Eraldo Pecci: ‘Al Toro da ragazzo sono diventato uomo’

Eraldo Pecci: ‘Al Toro da ragazzo sono diventato uomo’

Eraldo “Piedone” Pecci è senza dubbio uno dei giocatori più importanti della storia del Torino. Campione d’Italia nel 1976 e vero faro del centrocampo, rimane sotto la Mole per sei annate, fino al 1981.
Al suo attivo…
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Eraldo “Piedone” Pecci è senza dubbio uno dei giocatori più importanti della storia del Torino. Campione d’Italia nel 1976 e vero faro del centrocampo, rimane sotto la Mole per sei annate, fino al 1981.
Al suo attivo anche una buona stagione con la maglia del Napoli, nel campionato 1985/86.
 
Buongiorno signor Pecci, quella di domani sera sarà una gara importante per entrambe le squadre: il Torino deve portarsi al sicuro mentre il Napoli deve vincere per inseguire le residue chances di scudetto, giusto?
Si parla sempre di partite importanti ma onestamente non credo che questa lo sia: è una gara che non ha molto da dire in quanto il Toro ha la salvezza a portata di mano mentre il Napoli ha ormai praticamente detto addio allo scudetto. Indubbiamente però in campo ci saranno dei valori tecnici importanti, e il fatto che le due squadre affronteranno l’incontro con maggiore leggerezza potrebbe favorire lo spettacolo.
 
Quella del Torino è stata una stagione positiva, non crede?
Il Toro ha fatto il suo: non è tra le squadre peggiori e neanche tra le migliori, esattamente come dice la classifica. A tratti si pensava che potesse avere un cammino più luminoso ed ambire a posizioni migliori, altre volte ha invece rischiato di venire risucchiato nelle zone basse.
 
Cosa manca al Napoli per arrivare allo scudetto e colmare il gap con la Juve?
In questi anni i partenopei hanno avuto una crescita notevole e costante. Quando però non sei abituato a lottare per lo scudetto giochi sempre la partita della vita, per vincere ti affatichi molto e quindi di conseguenza paghi l’usura fisica e mentale: programmare un progetto è una cosa, vincere un’altra e se non sei una grande come la Juventus e le milanesi paghi il salto.
 
Per lei che ha vestito entrambe le maglie quella di domani sarà una gara come le altre?
Sì, non sarà una gara speciale perché le due esperienze non sono paragonabili: Torino è stata la piazza più importante della mia vita insieme a Bologna, al Toro ho vissuto sei anni e da ragazzo sono diventato uomo, mentre Napoli è stata una tappa di fine carriera, anche se molto positiva.
 
Roberto Maccario
 
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