”Ho visto l’ultimo sole prima delle nubi sul Toro”

”Ho visto l’ultimo sole prima delle nubi sul Toro”

di Andrea Ferrini

 

Questa sera il derby Sla vedrà scendere in campo molti ex giocatori granata. Tra questi non c’è Luca Pastine che al Toro ha vissuto i suoi anni migliori. I tifosi granata non possono dimenticare il rigore parato a Ravanelli nel derby di andata della stagione 1994-1995 che permise al Toro di imporsi per 3-2. Lo abbiamo intervistato in esclusiva.

 

Dopo…

di Andrea Ferrini

 

Questa sera il derby Sla vedrà scendere in campo molti ex giocatori granata. Tra questi non c’è Luca Pastine che al Toro ha vissuto i suoi anni migliori. I tifosi granata non possono dimenticare il rigore parato a Ravanelli nel derby di andata della stagione 1994-1995 che permise al Toro di imporsi per 3-2. Lo abbiamo intervistato in esclusiva.

 

Dopo essere stato preparatore dei portieri della Sarzanese di cosa ti occupi in questo periodo? ”Alleno i giovani portieri di una società dilettantistica di Castelnuovo Magra”.

Hai qualche progetto per il futuro? Magari tentare il salto verso qualche squadra importante? ”Per il momento quello che faccio mi piace e intendo continuare. Allenare i giovani è una soddisfazione perchè ti permette di trasmettere loro qualcosa, di plasmarli. Con un calciatore professionista è più difficile perchè in gran parte è un atleta già formato conscio dei propri mezzi. Poi nella vita non si sa mai. Ma nel professionismo devi essere pronto ad accettare diversi compromessi, senza contare che è un mondo tutt’altro che pulito”.

Segui ancora il Toro e il calcio professionistico? ”A dir la verità non seguo molto il calcio ad alti livelli. Mi limito a tenermi aggiornato sui risultati di alcune squadre e tra queste c’è sicuramente il Torino”.

Tu sei cresciuto nel periodo d’oro del vivaio granata ma hai anche vissuto l’inizio di un periodo nero per la squadra. ”Mi ritengo molto fortunato perchè ho avuto l’occasione di crescere in un ambiente fantastico com’era il Torino all’epoca. Ho visto ancora un po’ di sole sulla maglia granata prima che le nuvole la oscurassero. Non ringrazierò mai abbastanza il Toro e la sua gente”.

L’immagine più bella che i tifosi ricordano di te è senza dubbio il rigore parato a Ravanelli. Che emozioni hai provato in quel momento? ”E’ un ricordo indelebile che ancora oggi mi riempie di piacere. La gioia dei tifosi la sento ancora adesso. Tuttavia, più che il derby d’andata, fu quello del ritorno che mi rese ancora più felice”.

Perché? ”Dopo la prima sconfitta tutti si aspettavano la vendetta della Juventus, come se l’andata fosse stato solo un caso. Invece gli impartimmo una vera e propria lezione di calcio, giocando da Toro. Dimostrammo un personalità e una forza da grande squadra”.

Come valuti la situazione attuale del Toro? ”Da esterno mi sembra che attorno al Toro sia calata una patina di pessimismo e scarso entusiasmo sia sui tifosi che sulla società. Tralasciando per un attimo l’aspetto degli investimenti mi pare che si senta la mancanza di qualche personaggio carismatico che sappia dare i giusti stimoli all’ambiente. Ai miei tempi avevamo delle figure di riferimento, persone molto preparate che sapevano bene come gestire la risonanza attorno al Torino. Forse oggi manca qualche figura del genere”.

Rivivremo mai un derby veramente alla pari come 20 anni fa? ”E’ difficile da dire, è necessario che arrivi qualcuno con la volontà di investire pesantemente sulla squadra”.

Se potessi scegliere chi sarebbe? ”Ferrero probabilmente sarebbe l’uomo adatto ma non pare intenzionato a farsi avanti. D’altronde nel calcio è difficile guadagnare se non si possiede uno stadio di proprietà, se non si attua un sistema come quello inglese o americano. Oggi nel calcio la condizione economica è la discriminante principale”.

Quindi come interpreti il calcio moderno? ”Negli ultimi anni mi occupo spesso di finanza è credo che il calcio non sia nient’altro che il riflesso del sistema economico mondiale. In questo momento la Cina e l’Oriente stanno rivestendo il ruolo che era dell’America e dell’Europa in precedenza. L’Europa e l’Italia in particolare, hanno davanti a sé un orizzonte economico tutt’altro che promettente. Lo stesso modello inglese ora sta scricchiolando, con diverse squadre che si salvano solo grazie all’intervento di grandi personaggi del mondo arabo. Il calcio segue a ruota le vicende economiche, essendone ormai legato in modo indissolubile”.

 

 

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy