Aimo Diana:”Nel mio Toro non c’era la chiarezza di adesso”

Aimo Diana:”Nel mio Toro non c’era la chiarezza di adesso”

Per Torino-Palermo abbiamo scelto un doppio ex un po’ particolare, con una storia granata piuttosto controversa.
Dopo aver vissuto a Palermo una stagione e mezza di ottimo livello, dal 2006 al gennaio 2008, conquistando anche l’Europa, Aimo Stefano Diana…
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Per Torino-Palermo abbiamo scelto un doppio ex un po’ particolare, con una storia granata piuttosto controversa.
Dopo aver vissuto a Palermo una stagione e mezza di ottimo livello, dal 2006 al gennaio 2008, conquistando anche l’Europa, Aimo Stefano Diana approda a Torino. Buono il suo inizio in maglia granata, un po’ meno le stagioni successive dove viene risucchiato in una situazione di squadra assai complicata. Nel gennaio 2010 passa al Bellinzona, in Svizzera, prima di tornare in granata da separato in casa per la prima parte del campionato di serie BWIN 2010/2011. Ora gioca in serie D con la maglia del Trento.
 
Ciao Aimo, come valuti la tua esperienza a Torino?
Molto bene dal punto di vista personale e umano, mentre da quello calcistico è stata un po’ controversa. L’inizio è stato molto positivo, poi il secondo anno sono stato coinvolto come tutti i miei compagni in una serie di problemi. In quel campionato (2008/2009 ndr) ci sono stati molti errori societari, con diversi cambi di allenatore che destabilizzavano l’ambiente, in poche parole nel Torino non c’era la chiarezza di adesso. Dopo essere retrocessi anche la stagione successiva fu complicata: c’erano contratti pesanti e una difficile convivenza con una piazza delusa e ostile.
Anche io non riuscivo ad esprimermi in quelle condizioni e quindi ho deciso di cambiare, mi dispiace perché si poteva fare di più.
 
Nella prima parte della stagione 2010/2011, con Lerda in panchina, sei rimasto fuori rosa, come si fa a lavorare e a concentrarsi in quella situazione?
E’ molto duro: io non voglio fare polemica ma dico soltanto che Lerda nemmeno mi salutava o mi rivolgeva la parola, è una cosa di cui non voglio parlare perché faccio fatica. Anche in quel caso vennero fatti degli errori societari, in quel momento c’erano tanti problemi mai risolti e le conseguenze le hanno pagate sia i tifosi, sia i giocatori.
 
Come andarono esattamente le cose?
Si sapeva che ormai le strade si erano separate, io volevo rimanere in Svizzera dove mi ero trovato molto bene ma non si riuscì mai a trovare un accordo a causa di una serie di stupidi malintesi e così ho vissuto sei mesi da separato in casa. A gennaio per fortuna sono arrivati i presupposti per andarsene, peccato non sia successo prima perché questa soluzione avrebbe permesso a me di giocare e alla società di liberarsi di un ingaggio pesante.
 
A Palermo invece l’esperienza fu decisamente più positiva, giusto?
Sì, in Sicilia fu un periodo bellissimo: conquistammo la Coppa Uefa e in generale si viveva molto bene. La situazione era ottima ma scelsi comunque di trasferirmi a Torino perché lì c’era Novellino, mio ex tecnico alla Sampdoria, e perché c’erano condizioni economiche importanti e un progetto ambizioso.
 
In una delle tue prime partite con la maglia granata andasti anche in gol contro il Palermo, vero?
Sì, è vero: l’esordio fu a Reggio Calabria, poi in casa con il Palermo riuscii a segnare, vincemmo la partita e al termine della stagione ci salvammo.
 
Domenica che partita prevedi all’Olimpico?
Sarà durissima per il Palermo : i rosanero vengono da una settimana difficile, con l’ennesimo cambio di allenatore che probabilmente avrà generato confusione nei giocatori e nell’ambiente come succedeva a Torino qualche anno fa. Il Toro invece non è ancora matematicamente salvo ma ha dimostrato di poter raggiungere tranquillamente il traguardo, nonostante la sconfitta di Cagliari è una squadra viva, che gioca bene e che quindi ha il pronostico tutto dalla sua parte.
 
Come va la tua esperienza a Trento?
Sono qui da un mese: ho deciso di accettare questa complicata sfida perché l’allenatore è Luciano De Paola, un mio amico. L’idea è quella di giocare a calcio ancora qualche mese, poi mi piacerebbe allenare. L’inizio è stato complicato ma ora ci siamo risollevati.
 
Grazie Aimo
Grazie a voi
 
Roberto Maccario
 
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