”Iunco è nato per giocare a calcio”

”Iunco è nato per giocare a calcio”

di Edoardo Blandino

Antimo Iunco è arrivato in granata dopo che il Torino ha rilevato dal Cittadella la metà del suo cartellino. L’altro 50% appartiene al Chievo, dove il ragazzo ha militato per una stagione e mezza dal 2007 a gennaio 2009. L’ultimo campionato in Serie B ha disputato, compresi i playoff, 34 gare e ha segnato 12 reti. Iunco è stato fin da subito la…

di Edoardo Blandino

di Edoardo Blandino

Antimo Iunco è arrivato in granata dopo che il Torino ha rilevato dal Cittadella la metà del suo cartellino. L’altro 50% appartiene al Chievo, dove il ragazzo ha militato per una stagione e mezza dal 2007 a gennaio 2009. L’ultimo campionato in Serie B ha disputato, compresi i playoff, 34 gare e ha segnato 12 reti. Iunco è stato fin da subito la prima scelta di Lerda e Petrachi. Entrambi ritengono che si possa integrare bene nello schema 4-2-3-1 adottato dal neoallenatore granata.

Ma se il profilo del calciatore professionista è abbastanza conosciuto, quasi nessuno conosce la storia del ragazzo. Come ha iniziato a giocatore? Da dove viene? Prometteva già bene fin da ragazzo? Ne abbiamo parlato insieme a mister Piero Caputo, ex allenatore di Iunco nelle giovanili al Brindisi.

Mister, come ha conosciuto il ragazzo?
«Io sono stato suo allenatore nella stagione 2001-2002, nella Berretti del Brindisi. Ma conoscevo già suo padre, perché siamo cresciuti insieme, nello stesso quartiere della città».

Ci racconti chi è Antimo Iunco: da dove viene, come è cresciuto…
«È sempre stato un tipo sveglio, più sveglio degli altri. Veniva da un quartiere difficile… Era piuttosto rissoso, aveva un carattere duro. Ma è sempre stato un ragazzo eccezionale e questo è merito anche della sua famiglia. Voleva sempre stare in campo. Era nato per giocare a calcio».

Si ricorda qualche aneddoto particolare?
«Ricordo che quando era con noi, c’era il papà che voleva farlo andare a giocare in una squadra di Serie D. C’erano e ci sono ancora le regole che obbligano a mettere in campo un certo numero di Under e una squadra lo voleva. Ho pregato il padre di lasciarlo con noi, anche perché quell’anno ci avevano inscritti al Viareggio e volevo che lo vedessero lì. Beh, è stata la sua fortuna. Dopo due o tre partite ce lo chiese subito il Verona».

Fin da piccolo si vedeva che sarebbe diventato un professionista?
«Ricordo che in quella squadra c’erano 3-4 elementi molto interessanti. Addirittura qualcuno passò poi anche al Torino: sto parlando di Falconieri e Guadalupi. Però, diciamo che lui aveva qualcosa in più. Iunco era già pronto».

Come è approdato in prima squadra?
«Ha avuto la fortuna di disputare una partita di Coppa Italia. Il Brindisi giocava contro il Bologna di Mazzone. È sceso in campo, il Brindisi ha vinto e lui ha pure fatto gol. Diciamo che da quel giorno ha iniziato a far parte della prima squadra. Si vedeva che aveva già le qualità per diventare un ottimo calciatore».

Caratterialmente che tipo di ragazzo era?
«Ho dovuto fare un bel lavoro… Erano tutte teste calde… (ride). Però devo dire che dal punto di vista professionale si è sempre allenato con grandissimo impegno. Le sedute iniziavano alle tre di pomeriggio e lui alle due e mezza è già pronto in campo con il pallone. Era sempre il primo ad arrivare e l’ultimo ad andarsene. Si capiva anche da quelle cose quanto ci tenesse a diventare un calciatore professionista».

Lei che lo ha allenato ci dica: qual è il suo ruolo ideale?
«Io giocavo con un 4-3-3 e lui faceva la punta esterna di destra. Sa fare bene la diagonale, sa rientrare e quando non ha la palla sa pressare. Credo che quella sia la posizione più adatta per lui. In fondo è anche quello che ha fatto in tutti questi ultimi anni».

 
(foto: M.Dreosti)

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