Dalla Svezia un altro cuore granata

Dalla Svezia un altro cuore granata

Stoccolma, la capitale della Svezia, è chiamata la Venezia del nord. Dagli algidi canali della nordica nazione è giunto in Piemonte Daniele Fava, un cuore granata in esilio. Lui è nato in Svezia, ha trent’anni, insegna in un liceo, ma i suoi genitori hanno fatto sì che la squadra del cuore fosse quella giusta: il Toro. Il suo italiano è stentoreo ma quando si parla del suo torello gli occhi si illuminano.

Cosa…

di Ermanno Eandi

Stoccolma, la capitale della Svezia, è chiamata la Venezia del nord. Dagli algidi canali della nordica nazione è giunto in Piemonte Daniele Fava, un cuore granata in esilio. Lui è nato in Svezia, ha trent’anni, insegna in un liceo, ma i suoi genitori hanno fatto sì che la squadra del cuore fosse quella giusta: il Toro. Il suo italiano è stentoreo ma quando si parla del suo torello gli occhi si illuminano.

Cosa vuol dire essere granata a Stoccolma?

È una grande sofferenza. Ho sempre voglia di vedere il Toro, ma siamo tanto distanti. Ascolto sempre le partite a Radio Nostalgia e quando posso la vedo tramite RAI Satellite, quando riesco vengo in Italia e vado allo stadio.”

Come ha vissuto il dramma della scorsa estate?

Ho sofferto tantissimo, con mio padre. Cercavamo di capire, ma non era facile. Abbiamo sperato fino all’ultimo, che tristezza.”

Poi finalmente la promozione..

Temevo di non poterla vedere, ero disperato, poi all’ultimo minuto ho trovato un amico che aveva Euro Sport 2. È stato bellissimo, nella notte sono andato in giro per tutta Stoccolma urlando forza Toro. Dopo tutto quello che abbiamo passato l’anno scorso è stata una enorme soddisfazione. Di notte ho pianto è stata una liberazione, una catarsi. È stata una favola, non una promozione!”.

A Stoccolma ci sono altri tifosi svedesi?

Certo! Non siamo in molti, ma ci facciamo sentire. Una volta ci trovavamo al Caffè dello sport, il proprietario era del Toro e guardavamo le partite. C’erano le bandiere fuori, era una festa. Purtroppo ha ceduto l’attività e adesso non sappiamo dove andare”

Qual è il suo idolo?

Non ho dubbi, è Casagrande. L’ho conosciuto in Svezia in una partita di coppa UEFA nel 1992. Un grande attaccante, ero piccolo, mi ha fatto sognare”.

Il Toro in A, la Juve in B è cambiato il calcio?

È incredibile. Non so qual è la notizia più bella. Una duplice festa, per i granata”

Cosa si aspetta dalla prossima stagione?

Sono sicuro che faremo bene, ovviamente, vorrei il Toro in Europa e spero che incontri una squadra svedese, così potrei andarlo a vedere, anzi vorrei fondare il Toro Club Stoccolma Granata e portare il nostro striscione negli stadi, sarebbe bellissimo.”

I chilometri, a volte, sono briciole, microframmenti di distanza, perché quando si è granata le distanze sono vicinissime… almeno quelle del cuore.

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