”In Spagna il risultato attraverso il gioco”

”In Spagna il risultato attraverso il gioco”

di Roberto Maccario – Domenica sera al Santiago Bernabeu è andato in scena uno spettacolare Real Madrid- Barcellona conclusosi sul 2 a 2: una partita veramente stupenda, altra dimostrazione di come, al momento, il calcio spagnolo abbia qualcosa in più rispetto a quello nostrano. Abbiamo intervistato l’ex tecnico granata Gianni De Biasi che, con l’esperienza maturata al Levante, ha vissuto in prima persona…

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di Roberto Maccario – Domenica sera al Santiago Bernabeu è andato in scena uno spettacolare Real Madrid- Barcellona conclusosi sul 2 a 2: una partita veramente stupenda, altra dimostrazione di come, al momento, il calcio spagnolo abbia qualcosa in più rispetto a quello nostrano. Abbiamo intervistato l’ex tecnico granata Gianni De Biasi che, con l’esperienza maturata al Levante, ha vissuto in prima persona il palcoscenico della Liga.
 

Buongiorno mister: l’altra sera avrà sicuramente assistito all’andata della Supercoppa tra Barcellona e Real. Alla luce di quello che si è visto in campo e considerando anche i recenti successi europei di Siviglia e Atletico Madrid, si può realmente parlare di una superiorità del football iberico su quello italiano?
Secondo me sì: a parte le due grandi, che al momento sono fuori portata per chiunque, anche le squadre che vengono immediatamente dopo da noi lotterebbero per il titolo. Sto parlando di Siviglia, Atletico Madrid, Villareal e Valencia, che ho commentato per la tv l’altra sera nel match contro la Roma e che mi ha veramente impressionato: anche se si trattava solo di un’amichevole ha inflitto ai giallorossi una vera e propria lezione di calcio.
 

Forte della sua esperienza spagnola, può dirci quali sono le differenze ed eventualmente che cos’ha in più questo torneo?
La differenza a mio avviso sta nella mentalità di fondo: in Spagna si cerca sempre il risultato attraverso il gioco e, di conseguenza, la qualità di quest’ultimo è superiore rispetto all’Italia; qui l’unica cosa che conta è il risultato mentre tutto il resto passa in secondo piano e si dimentica subito. Per fare un esempio, nella Cantera blaugrana la domanda di rito non è “ avete vinto?” ma “ come avete giocato?”, mentre qui fin da ragazzino ti insegnano a vincere uno a zero, magari su autogoal.
 

Cosa dovrebbe fare allora il calcio italiano per tirarsi su?
Dovrebbe fare un passo indietro e guardare maggiormente alla qualità del gioco: qui, a cavallo di millennio, c’è stata una rivoluzione calcistica che ha portato ad un tatticismo esasperato. Si guardano troppo i movimenti senza palla ed il posizionamento dei giocatori e si cura troppo poco la tecnica individuale,che è fondamentale per vincere le partite: infatti tu non puoi sviluppare correttamente un’azione se sbagli i passaggi o fai lanci sbilenchi. Inoltre in serie A a mio modo di vedere si ha troppo timore nell’utilizzare i giovani mentre in Spagna, sempre per fare l’esempio del Barcellona, non si esita a lanciare in prima squadra e poi in nazionale un Thiago Alcantara; risultato: le loro nazionali Under 19, 20 e 21 sono tra le migliori al mondo.

A proposito di qualità del gioco: come giudica la scelta granata di affidarsi a Giampiero Ventura, un tecnico che l’ha sempre ricercata?
Credo si tratti di un’ottima soluzione: è un allenatore di grande personalità che cerca sempre la costruzione del gioco, che ha vinto la serie B diverse volte e che riporterà il Toro dove merita.

Lei  ha ricordi di ogni tipo legati al Torino: alcuni felici, altri meno, ma sempre molto intensi. Cosa si porta dietro da questa esperienza?
La soddisfazione di aver sempre raggiunto gli obiettivi che mi sono stati richiesti.

 

(foto M.Dreosti)

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