‘Forte, determinato, mai domo: Capitano’

‘Forte, determinato, mai domo: Capitano’

di Alessandro Salvatico

 

L’8 Novembre del 1976 Giorgio Ferrini andava improvvisamente a raggiungere Valentino, Gigi e gli altri angeli. Lo scudetto se lo sarebbe goduto dalla tribuna più privilegiata, anziché da quella di cemento del Comunale. Domani ricorre dunque il 32° avversario dell’addio al Capitano. Ne abbiamo parlato con Giorgio Puia,…

di Alessandro Salvatico

 

L’8 Novembre del 1976 Giorgio Ferrini andava improvvisamente a raggiungere Valentino, Gigi e gli altri angeli. Lo scudetto se lo sarebbe goduto dalla tribuna più privilegiata, anziché da quella di cemento del Comunale. Domani ricorre dunque il 32° avversario dell’addio al Capitano. Ne abbiamo parlato con Giorgio Puia, grande granata (10 anni e 250 presenze solo in campionato) e soprattutto suo vero, grande amico. L’ex-giocatore ha espresso pensieri di grande sostanza su di lui e sul significato di portare la fascia al braccio, specie su una manica granata.

Giorgio Puia, lei e Giorgio Ferrini foste molto vicini, in vita.
Quando arrivai, fu il primo che frequentai, e io fui uno dei primi a frequentare lui; gli giocai insieme fin dal ’63. Lui arrivava dal Mondiale in Cile, io debuttai a Novembre, come mezzala. Feci subito amicizia con Mariuccia, i nostri figli più grandi avevano la stessa età, quindi ci trovavamo spesso. Io poi ero nuovo, e trovai in Giorgio un grosso aiuto. Specie il primo anni, perché ebbi qualche problema di inserimento, lui mi fu molto vicino.

Non era difficile essere amici di Ferrini, è così?
Sì. Lui non era un gran parlatore. Ma si faceva valere; a volte il silenzio può essere più pungente delle parole. Era une persona che sapeva quando parlare e cosa dire.

Lui è stato “il” Capitano.
Certo. Con uno sguardo metteva sull’attenti. Era un capitano molto rispettato, come giocatore e come uomo.

Cosa ci vuole per essere capitani?
Lui in realtà l’essere capitano ce l’aveva nel dna. Rappresentava il giocatore classico del Toro, che vuol dire essere forte, determinato, mai domo, trascinatore. Un giocatore da Toro è questo. Quando prese i gradi, ancor più iniziò a trasmettere queste doti; era il capitano ideale. Grande giocatore, perché aveva tecnica e doti atletiche, e il suo valore era evidente; e grande uomo. Due facce che in lui si sposavano bene. Come dicevo, gli bastavano poche parole.

Oggi il capitano del Torino è Rosina: qualcuno pensa non sia pronto, lei come lo vede?
Penso che paghi la giovane età, e quindi anche un momento non dei più felici. Ho letto di qualche scaramuccia con i tifosi, non ne so molto ma penso siano episodi figli dell’inesperienza. Uno magari agisce senza pensare: è dovuto all’età. C’è stata qualche dichiarazione che non fa piacere, certo, ma se si attraversa un momento difficile, in cui non si sta bene fisicamente e le cose non ti riescono, si è amareggiati e può succedere.

Col tempo probabilmente si può imparare. Ferrini, invece, “nacque” capitano.
Lui ebbe anche un ottimo maestro, come Bearzot, grande in quel ruolo. Oggi tutto è stato talmente rivoluzionato… Purtroppo sono cambiati i tempi, ed  è difficile che si ripetano “scambi” di questo genere.

Ecco, ha toccato un tasto dolente: ritiene anche lei che in società manchi una figura che rappresenti “il Toro”? Lo stesso Ferrini, pur se purtroppo per un breve periodo, quando smise di giocare entrò nel settore tecnico.
Non è semplice. Da molto tempo, praticamente da dopo Pianelli, e a parte forse una parentesi con Rossi, c’è il cambiamento continuo; una società non è mai più riuscita a formarsi, e poi c’è stato addirittura il fallimento. Non c’è stata continuità, non ha potuto esserci. A Cairo, ora, auguro di andare avanti e di continuare così. Penso sistemerà una pietra miliare anche sotto questo aspetto, quello di una figura importante. Ma non si può pretendere tutto subito. Pianelli ci ha messo sedici anni prima di arrivare a vincere: prima pensò a creare gli uomini, e poi a tenerseli stretti. Sala, che poi diventò capitano, Pulici, e tutti gli altri. Ci vorrà tempo, e chissà che anche Rosina non possa seguire quelle orme; certo, sotto questo aspetto dovrà ancora maturare.

Spostiamoci per un attimo ai giorni nostri: ha visto giocare il Torino, quest’anno?
Sì, non sempre per intero. Mi sono perso le ultime due, ad esempio, perchè ero fuori Italia; mi sembra sia andata bene con l’Atalanta, mentre a Genova… beh, ho ricevuto solo un sms da un amico che recita “Derubati. 1 a 0”. E in effetti… Io credo che se il Toro recupererà tutti i giocatori infortunati, e magari con l’aiuto di un po’ di fortuna, andrà bene. Penso positivo. Lo dico: penso che già quest’anno la squadra darà soddisfazioni al presidente e ai tifosi, che le meritano, e che forse pensavano di ottenerle già dall’inizio. Con il Cagliari, a giocarla dieci volte la stessa partita finisce con nove vittorie per il Toro e un pareggio; un po’ di fortuna aiuterà.

Da Giorgio Puia un invito ad avere pazienza e fiducia.
Certo. Stiamo vicini a questo presidente. Un presidente che ha ridato dignità ad un ambiente quasi morto. E speriamo in bene per domani, una vittoria generà positività e porta benefici.

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