Beccantini: ‘Pancalli resti in Figc’

Beccantini: ‘Pancalli resti in Figc’

Roberto Beccantini è tornato da Dusseldorf dopo l’elezione del nuovo presidente Uefa, Michel Platini, vecchia conoscenza del calcio italiano. Il calcio è ad una svolta? L’abbiamo chiesto ad uno dei principali giornalisti del calcio italiano.

Dottor Beccantini, si aspettava che Platini battesse Johansson?

Lo speravo. È stato determinante l’appoggio di Blatter. L’ultimo…

Roberto Beccantini è tornato da Dusseldorf dopo l’elezione del nuovo presidente Uefa, Michel Platini, vecchia conoscenza del calcio italiano. Il calcio è ad una svolta? L’abbiamo chiesto ad uno dei principali giornalisti del calcio italiano.

Dottor Beccantini, si aspettava che Platini battesse Johansson?

Lo speravo. È stato determinante l’appoggio di Blatter. L’ultimo Johansson era un patriarca più che un presidente. Faceva tutto il direttore generale, Olsson. Johansson ha regnato per diciassette anni. Uno sproposito. È mai possibile che il presidente degli Stati Uniti abbia diritto a un massimo di due mandati, per un totale di otto anni, e lo sport, invece, non ponga limiti ai suoi “padroni”? Nel Cio, Samaranch ha governato per un ventennio, addirittura: chiaro che, a forza di restare incollati alle poltrone, il gatto sbadiglia, i topi si agitano e dalle crepe viene fuori la corruzione.

Che cosa si aspetta da Le Roi: sarà in grado di proseguire per la sua strada e portare un po’ di innovazione nel calcio internazionale?

Mi auguro che, con lui, il calcio torni agli uomini di calcio e non solo ai manager. I soldi sono fondamentali ma, vecchia storia, non devono essere tutto. A proposito: ho seguito il congresso di Dusseldorf. Prima della votazione hanno parlato sempre, ed esclusivamente, di quattrini. Sembrava il seminario di una Merchant Bank più che il consesso di una Confederazione sportiva. Una tormenta di numeri. Tornando a Michel, l’idea di abbassare il tetto delle squadre in Champions, da quattro a tre, mi sembra in linea con una visione meno drogata del calcio.

Zaccheroni ha detto che Platini avrà negoziato i voti, adesso dovrà garantire le promesse fatte.

Zac ha ragione. Quando si vince per 27 a 23, significa essere il presidente di una maggioranza concreta ma risicata. I punti per cui si è battuto sono molteplici: allargamento della Champions League, revisione strutturale della Coppa Uefa, ridotta a un mostriciattolo, umanizzazione del calcio. Poi, naturalmente, gli obiettivi che aveva in comune con l’avversario: lotta al razzismo, al doping, alla violenza, al business selvaggio. Di sicuro sarà un presidente molto più operativo di Johansson. Nello stesso tempo, dovrà convivere con un Comitato esecutivo che ne terrà d’occhio gli impulsi più democratici. Quale sarà la sintesi? Ecco la grande sfida di Michel.

Quando era calciatore si evidenziavano già questi aspetti da manager o politico?

Era molto più che un fuoriclasse. Era già un comandante, un ruffianone, un elegantone, un cabarettista. A posteriori, anche se è facile dirlo, no, non mi meraviglio che sia arrivato in cima all’Uefa.

Passiamo al nuovo statuto della Figc, un suo commento generale.

Era l’ora che abolissero il diritto di veto. Per il resto, rimango della mia idea. Le regole portanti c’erano già. Il problema è che nessuno le rispettava. Lo statuto è una bussola: dipende da come la tieni in mano.

Eleggerebbe Pancalli come presidente della Figc?

L’ho conosciuto a Dusseldorf. Mi ha fatto un’ottima impressione. È un uomo di sport. Sì, mi piacerebbe che fosse lui il nuovo presidente della Figc, ma ho letto che ha passato quattro mesi “massacranti” e che, per questo, vuole fuggire.

Chi vedrebbe bene alla presidenza?

Proprio Pancalli. Al di là dei nomi, però, pagherei per vedere un confronto tipo Platini-Johansson. Che so, Pancalli contro Abete. Sono contrario alla candidatura unica, figlia di accordi preventivi. Carraro, tanto per dire, era candidato unico… Mi ha stupito Rivera: accetterei solo se avessi tutti dalla mia parte. Perché? Evviva il bipolarismo all’americana. Tizio versus Caio. E vinca il migliore.

I diritti tv collettivi porteranno più concorrenza nel campionato?

Mi auguro di sì. La forbice era troppo ampia. Io sono per la mutualità ma non per l’assistenzialismo, che è la sua degenerazione. Come la polmonite rispetto ai polmoni. Ci riempiamo la bocca con il modello inglese, infinitamente più equilibrato del nostro. Vero. Attenzione, però: la Premier ha una Lega autonoma, non in condominio con la B, come noi. La nostra A, alla B, ha continuato a versare per anni 200 miliardi di vecchie lire a stagione. Un colpo al cerchio e uno alla botte: non potevamo che ridurci così.

Ci sono dei punti che non sono stati discussi e che invece andrebbero presi in considerazione?

Noto una straordinaria effervescenza fra i procuratori, la peggior categoria al mondo dopo quella dei giornalisti (cioè la mia). Tutto è perfettibile, ma l’ultima parola spetta sempre alle teste, che spesso coincidono con le (solite) facce. A livello di giustizia sportiva, per esempio, ho trovato positivo il patteggiamento pre e non post. E lo snellimento dei vari gradi di giudizio. Non mi illudo: aspetto.

Nel frattempo si parla dei presunti falsi in bilancio per via delle plusvalenze di Inter e Milan. Come andrà a finire?

Mi fido di Palazzi e di Borrelli. Non trascurerei neppure il filone Inter-Telecom. Ciò premesso, se qualcuno ha sbagliato è giusto che paghi. All’estero è una prassi normalissima. In Italia, una straordinaria eccezione.

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