nuovo ambiente anche con nuovi giocatori, è importante

Quali obiettivi ha per la stagione che va a cominciare ?

Tenere i piedi per terra perché molto dipenderà da come partiremo all’inizio, diciamo che spero in un campionato meno tribolato dell’ultimo.

Lei ha un gran tiro da fuori, però la scorsa stagione pur segnando gol pesanti dava l’impressione di non osare tanto la conclusione da fuori. Perché ?

In effetti è vero, ho le doti per colpire di più anche se sono un terzino che notoriamente ha un altro compito come anche portare avanti la palla e metterla in mezzo. So di poter fare di più.

Tanto è vero che Spalletti sperava che la Roma la riprendesse…

Quella è stata una mia rivincita personale perché se uno dei tecnici più preparati d’Italia ti cerca, vuol dire che il campionato disputato è stato buono. Però sono felicissimo di essere rimasto, perché significa chiudere un po’ il cerchio della mia storia personale con il Toro.

Sarà il capitano del nuovo corso ?

Lo spero, per me sarebbe il coronamento di un percorso cominciato con la Primavera, culminato nella promozione poi cancellata dal fallimento e ripreso con il ritorno lo scorso anno quando sono diventato l’uomo del centenario con quel gol all’Empoli. Queste però sono scelte che toccano ai compagni e al mister.

Alla Nazionale non ci pensa più ?

Ci spero, l’anno scorso l’ho sfiorata poi i fatti di Catania e la piega negativa presa dalla squadra fino all’esonero con Zaccheroni hanno fatto passare il treno. Adesso però prima c’è molto da costruire, soprattutto sul piano del gruppo e del gioco.

Chi conosce dei nuovi compagni ?

Ho giocato con Di Michele a Reggio Calabria e ricordo che fu determinante per la salvezza con un gran gol in semi-rovesciata. Un bell’acquisto.

Come insegnerà il Toro ai nuovi arrivi ?

Cercherò di dare l’esempio sul campo in allenamento e in partita, per far capire che non bisogna mollare mai. Da quello che vedo però la gente che è arrivata ha le carte in regola per farsi amare dai tifosi.

Se Muzzi dovesse rimanere al settore ovanile, che messaggio darebbe ?

Sarebbe un grande gesto di attaccamento alla famiglia granata, perché pur avendo ancora mercato, vorrebbe dire che ha preferito smettere pur di rimanere in una piazza in cui ha dimostrato fino alla fine di essere uno da Toro.

Il suo ex-capitano Brevi dice che al Toro si rimane solo se vicini ad Antonelli…

Io non gli ho mai firmato nessuna procura, c’è solo un rapporto di conoscenza e stima reciproca, né mi risulta che Di Michele ce l’abbia ancora come procuratore, anche perché Stefano ha chiuso con la sua vecchia attività.

Se arrivasse anche Mantovani  ?

Sarei contento perché è un amico, ma sia chiaro il numero 2 quest’anno lo voglio io.

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