Le Loro storie, Enrico Fantini: “Belotti non ha bisogno di Facebook per essere capitano”

Le Loro storie, Enrico Fantini: “Belotti non ha bisogno di Facebook per essere capitano”

Esclusiva / L’ex attaccante di Fiorentina e Torino sul ruolo più delicato, tra rivelazioni dal suo passato e giudizi per nulla banali sul presente

di Marco Parella

Un nuovo modo di raccontare il calcio: quello dei protagonisti. Calciatori, allenatori, dirigenti. Sempre sotto la luce dei riflettori, ma mai veramente compresi o comprensibili. Noi li vogliamo avvicinare ai tifosi e ribaltare il meccanismo delle interviste. Non saremo noi a chiedere, saranno loro a raccontarci un aspetto del mondo in cui vivono. Un tema libero, potremmo dire. Sono i protagonisti stessi della nostra passione a condividere con noi “Le Loro storie”. Senza filtri, senza meta.

Capitani da social o leader veri? Corini profilo ideale, Ardito ingiustamente mai preso in considerazione, Muzzi ok con riserva. E Belotti? Enrico Fantini ha avuto tanti capitani nella sua lunga carriera, il ruolo più prestigioso e più pesante da gestire. Solitamente poco propenso alle confidenze, il doppio ex granata e viola ci racconta come si fa a essere l’uomo giusto per indossare quella fascia.

In vent’anni di carriera mi hanno dato la fascia di capitano solo al Cuneo, a 36 primavere suonate e soltanto perché avevo tante presenze in A e B, un certo curriculum, diciamo. Io sinceramente avrei preferito me l’avessero data perché ero d’esempio per i miei compagni, ma non penso che quell’allenatore avesse considerato questa motivazione.

Un capitano non deve per forza essere il più esperto. Conosco tanti allenatori che nominano capitano chi milita da tanto tempo in quella squadra o il più anziano. Io penso invece che sia possibile scegliere anche un ragazzo giovane, ma che abbia lo spirito giusto, in allenamento come in partita. In campo il capitano è qualcuno che, da un lato, ha maggiori responsabilità tecniche e tattiche, dall’altro, deve sapere motivare i compagni, dare i consigli giusti al momento giusto. Certe volte basta una pacca sulla spalla, altre serve una bastonata sui denti. Un capitano deve sapere anche darla, però c’è modo e modo. Non ho mai sopportato la platealità, fare le cose in pubblico a favore di telecamera o del pubblico. Mihajlovic, per rimanere sull’attualità, è un allenatore molto plateale e io non sono convinto che questo faccia bene alla squadra.  Tornando al ruolo di capitano, è necessario che sia anche in grado di confrontarsi con la società, con i tifosi, con la stampa.

fantini al cuneo
Enrico Fantini con la maglia del Cuneo

Per mia fortuna, io non sono mai stato in squadre dove la fascia la assegnava lo spogliatoio. Sfatiamo questo mito. Decido io, allenatore, a chi consegnar la fascia e non sono né la dirigenza, né i giocatori a impormi la scelta. Ovviamente, la persona designata deve poi dimostrare di meritarsela.
Nella mia esperienza al Toro la fascia era al braccio di Brevi, se non giocava lui finiva a Taibi o Muzzi. Ecco, Roberto era un giocatore che rappresentava un certo tipo di carriera e di spirito combattivo, ma se devo pensare a un profilo ideale per quel ruolo rimanendo in ambito granata, il primo nome che mi viene in mente è Corini, uno silenzioso, ma che pensa ai compagni in ogni momento. Non mi stupisco che poi abbia fatto bene anche da allenatore. Io mi sarei aspettato di essere preso in considerazione a un certo punto: a cavallo tra gennaio e febbraio (2006, ndr) avevo segnato nove gol, di cui 7 decisivi. In quel momento pensavo di meritarmi un piccolo riconoscimento, magari solo per una partita. Per un cuore granata come me sarebbe stato il più bel regalo della carriera, considerando che sono sempre stato uno rispettoso delle regole, mai sopra le righe. De Biasi non me la diede. Con lui ho avuto e continuo ad avere un buon rapporto, ma probabilmente nella sua ottica non rispecchiavo quello che cercava. Però in quella stagione la fascia l’avrebbe meritata anche un altro di noi: Andrea Ardito. Uno che non sentivi parlare mai, ma in campo io avvertivo eccome la sua presenza. Ogni volta che perdevo un pallone lui era lì a recuperarlo. Questi per me sono i capitani che guidano attraverso l’esempio.

Ci sono due tipi diversi di capitano: i capitani che rappresentano la squadra e i capitani che rappresentano la società. Belotti è un capitano della prima categoria, lui ti trascina non con le parole, ma con la grinta, la voglia, la determinazione. Lo vedi correre dietro agli avversari al posto di qualcun altro. Sotto l’aspetto caratteriale c’è sempre, rispecchia l’anima granata. Lo stesso Moretti è un ottimo capitano, anche se un po’ diverso, un po’ più espressione della società. È un grande professionista, impeccabile in campo e fuori, ma sa anche parlare, si pone con i giusti modi nei confronti dell’ambiente. Mi ricorda un po’ Luca Fusi.
Io sono cresciuto in un’epoca in cui i social network non esistevano e l’unico modo per farsi conoscere era lo stadio. I social oggi sono un male perché tutti sanno tutto di tutti e invece lo spogliatoio è un luogo sacro e le dinamiche interne influiscono troppo sul buon andamento di un campionato per poterle svelare a cuor leggero. La gente ora critica Belotti quando non scrive post sul Torino per un paio di mesi, vi rendete conto? Belotti forse avrà altro a cui pensare, è uno di poche parole, non ha bisogno di mettersi in mostra scrivendo due cazzate su Facebook. Lui ha bisogno di sentire lo spogliatoio, lui vive di calcio, di erba, di palla, di uomini, di contatto, di corsa… E tutti noi dobbiamo rispettare il modo di essere degli altri. Io apprezzo i silenzi di Belotti.

Enrico Fantini foto brividosportivo.it
Enrico Fantini foto brividosportivo.it

Dicevo prima che, al contrario, i capitani dovrebbero anche metterci la faccia quando serve e in effetti Belotti non va quasi mai davanti ai microfoni, ma lui è questo, un capitano da squadra, non da società. Personalmente preferisco uno come lui a uno che scrive “Forza Toro” dal divano di casa per far contenti i tifosi. Non è perché uno pubblica una frase altisonante sui social che diventa il grande capitano del Torino.

La fascia comunque è un peso, inutile negarlo. In tanti anni di calcio giocato ho sentito diverse storie di colleghi che l’hanno restituita, anche se coi miei occhi non ne ho mai viste di queste situazioni. A volte la pressione esterna ti porta a rivedere le tue decisioni, perché le responsabilità sono tante e sentirti più leggero può aiutarti anche in campo.
In ogni caso, guardando alla rosa di quest’anno, Belotti e Moretti sono gli unici due a cui affiderei quel pezzetto di stoffa, altri papabili non ne vedo. All’inizio della scorsa stagione, invece, io avrei puntato su Castan capitano. Non posso giudicarlo per l’atteggiamento in settimana, ma a vederlo in campo la domenica mi aveva trasmesso la sensazione che avesse l’esperienza e lo spirito giusto.

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