Colantuono: “Mazzarri? I risultati parlano per lui. Superga esperienza unica”

Colantuono: “Mazzarri? I risultati parlano per lui. Superga esperienza unica”

Esclusiva TN / L’intervista al doppio ex della sfida di domenica, Stefano Colantuono

di Silvio Luciani, @silvioluciani_
colantuono

Il 2009 fu un anno di ripartenza per il Torino. La squadra del patron Cairo non riuscì ad evitare la retrocessione in Serie B e dovette ricostruire le fondamenta per tornare nella massima serie. Proprio in quell’estate arrivò in granata Stefano Colantuono. L’allenatore romano, tra mille difficoltà ambientali, con un esonero nel mezzo, portò il Torino ad un passo dalla promozione in Serie A, sfumata solo per il goal annullato a Rachid Arma. Quel campionato fu a suo modo memorabile grazie alla ‘rivoluzione dei peones’ concordata con Petrachi, appena arrivato al Toro. Colantuono, però, è anche un ex del Frosinone, con cui ha disputato la stagione 1992/1993 e in vista della partita di domenica lo abbiamo intervistato.

Ben trovato Mister. Domenica si giocherà Frosinone-Torino: come vede i granata? Pensa che possano superare agevolmente l’ostacolo ciociaro?

“Il Toro lo vedo molto bene, a mio avviso sta facendo un campionato molto importante, super positivo: ha delle certezze, è una squadra difficile da perforare e Mazzarri sta facendo un lavoro straordinario. Con il Frosinone potrebbe diventare una partita difficile se il Toro snobbasse un avversario che in questo momento, da quello che vedo io, è in buona salute. Il Frosinone sta facendo bene ed è un avversario difficile da incontrare, però credo che il Toro abbia tutte le credenziali e tutte le possibilità per fare una grande gara.”

Nonostante i risultati, una parte di tifoseria lamenta la mancanza di bel gioco da parte del Toro. È d’accordo con queste critiche indirizzate a Mazzarri?

“Io sono molto pragmatico e guardo la classifica, del resto mi interessa poco. La classifica dice che il Toro sta facendo un campionato importante e che l’allenatore sta lavorando bene. Poi non si può sempre essere brillanti perché il campionato italiano è molto difficile e molto equilibrato, quindi andare a vincere e a volte anche in maniera scoppiettante non è facile. Il Torino però fa i risultati, ha la classifica dalla sua parte. Ci sarà sempre qualcuno scontento, da tutte le parti, dalla Juve che è prima in classifica a scendere, però mi sembra un paradosso contestare l’operato di Mazzarri a Torino.”

Potesse scegliere due giocatori del Toro e portarli in una squadra allenata da lei, chi prenderebbe?

“Nel Torino prenderei anche più di due giocatori. Conosco molto bene il Presidente Cairo e Gianluca Petrachi, che a mio avviso è uno dei migliori direttori sportivi che ci sono oggi in circolazione e ha allestito una squadra molto importante. Per cui nominarne uno o due è difficile. A me piace Ansaldi per esempio, conosco bene Baselli che ho allenato ed è un giocatore importante, ma potrei dire anche Sirigu o Nkoulou che è stato una piacevole scoperta, oppure Izzo: come fai a prenderne soltanto due? Ce ne sono diversi che prenderei in questa squadra perché è stata costruita con grande criterio da Petrachi.”

Secondo lei il Torino può realisticamente conquistare la qualificazione all’Europa League?

Il Torino è in corsa, c’è poco da discutere: è lì insieme alle altre e quindi ha tutte le possibilità per poter centrare il piazzamento. È chiaro che questo finale di campionato diventerà decisivo e quindi bisogna farsi trovare pronti adesso perché è questo il momento in cui si decideranno le gerarchie per l’Europa. Sarà un mini campionato in cui chi avrà più ‘garra’, chi avrà più brillantezza e saprà tenere i nervi saldi avrà le chances per assicurarsi la qualificazione. E il Torino è assolutamente candidato.”

Infine una domanda personale: che ricordi conserva dell’annata alla guida del Torino?

“Fu un’annata particolare perché il Torino era appena retrocesso e quando vai ad allenare una squadra appena retrocessa devi riuscire a ricompattare l’ambiente. È normale che l’ambiente fosse un po’ depresso dalla stagione precedente ma da gennaio lo risollevammo, arrivò Petrachi e facemmo una squadra con tanti giocatori semi-sconosciuti (ad esempio D’Ambrosio dalla Serie C) e tanti altri che non stavano giocando. Facemmo una grandissima rincorsa che ci portò quasi in Serie A, poi quell’episodio di Arma fu quasi decisivo secondo me, ma rimane una grande cavalcata. Al di là di tutto, allenare il Torino è una cosa straordinaria perché è una delle piazze più importanti d’Italia per fascino, per tradizione, per storia, per tutto quello che gli è accaduto. Per me è stata una cosa molto gratificante e tra le immagini che io conserverò sempre – e che presto verrò a rivivere – è la commemorazione di Superga. Credo che chi ami il calcio dovrebbe assistere a quella commemorazione almeno una volta per capire cosa significhi essere innamorati di una squadra. È stata un’esperienza che ho avuto la fortuna di vivere da allenatore insieme alla squadra e che non potrò mai dimenticare perché queste sono cose uniche e che puoi vivere solamente al Torino. Quindi di Torino non posso che avere piacevoli ricordi.”

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