”Il calcio unisce ma non può risolvere tutti i problemi”

”Il calcio unisce ma non può risolvere tutti i problemi”

di Roberto Maccario. Era la Juve di Bettega, Paolo Rossi, Cabrini, Tardelli e Platini; di fronte c’era il Toro di Bersellini, Bonesso, Dossena e Galbiati: sulla carta non c’ era partita e infatti alla fine del primo tempo i bianconeri già conducevano per due a zero. Il derby però è notoriamente una partita diversa dalle altre e i granata buttavano il cuore oltre l’ ostacolo e capovolgevano…

Commenta per primo!

di Roberto Maccario. Era la Juve di Bettega, Paolo Rossi, Cabrini, Tardelli e Platini; di fronte c’era il Toro di Bersellini, Bonesso, Dossena e Galbiati: sulla carta non c’ era partita e infatti alla fine del primo tempo i bianconeri già conducevano per due a zero. Il derby però è notoriamente una partita diversa dalle altre e i granata buttavano il cuore oltre l’ ostacolo e capovolgevano il risultato in una ripresa vissuta con lo spirito dell’ arrembaggio: un’ impresa bella e impossibile. La rete della vittoria fu siglata da Fortunato Torrisi con una splendida mezza rovesciata, noi di TN lo abbiamo scelto come rappresentante granata del meridione in questa giornata “tricolore”.

Signor Torrisi buonasera. Oggi è un giorno di festa per la nostra nazione, una festa che in questi mesi purtroppo ha suscitato alcune polemiche, lei cosa ne pensa? E’ giusto celebrare questa ricorrenza?Si è effettivamente risvegliato un sentimento di unione tra gli Italiani in questi giorni?
Innanzitutto vi ringrazio per aver pensato a me in questa vostra iniziativa; è una domanda molto difficile comunque credo che sia giusto festeggiare e che in questi ultimi giorni si sia risvegliato un sentimento di unione nazionale in grado di coinvolgere tutti i cittadini; purtroppo però, per via di tutte le disgrazie e i problemi che ci sono in Italia e nel mondo( vedi la situazione in Giappone), c’è ben poco da stare allegri. Inoltre penso che i nostri politici dovrebbero pensare meno al proprio tornaconto ed interessarsi di più al futuro del Paese; in ogni caso, ripeto, questa ricorrenza è qualcosa di molto bello a livello simbolico.

A suo avviso il calcio, attraverso la nazionale, può essere un mezzo di coesione per un popolo?
Credo di sì, il calcio è sicuramente un carro trainante in grado di far dimenticare i problemi ad un’ intera nazione e, come nel caso dei mondiali post Calciopoli del 2006, può far superare momenti difficili. E’ un gioco che appassiona tutti; purtroppo però non è in grado di risolvere i problemi politici, magari lo fosse…

Lei viene dal Meridione;al sud, quando era ragazzo, il Toro era conosciuto?
Si certo, tutti conoscevano il Torino per via del suo passato glorioso, unico, fatto di gioie ma anche di sofferenze, come la tragedia di Superga.La squadra granata ha fatto la storia del calcio e, anche quando me ne sono andato via, questa meglia mi è rimasta addosso; non saprei dire perché ma il Toro ha un fascino particolare che non ho mai più ritrovato altrove.

Sente ancora qualcuno dei suoi ex compagni?
Sì, alcune volte in questi ultimi anni ho sentito Beruatto, Pileggi e Mimmo Caso, anche perché gli ultimi due vivono a Roma come me e talvolta ci siamo incontrati in qualche torneo di ex calciatori.

Veniamo allo storico derby del 1983 nel quale lei segnò il goal della vittoria: non era facile ribaltare il risultato in un match del genere, cosa vi siete detti negli spogliatoi durante l’ intervallo? Cosa è scattato in voi?
In realtà, a differenza di quanto si possa pensare, non ci siamo detti nulla di particolare perché, nonostante lo svantaggio, abbiamo sempre saputo che quella partita potevamo vincerla, ce lo sentivamo sulla pelle, anche perché stavamo bene fisicamente e  già nel primo tempo stavamo giocando meglio della Juve.

Che emozioni ha provato al momento del goal? Segnare la rete decisiva di un derby sotto la Maratona non è da tutti…
Sul momento non mi sono neanche reso conto di ciò che era successo: era un’ emozione troppo forte. In quei momenti sei talmente felice che la tua gioia non traspare nemmeno sul volto, sembra un paradosso ma è così; per capirlo provate a guardare il volto di Grosso dopo il rigore decisivo di Berlino. Ricordo che non andai sotto la Maratona come sarebbe stato ovvio ma venni trascinato verso Bersellini da una sorta di attrazione fatale; inoltre in noi la concentrazione e la determinazione erano tali che non ci godemmo subito il successo o almeno io, personalmente, realizzai il tutto soltanto la sera, a casa, a mente fredda e poi nei giorni e negli anni successivi.

Segue il Toro odierno? Che idea ha dei suoi problemi?
Ho sempre seguito il Toro e quindi anche in questo campionato: lavorare qui è complicato, devi sempre vincere e la pressione è enorme; sicuramente però nelle ultime stagioni si è sbagliato qualcosa negli acquisti e si è stati sfortunati, prendendo giocatori di valore che però hanno deluso. Spero che la situazione migliori presto perché i granata devono stare ai livelli che meritano.

Di cosa si occupa? E’ ancora nel mondo del calcio?
Si, ho iniziato a lavorare alla Lazio come osservatore della prima squadra alcuni anni fa e ho lanciato in serie A 7 giocatori tra cui Domizzi e Pinzi che ora giocano nell’ Udinese; in seguito ho allenato nelle giovanili biancocelesti e poi in serie C dove però non mi sono trovato bene, infine ho lasciato i professionisti per allenare in Interregionale sempre qui a Roma.

Grazie e in bocca al lupo per il futuro.
Grazie a voi, siete stati molto gentili.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy