di Valentino Della Casa -Sono tanti gli ex giocatori del Toro che hanno incrociato, nel loro percorso, Giuseppe Papadopulo come allenatore. L’esperto mister pisano, tra le varie squadre allenate, annovera anche la Lazio nella stagione 2004-2005, quando in rosa figurava anche un certo Roberto Muzzi, idolo della curva granata nel biennio successivo. Toro News ha contattato proprio l’ex bomber di Torino e Udinese, che,…

di Valentino Della Casa -Sono tanti gli ex giocatori del Toro che hanno incrociato, nel loro percorso, Giuseppe Papadopulo come allenatore. L’esperto mister pisano, tra le varie squadre allenate, annovera anche la Lazio nella stagione 2004-2005, quando in rosa figurava anche un certo Roberto Muzzi, idolo della curva granata nel biennio successivo. Toro News ha contattato proprio l’ex bomber di Torino e Udinese, che, come sempre, con grandissimo piacere risponde alle nostre domande.

Ciao Roberto, a Torino ancora un cambio. Scelta giusta quella di Cairo?
Ciao a tutti. Chiaramente la società avrà fatto le proprie valutazioni, se ha deciso di esonerare Lerda, un altro allenatore che conosco molto bene (abbiamo studiato insieme a Coverciano). Papadopulo è un allenatore sanguigno, ha carattere e grinta. Sicuramente sa come agire in questo contesto.

Quindi, quando non si naviga in buone acque, meglio sempre avere più un motivatore, che un tattico?
Partiamo dal presupposto che secondo me questo gruppo ha qualità davvero importanti, con ottimi giocatori tra cui Bianchi e Ogbonna, che già si allenava con noi cinque anni fa. Cairo quest’anno ha di nuovo speso tantissimo, e mi sembra che nessuno gli rimproveri il mercato, ma evidente qualcosa non ha funzionato in questi mesi. Diciamo che uno come Papadopulo può fare bene al Torino, anche perché la piazza, in fin dei conti, vuole sempre vedere una squadra correre, sudare, lottare. Noi arrivavamo alla fine della partita distrutti, dando davvero tutto. Nel nostro momento di crisi, è stato bravissimo De Biasi a farci ritrovare le giuste motivazioni, ma quell’anno è stato davvero particolare. Eravamo consapevoli della nostra forza (pur comunque ritenendo il Toro attuale con molta più qualità di quello) e sapevamo che saremmo arrivati ai Play Off. E’ questa la chiave: credere in se stessi.

Cosa che, forse, con Lerda non avveniva più.
Lerda è uno degli allenatori più preparati che io conosca. Ha delle idee di gioco bellissime, è un offensivista, proprio come piace a me. Papadopulo va molto più al sodo, ma, ripeto, queste situazioni le conosce molto bene, quindi ha tutto per fare bene.

Com’è stato il tuo rapporto con lui, alla Lazio?
Quell’anno giocavo sì e no. Però umanamente so di aver potuto lavorare con una grande persona: schietta, verace, proprio come mi reputo io. Abbiamo avuto anche dei faccia a faccia duri, ma sono serviti molto. Conservo un ottimo ricordo.

A proposito di ricordi, il 23 Marzo potrai ricordarti di cosa vuol dire giocare nel Toro…
Sì non vedo l’ora, e ringrazio Cairo per avermi chiamato. Finalmente torno a indossare la maglia granata, e lo farò nel Derby con la Juve. Sono molto emozionato, e felice di prendere parte all’evento. Alla fine, Torino non l’ho mai scordata, né penso che succederà mai.

Neanche la piazza ti ha dimenticato. Grazie, Roberto.
Grazie mille a voi. Un saluto e forza Toro!

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