”Essere il Toro in B pesa, ma niente scuse”

”Essere il Toro in B pesa, ma niente scuse”

Se parli con un doppio ex come Roberto Cravero, è chiaro che i ricordi nell’intervista saranno “sbilanciati” da una parte. Dei due anni vissuti a Cesena, infatti, conserva buoni ricordi; “ma Torino è un altro discorso”, dice. Comunque sia, è proprio da lì che partiamo: dall’esperienza romagnola che visse dal 1983 al 1985. “E’ stato il mio lancio nel grande…
Se parli con un doppio ex come Roberto Cravero, è chiaro che i ricordi nell’intervista saranno “sbilanciati” da una parte. Dei due anni vissuti a Cesena, infatti, conserva buoni ricordi; “ma Torino è un altro discorso”, dice. Comunque sia, è proprio da lì che partiamo: dall’esperienza romagnola che visse dal 1983 al 1985. “E’ stato il mio lancio nel grande calcio, quindi importante eccome”, racconta. “Andai, come si diceva -o forse si dice ancora- a farmi le ossa; perché, per il resto, io pensavo solo al ritorno al Toro”. E ci tornò, ancora giovane ma già maturo. Restiamo ancora a Cesena: “Là trovai persone eccezionali. Mei, Buriani, Ceccarelli… Gente già anziana calcisticamente, ma che accettò benissimo l’arrivo di un ragazzo come me. Facemmo due buone stagioni, al “Manuzzi”, che allora si chiamava “La Fiorita”, dice.

Non sempre, oggi, i ragazzi che partono dal Torino trovano altrettanto conferme nelle esperienze lontano da casa. “E’ anche e soprattutto un discorso di qualità”, ammette, con grande e sincera umiltà, colui che per chi scrive è “il Capitano”: “Senza presunzione, che non annovero tra i miei tanti difetti, posso annotare che all’epoca, in prestito, c’eravamo io a Cesena; Benedetti a Parma; Ezio Rossi a Lecce; Francini alla Reggina; insomma, ragazzi che poi tornarono tutti alla prima squadra…”. Impossibile tentare paragoni con l’attuale realtà, e poi Cravero non ha piacere di parlarne, da tempo. E se gli si fa notare che erano tutti grandi giocatori, ma di questi il campione era lui, ecco che nega: “Assolutamente no. Il più forte di tutta quella generazione del Filadelfia era Dante Bertoneri”, afferma il grande libero. “E’ lunico che abbia visto giocare a 16 anni in Primavera, e da leader. Poi, la carriera successivamente è anche una questione di fortuna”, dice, nonché di testa, aggiungiamo noi.

Roberto da Venaria, nella sua seconda vita granata, ha conosciuto anche la Serie B; a lui chiediamo se il ribadire, da parte dei giocatori, che chiamarsi “Torino” in cadetteria è davvero così difficile, portando le avversarie a cercare la partita della vita, e la risposta è affermativa. “E’ la verità -dice infatti- ma non cambia niente: gli altri danno qualcosa in più? E allora devi fare altrettanto”, la ricetta. “Se sei più che attento, più che concentrato, allora vinci comunque”. L’ex-difensore, con cortesia e disponibilità, si esprime poi sugli umori che circondano la squadra. “Leggo Toro News, e  anche i commenti dei tifosi; c’è molta impazienza, ed è comprensibile; sento parlare di Filadelfia e di cose che non ci sono più, ma la realtà oggi è diversa”. Questo Toro dunque, è destinato a superare le difficoltà? “-tranquillizza-, non sono preoccupato per il risultato finale”. E lo sa dire, Cravero, in un modo assolutamente rassicurante.

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