Le Loro storie, Andrea Mandorlini: “Io a piedi, Mihajlovic ancora nel giro senza aver vinto nulla”

Le Loro storie, Andrea Mandorlini: “Io a piedi, Mihajlovic ancora nel giro senza aver vinto nulla”

Esclusiva / Da giocatore di Toro e Inter ad allenatore che divide: “Se alleni il Verona hai molti nemici, io difesi i miei colori”

di Marco Parella

Un nuovo modo di raccontare il calcio: quello dei protagonisti. Calciatori, allenatori, dirigenti. Sempre sotto la luce dei riflettori, ma mai veramente compresi o comprensibili. Noi li vogliamo avvicinare ai tifosi e ribaltare il meccanismo delle interviste. Non saremo noi a chiedere, saranno loro a raccontarci un aspetto del mondo in cui vivono. Un tema libero, potremmo dire. Sono i protagonisti stessi della nostra passione a condividere con noi “Le Loro storie”. Senza filtri, senza meta.

Spigoloso, schierato, politicamente non sempre corretto. Eroe sotto il balcone di Giulietta, empio a Livorno, Salerno o nella stessa Genova del Grifone che è stata la sua ultima delusione. Andrea Mandorlini è uno degli ultimi ragazzi del Fila, ma la storia l’ha fatta a Verona (e, forse sorprendentemente, in Romania). Ora è “a piedi”, come si suol dire. Ed è incazzato.

Ai miei figli ripeto sempre che per noi la strada è piena di curve, di rettilinei ce ne sono pochi. Per me è stato così già da giocatore: al Toro, dopo aver giocato trenta partite a 19 anni, aprirono le porte agli stranieri, arrivò Van de Korput e allora “Mandorlini vai in prestito”; all’Inter giocavo partite incredibili, poi 5 in pagella. Ma come? La mia vita è sempre stata piena di curve, devi essere bravo a non uscire di strada.

GENOA, ITALY - APRIL 02:  Head coach of Genoa Andrea Mandorlini looks on during the Serie A match between Genoa CFC and Atalanta BC at Stadio Luigi Ferraris on April 2, 2017 in Genoa, Italy.  (Photo by Paolo Rattini/Getty Images)GENOA, ITALY – APRIL 02: Head coach of Genoa Andrea Mandorlini looks on during the Serie A match between Genoa CFC and Atalanta BC at Stadio Luigi Ferraris on April 2, 2017 in Genoa, Italy. (Photo by Paolo Rattini/Getty Images)

È stato un onore essere allenato dal Trap (all’Inter, ndr). Gente come lui o Mazzone mi ha dato tanto dal punto di vista caratteriale, come uomo. È anche grazie a loro se queste curve riesco ad affrontarle, perché oggi veramente mi viene il nervoso. Dopo tutto quello che ho fatto a Verona, dopo il record di risultati utili consecutivi nella storia dell’Atalanta, dopo aver vinto un campionato di C senza mai perdere una partita, io sono a casa. Senza squadra. Non ero mai stato fermo una stagione nella mia carriera da allenatore, poi negli ultimi due anni sono stato fermo praticamente un anno su due. Sono sinceramente sorpreso.

Il Genoa è stato uno sbaglio. Mi è mancata un po’ di pazienza. Dopo Verona avrei potuto aspettare un progetto diverso, ma morivo dalla voglia di tornare ad allenare. La stagione era già molto avanti, i tifosi contestavano il presidente, forse non ero pronto io, forse non era la piazza per me. Di sicuro non sono stato accolto bene. Portavo in dote tanti risultati buoni, ma appena sono arrivato a Genova hanno sbattuto in prima pagina una frase di anni prima: “È quello che quando veniva a giocare qui con il Verona diceva ‘per noi è un derby’”. È vero, quella frase la dissi, ma all’interno di un discorso più generale. I giornalisti sono andati a spulciare e hanno puntato solo su quella. Il Verona è gemellato con la Sampdoria, per cui dissi che era un derby per caricare l’ambiente. Quando un allenatore si trova a dover fare le veci della società, come mi è capitato in alcuni frangenti all’Hellas, è costretto a esporsi.
I giornali locali riportarono alla luce anche un episodio di vent’anni prima: nel ’97 facevo il vice di Novellino a Ravenna. Il mister fu espulso nella gara prima dello scontro decisivo tra Ravenna e Genoa. Ci fu un esodo di undicimila tifosi rossoblù, perché se avessero vinto sarebbero tornati in A. Pareggiammo e quel punto non bastò a loro per la promozione. Ebbene, quando arrivai al Genoa da allenatore, scrissero “Era in panchina il giorno del misfatto”. Come fai a partire bene?

VERONA, ITALY - MARCH 15:  Head coach  of Hellas Verona FC Andrea Mandorlini celebrates victory after the  during the Serie A match between Hellas Verona FC and SSC Napoli at Stadio Marc'Antonio Bentegodi on March 15, 2015 in Verona, Italy.  (Photo by Dino Panato/Getty Images)
VERONA, ITALY – MARCH 15: Head coach of Hellas Verona FC Andrea Mandorlini celebrates victory after the during the Serie A match between Hellas Verona FC and SSC Napoli at Stadio Marc’Antonio Bentegodi on March 15, 2015 in Verona, Italy. (Photo by Dino Panato/Getty Images)

Genoa e Verona sono sempre state ai ferri corti per questioni di tifoseria. Credo che la politica influenzi in un certo qual modo le società e le tifoserie, ma a me non ha mai condizionato. Ci penso poco, pochissimo. La maggior parte delle volte si parla per sentito dire e si dicono cose inesatte, su di me è successo spesso. Quando alleni il Verona ed esci da Verona hai tanti contro e pochi pro, perché la sua tifoseria ha molte rivalità in Italia e solo due gemellaggi, pochissimi. Ho vissuto sei anni là e ho fatto tutto per salvaguardare i miei colori, la mia squadra, mettendomi anche in situazioni un po’ antipatiche. Sicuramente qualcosa ho pagato, pago e pagherò. Poi però ci sono i numeri e credo che debbano contare anche quelli.

A Verona in tre anni ho ottenuto due promozoni e un playoff. Cento punti in Serie A in due stagioni, lanciando giovani come Iturbe e Jorginho e facendo vincere titoli di capocannoniere. Poi l’allontanamento improvviso. Tra me e il presidente Setti non c’è mai stata grande stima. Sapevo che aveva già contattato altri allenatori, ma io ero amato dalla gente e ho voluto caparbiamente restare a Verona ancora un anno. Sono andato contro tutto e forse ho sbagliato. Però ho perso, nell’arco di una domenica e il successivo turno infrasettimanale, prima Toni, poi Pazzini. Alla quinta giornata, con la squadra tranquilla a metà classifica, mi sono trovato senza i due attaccanti titolari. Nel momento in cui li ho recuperati e stavano tornando a ingranare, Setti mi ha cacciato. Ora invece la squadra è penultima e dopo trenta partite l’allenatore è ancora lì. Due pesi, due misure.

VERONA, ITALY - DECEMBER 08:  Head coach of Hellas Verona Andrea Mandorlini (R) and head coach of UC sampdoria Sinisa Mihajlovic before the Serie A match between Hellas Verona FC and UC Sampdoria at Stadio Marc'Antonio Bentegodi on December 8, 2014 in Verona, Italy.  (Photo by Dino Panato/Getty Images)VERONA, ITALY – DECEMBER 08: Head coach of Hellas Verona Andrea Mandorlini (R) and head coach of UC sampdoria Sinisa Mihajlovic before the Serie A match between Hellas Verona FC and UC Sampdoria at Stadio Marc’Antonio Bentegodi on December 8, 2014 in Verona, Italy. (Photo by Dino Panato/Getty Images)

È il bello e il brutto del calcio. Chi ha fatto qualcosa nella sua carriera viene dimenticato in un attimo, chi invece ha ottenuto molto, molto meno non si dimentica mai. Queste sono le cose che mi fanno un po’ incavolare. Voi al Toro (che ringrazio perché è stata la mia famiglia, l’inizio di tutto, a Torino ho anche conosciuto mia moglie) avete avuto uno come Mihajlovic, un sergente di ferro. Non me ne voglia, lo uso solo come esempio, ma lui non ha mai vinto nulla e continua a essere trattato bene dai media. Da allenatore non ha raggiunto nessun traguardo, dove è stato lo hanno spesso mandato via eppure parla come se avesse vinto i Mondiali, con questa spavalderia, con questa arroganza. Io non credo di essere mai stato arrogante nelle mie dichiarazioni, però dicono che ho un carattere difficile. Non credo sia vero, se mi conosco un po’. Mihajlovic, invece, con questo atteggiamento è considerato “uno tosto”. Qual è il metro di giudizio? I Mourinho, i Capello, gente che ha vinto titoli, posso capire, ma se leggi il suo curriculum alla voce risultati trovi solo niente – esonerato – niente – niente – cacciato – niente”.

So che il mondo del calcio funziona così e non ne faccio una malattia. Quando ero al Sassuolo avevo praticamente la stessa squadra neo-promossa dalla C e a fine stagione ero convinto di aver fatto non bene, benissimo. Invece la società non era d’accordo, così, non appena si presentò l’opportunità di andare in Romania, la presi al volo, per pura rabbia. Al Cluj in un anno ho vinto tutto: campionato, coppa e super coppa. Unico allenatore straniero a riuscirci nella storia della Romania. La stagione successiva ero impaziente di fare l’esordio in Champions League, invece il presidente impazzì e da un giorno all’altro cambiò tecnico.
Tutte curve la mia vita. Me ne andai a fine settembre, a inizio novembre ero già a Verona per cui, in fondo, non tutto il male viene per nuocere.

Mandorlini Cluj

Quello che su cui rifletto ora è che delle mie vittorie in Romania sanno in pochi. Mentre ero là, qui in Italia si parlava del nuovo corso di Zeman con il Foggia in Serie C che nemmeno riuscì a conquistarsi la promozione in B. E qualche anno dopo, quando il suo Pescara vinse il campionato, io allenavo il Verona e arrivammo quarti. In rosa, però, lui aveva i Verratti, gli Insigne, gli Immobile…. Si sentiva solo parlare di Zeman, “Zemanlandia è tornata”. Bah…

Il mondo è cambiato e forse dovrei cambiare anch’io. Sono un po’ all’antica, oggi conta l’immagine e io faccio un po’ fatica. Non ho Facebook, non ho Twitter, non so cosa sia Instagram. In questi mesi cerco di tenermi aggiornato, nei weekend giro molto per andare a vedere partite e provare a immaginare cosa farei se mi dovessero chiamare in quella o quell’altra squadra. Cerco di farmi trovare preparato, ma soprattutto tento di non uscire dal giro, ché è un attimo. Viaggio per incontrare addetti ai lavori, amici, procuratori. Ricordare a tutti che esisto, insomma. Un metodo un po’ alla vecchia maniera, ma sono fatto così.

TURIN, ITALY - JANUARY 18:  Hellas Verona FC head coach Andrea Mandorlini looks dejected during the Serie A match between Juventus FC and Hellas Verona FC at Juventus Arena on January 18, 2015 in Turin, Italy.  (Photo by Valerio Pennicino/Getty Images)
TURIN, ITALY – JANUARY 18: Hellas Verona FC head coach Andrea Mandorlini looks dejected during the Serie A match between Juventus FC and Hellas Verona FC at Juventus Arena on January 18, 2015 in Turin, Italy. (Photo by Valerio Pennicino/Getty Images)

Qualche trattativa c’è stata, ero in contatto con due o tre società in difficoltà. Poi hanno ricominciato a fare punti e le cose si sono arenate. In quei giorni caldi basta un risultato al posto di un altro e cambia tutto. Almeno ho portato fortuna a loro, rido per sdrammatizzare.

Mi dico di avere pazienza, ma non ce la faccio. Sono uno che deve stare in campo e mi manca, mi manca, mi manca.
Mi manca.

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  1. gikappa67 - 8 mesi fa

    Uno sfigato che critica un altro sfigato……..patetico…..

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  2. claudio sala 68 - 8 mesi fa

    Non ho capito perché è stato intervistato… Possibile che dobbiamo sentire storie di persone piene di rancore?

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  3. ddavide69 - 8 mesi fa

    Ma, mihaijlovic non allena da tanto tempo, mentre mandorlini qualche chance in più l ha avuta.

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  4. thebrooklynbrawler83 - 8 mesi fa

    Sul talebano serbo, ha ragione.
    Gli allenatori vivono anche di fortune, se poi hai la rosa contata e ti si rompono i migliori (come era anche il suo Hellas), ti basta poco per rompere un bel giocattolo (ve la ricordate l’ultima stagione di Mister Ventura al Toro?)
    A me, i sanguigni senza cervello non piacciono.
    Una cosa che non mi è ancora chiara è la seguente: gli allenatori hanno anche loro un protettore/magnaccia/procuratore come i calciatori?

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  5. BACIGALUPO1967 - 8 mesi fa

    Le persone che perdono tempo a parlare male di altri per giustificare i propri insuccessi valgono poco poco.
    Fvcg

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    1. maraton - 8 mesi fa

      ciao bacigalupo :-)
      in effetti hai ragione, non lo reputo un grande allenatore, ma probabilmente sul piano tattico non è malaccio. poi però leggi questa intervista….e ti cascano le palle… 😉

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  6. prawn - 8 mesi fa

    Non so e non ho voglia di andare a controllare tutti i fatti, quello che dice su sinisa e’ quello che scrivo da mesi, uno che non ha vinto niente e fa finta di essere un murinho. dopo tutti i fallimenti non dovrebbe trovar + lavoro in italia. Io sono convinto che sinisa non vincera’ mai niente, un giorno la smettera’ di allenare e andra’ a litigare con vialli alla domenica sportiva.

    pero’ sputar fango cosi’ non aiuta caro mandorlini, chiaro che questo atteggiamento ti ha penalizzato negli anni.

    gli allenatori migliori sono quelli che non sai manco che esistono e sanno gestire giornalisti, tifosi nel modo giusto.

    chiaro che se ti inventi una frase ad effetto (e miha era bravissimo) prima di ogni partita per caricarle ulteriormente i tifosi ti ricorderanno per sempre, piu’ quelli delle altre squadre pero’.

    guarda a ventura: un po’ un don abbondio del calcio e coi suoi limiti ma ha allenato cosi’ tante squadre in italia senza farsi odiare ai tuoi livelli proprio perche’ era un diplomatico e sapeva dosarsi.

    poi non so, a me i sanguigni piacciono ma andare ad inventarsi storie per caricare la squadra e’ una bella minchiata

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  7. dukow79 - 8 mesi fa

    Hai lanciato quella pippa colossale di Iturbe. Complimenti a Sabatini per averci investito 30 milioni. Su sinisa probabilmente hai ragione ma in italia è in buonissima compagnia Mancini, Montella, Oddo son tutti allenatori del “nuovo corso” che non sanno cosa sia la gavetta e che valgono molto meno di un Ballardini qualunque…

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  8. biziog - 8 mesi fa

    da brividi questa intervista, un presuntuoso che parla male di un collega (per altro ex Toro) che ce l’ha con tutti, che solo colpa degli altri se lui non allena il City o il Barca… pensava di andare al Genoa a fare il furbo, ma per fortuna i fratelli genoani hanno la memoria lunga
    non si preoccupi signor mandorlini, non allenerà più il Genoa, e MAI il Toro (tra l’altro non un cenno sul suo passato granata)
    la frase più esilarante è quando dice che all’inter giocava benissimo e gli davano 5

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    1. biziog - 8 mesi fa

      poi giusta per la cronaca
      Il 6 dicembre 2004, dopo aver ottenuto 7 punti in 14 gare, senza alcuna vittoria (7 pari, 7 sconfitte) e con la squadra ultima in classifica a 6 punti di distanza dalla zona salvezza, è esonerato e sostituito da Delio Rossi. La sua è stata la peggiore gestione in massima serie della storia della società orobica.
      Il 9 novembre 2005 a seguito dell’esonero di Renzo Ulivieri, è assunto alla guida del Bologna, in Serie B. Il 5 marzo 2006 è esonerato a causa di mancanza di continuità nei risultati.
      Il 18 dicembre 2006 firma un contratto di 2 anni col Padova, in Serie C1. Dopo un’iniziale rimonta, che porta la squadra in zona play-off, la squadra inanella una serie di risultati altalenanti, chiudendo la stagione al 7º posto. Il 3 giugno 2007 rescinde il contratto coi biancoscudati.
      Il 12 giugno 2007 passa sulla panchina del Siena, in Serie A. Il 12 novembre, a seguito della sconfitta interna subìta nel derby col Livorno (2-3), con la squadra ultima in classifica a 9 punti (frutto di una vittoria[26], 6 pari, 5 sconfitte), viene esonerato dalla società toscana, con cui rescinde consensualmente il suo contratto; lo sostituisce Mario Beretta.

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  9. torotranquillo - 8 mesi fa

    Allenatore entrato nel giro di destra (Corona, Berlusconi, Fini, Grande Fratello ecc) di anni fa. Hai abbracciato quel giro e ora te ne stai a casa. puoi sempre rifidanzarti con ascia del Grande Fratello e fare i commenti su casa madre Berlusconi Premium. Ma poi cosa avrebbe vinto costui? E perché Mihailovic e non ad esempio Del Neri, Inzaghi senior, Di Francesco ecc …

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  10. torinodasognare - 8 mesi fa

    Mamma mia che patetico…

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  11. rokko110768 - 8 mesi fa

    Un buonissimo allenatore sicuramente, lo sa lui per primo, penalizzato dal suo carattere molto spigoloso e schietto. Un Romagnolo sicuramente, laddove la mediazione non è esattamente la primaria caratteristica.
    Meglio lui di molti altri comunque, molto più vero. In bocca al lupo Mister.

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  12. RobertoDs63 - 8 mesi fa

    Può anche aver ragione, però vedo che ha ben visto di evitare il racconto del casino che creò con i tifosi della Salernitana, poi se te le vai a cercare…..

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  13. Daniele abbiamo perso l'anima - 8 mesi fa

    Che tristezza questa intervista.
    Dice cose vere senz’altro. Molti allenatori sono stati fortunati e si vendono bene, proprio come Sinisa, lui è uno schietto e forse il suo atteggiamento poco “professionale “ qualche intoppo alla sua carriera l’ha procurato. Ma un po’ di ottimismo suvvia!

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