”Il granata ti entra dentro”

”Il granata ti entra dentro”

di Edoardo Blandino

 

Carlo Borghi non è stato un giocatore che ha scritto la storia del Torino, tuttavia è un calciatore che sotto la Mole ha trascorso un anno (’82-’83) disputando 30 partite e segnando anche 7 gol, più 4 in coppia Italia. Arrivò in Piemonte mentre stava per raggiungere la piena maturità agonistica, tuttavia non riuscì a convincere a fondo…

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di Edoardo Blandino

 

Carlo Borghi non è stato un giocatore che ha scritto la storia del Torino, tuttavia è un calciatore che sotto la Mole ha trascorso un anno (’82-’83) disputando 30 partite e segnando anche 7 gol, più 4 in coppia Italia. Arrivò in Piemonte mentre stava per raggiungere la piena maturità agonistica, tuttavia non riuscì a convincere a fondo la dirigenza granata e dopo un solo campionato fu ceduto all’Ascoli. Borghi, però, non nasconde la gioia di aver indossato, seppure per poco, la maglia granata.

Borghi, lei ha smesso quasi venti anni fa di giocare. Come si vive lontano dai campi di calcio?

«Ho concluso la carriera con il Grosseto nel ‘93 proprio dove avevo cominciato nel lontano ’75. Sinceramente una volta smesso di giocare ho abbandonato completamente il mondo del calcio e onestamente non mi manca. Ero convinto della mia scelta e ne sono convinto anche adesso».

Che cosa fa ora nella vita?

«Adesso ho un’azienda agricola e in estate affitto alcuni appartamenti. Vivendo in una località di mare c’è sempre richiesta, anche se la mia attività principale rimane l’azienda. Diciamo pure che sono passato dai campi di calcio a campi di vigneti».

A Torino lei ha passato una sola stagione. Quali ricordi le sono rimasti?

«È stata una stagione dove ho giocato tutte le partite e ho segnato anche il mio record di gol in un anno. Ho dei ricordi splendidi. Il Toro, rispetto a tutte le altre squadre, una volta che ci giochi  ti entra dentro, ti trasmette qualcosa che nessuno riesce a darti. Non so se dipenda dalla Maratona, dal tifo o da altro, ma è così».

Nonostante lei abbia giocato tanto, a Torino è rimasto solamente una stagione. Cosa è successo poi?

«Sono rimasto un anno forse perché Bersellini non mi riteneva all’altezza. Venivo da due stagioni bellissime a Catanzaro e credo di aver patito abbastanza il salto da una squadra provinciale ad una importante come il Toro. Non mi è stato dato il tempo necessario, anche se sinceramente devo ammettere di non aver mai espresso il mio vero potenziale».

Le capita ancora di sentirsi con qualcuno dei suoi vecchi compagni?

«Tramite facebook ho ritrovato un po’ tutti quanti. Dai vecchi compagni ai vecchi tifosi, anche del Toro».

Parliamo del Grosseto. Sei sarebbe mai immaginato un giorno di ritrovare nella stessa serie Torino e Grosseto?

«A dire il vero no. Qui a Grosseto siamo sempre stati a livelli di serie c. Rivederlo lottare oggi in B e addirittura gareggiare nei playoff on me lo sarei mai aspettato. Il Toro a livello dirigenziale ha trascorso incredibili vicissitudini e ha avuto qualche problema. Direi che tra le due società sono più sorpreso di vedere il Grosseto lì piuttosto che il Toro».

Immagino che però le faccia piacere.

«Beh, certo. Ho iniziato proprio a Grosseto e ho chiuso lì. Sono arrivato al Grosseto giocando nella Berretti e poi ho esordito il Serie C. Poco dopo sono passato al Catania. Grosseto è stato il mio trampolino di lancio».

Domani ci sarà Torino-Grosseto. Lei ha una simpatica per qualche squadra in particolare?

«Ho buoni ricordi e simpatie per tutte le squadre in cui ho giocato. Non ne tifo una in particolare».

Grazie della disponibilità e buona fortuna con i suoi vini.

«Grazie a voi e un saluto a tutti i tifosi del Toro».

 

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