Ferrante: ‘Novellino e Antonelli i migliori colpi di Cairo’

Ferrante: ‘Novellino e Antonelli i migliori colpi di Cairo’

Il suo nome ancora oggi suscita emozioni sotto rete, perché è stato, pur vivendo il difficile periodo di Cimminelli, l’ultimo vero bomber della storia granata: cinico ed egoista al punto giusto, realizzatore infallibile che in molte situazioni ha salvato la baracca. I numeri parlano chiaro: 254 match e 125 gol in sette stagioni e mezza con la maglia del Toro, vissuti dal ’96 al 2004, esordio in Torino-Cesena,…

di Redazione Toro News

Il suo nome ancora oggi suscita emozioni sotto rete, perché è stato, pur vivendo il difficile periodo di Cimminelli, l’ultimo vero bomber della storia granata: cinico ed egoista al punto giusto, realizzatore infallibile che in molte situazioni ha salvato la baracca. I numeri parlano chiaro: 254 match e 125 gol in sette stagioni e mezza con la maglia del Toro, vissuti dal ’96 al 2004, esordio in Torino-Cesena, 1-0, l’8 settembre del ’96, con una breve parentesi all’Inter (gennaio-giugno 2001 in prestito). Ferrante, nato a Velletri (Roma) il 4 febbraio del 1971, non ha nessuna intenzione di smettere, nonostante l’ultima parentesi non proprio esaltante al Verona.

Qual è il futuro prossimo di Ferrante?

Ho ancora un anno di contratto al Verona, però non ci voglio rimanere, non ho intenzione di scendere in C1. Nel contratto c’è una clausola rescissoria in caso di retrocessione, com’è successo. Non ho le motivazioni per rimanere, vediamo se trovo una sistemazione in A o in B.

Cosa ha rappresentato per lei il Toro?

Tutto, sia nella vita che nello sport. E’ inutile che stia a ripetere le solite cose, non mi sono trovato con le altre casacche indossate, per me esiste solo il Toro e basta. Non ho mai provato altre sensazioni importanti senza la maglia granata. Come finisco di giocare la prima cosa che faccio è sapere il risultato del Torino.

La società sta operando bene sul mercato?

La grande fortuna del Toro è aver preso Antonelli, il quale non compra a caso ed è un grandissimo esperto di calcio, nonostante sia un ex dentista, bravo anche in questo mestiere. L’ho conosciuto ad Ascoli ed ho capito che è predisposto per il calcio, sa il fatto suo, è moderato, completa sempre il mosaico, anche a stagione in corso, se per esempio fa un errore lo rimedia subito.

Conosce anche Lupo?

Certo, l’ho avuto sempre ad Ascoli, è una persona squisita, molto professionale. Lui, Antonelli e Cairo compongono una bella triade. Hanno carta bianca e stanno operando bene sul mercato. Cairo poi difficilmente sbaglia, chiede prima in giro. Antonelli delega a Lupo e i tre insieme faranno grandi cose.

Un ritorno al Toro?

Sarebbe bello in futuro, ho in mente un progetto diverso che vorrei portare in granata, ma non ne voglio ancora parlare. Diciamo che mi piacerebbe insegnare i trucchi del mestiere agli attaccanti, la furbizia, la scaltrezza e così via.

Che giudizio si sente di dare sul mercato granata?

Buono, penso possa raggiungere la Uefa con questa squadra, sempre se resteranno umili e consci della loro forza.

Cosa manca al Toro oggi?

Non manca, c’è, ovvero c’è Cairo. Il Toro, i tifosi, la città hanno trovato la persona che cercavano da anni. Non sperpera, è moderato, fa il mercato nel modo migliore. La società ora è davvero messa bene

Là davanti manca un … Ferrante ?

Per un attaccante la mia figura non è mai ben accetta, anche perché sono rimasto tanto tempo, per me è un motivo di soddisfazione. Non saprei dire se c’è ora un Ferrante da oltre dieci gol. Di Michele è un grande centravanti, segna gol entusiasmanti, ma non tanti, dipenderà anche da come lo vorrà utilizzare Novellino.

Conosce qualcuno dei granata di oggi? Bjelanovic per esempio?

Conosco Corini come avversario ed è un grande, un colpo importante perché è indispensabile per come calcia le palle inattive, uno dei migliori del nostro campionato. Con Sasa ho giocato un anno nell’Ascoli, abbiamo fatto un buon campionato, è un lottatore, per questo può piacere al Toro, è forte tecnicamente, dà sempre il 200 per cento, ma ovviamente non è il classico bomber di razza da tanti gol a stagione.

C’è un aneddoto della sua esperienza in granata che ricorda con particolare affetto?

Il derby, dallo 3-0 al 3-3 finale, qualcosa che anche i ‘gobbi’ difficilmente dimenticheranno, mentre per i nostri tifosi è stata una goduria fantastica. Se pensiamo che poi loro potevano andare sul 4-3 ma Salas ha spedito il gol alle stelle, posso dire che finalmente per un giorno il Signore ha messo la maglia granata.

Si diceva: Ferrante ha fatto più di cento gol e "ucciso" quasi altrettanti compagni di reparto…

E’ vero, ma da quando è andato via Ferrante, nessuno ha più segnato i miei gol, oltre la decina. Quando ci sono attaccanti come me, si crea anche parecchia invidia, ma poi rimane il rimpianto quando non ci siamo più. In fondo sono stato bravo a reagire all’invidia. Mi hanno detto che l’anno scorso qualcuno degli attuali attaccanti si chiedeva come avevo fatto a segnare tutti quei gol…

Che giudizio dà riguardo alla scelta di Lucarelli, passato dal tenetevi il miliardo al mi prendo i milioni dei compagni?

Sono scelte di vita. Io ad esempio potrei andare a Dubai, in Qatar, negli Emirati Arabi, proprio stamattina ho rifiutato un’offerta. Non ho bisogno di soldi, chi va a giocare in questi posti lo fa per denaro, io invece voglio giocare per divertirmi e stare bene. In Ucraina si gioca un calcio diverso, migliore dei paesi che ho citato prima. Ma il nostro rimane il campionato più bello del mondo. Faccio un esempio di cosa può succedere: a me a Catania avevano fatto un contratto interessante, in tre anni avrei guadagnato 4 miliardi di vecchie lire, mi trattavano benissimo, ma dopo tre mesi stavo male, così ho rinunciato a dei soldi per andare a prendere 600 milioni al Bologna. Volevo vivere più vicino a Torino. Però non ho mai scritto un libro a proposito, se mai scriverò un libro lo farò solo per il Toro.

Si capisce che Torino le piace anche come città.

Tantissimo, sarà la mia abitazione quando avrò finito di giocare, ho ancora un negozio in centro di prodotti per ballo latino americano. Io arrivo dal sud, ma sinceramente preferisco vivere al nord, dove la gente ti lascia più tranquillo.

Un ricordo del Centenario?

E’ stata una cosa unica, l’ovazione che ho ricevuto è stata quasi pari a quella per Pupi, la tengo sempre nel cuore. Soprattutto quando i tifosi hanno portato in braccio sotto la curva sia me che Pulici, una sensazione difficile da commentare in due parole, ma indimenticabile.

Cairo e Cimminelli, due mondi, due stili…

Abissale la differenza, supportata dai fatti. Ora smetto i panni del Marco Ferrante giocatore e divento solo più tifoso del Toro: Cimminelli ha scavato la tomba, ha portato i tifosi all’esasperazione. Cairo sa il fatto suo, non è un mecenate alla Moratti, ma ormai non ce ne sono più in giro. Lui è un editore, un aziendalista, nessuno nel calcio odierno tira fuori dei soldi a perdere. Cairo è entrato in punta di piedi, ha investito e l’ha fatto bene, trovandosi anche abili collaboratori.

Ma Cimminelli, si dice, di soldi ne ha spesi, forse è stato mal consigliato dai collaboratori?

Non è che i suoi collaboratori avessero tanta carta bianca. Vorrei vedere oggi Mazzola al fianco di Cairo cosa combinerebbe, perché Mazzola di calcio ne capisce e anche tanto. Cimminelli ha comprato tanti giocatori, ma spesso inutili.


Conosce Novellino?

L’ho affrontato solo da avversario, è un grande allenatore, ho massimo rispetto per lui, è la persona che mancava al Toro, con tanto rispetto per De Biasi e Zaccheroni, ma Novellino è di un tasso superiore. Quagliarella è esploso con lui e ha fatto anche esordire un ragazzino, Koman, nella Sampdoria, che mi ha davvero impressionato. Con lui Cairo ha costruito un bel giocattolo. Una cosa…

Prego…

Non chiamatemi ex giocatore del Toro, mi fa male. Io porto sempre la maglia granata!

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